Scontro alla Camera dopo le 500 firme raggiunte… Ecco cosa chiede il M5S ora – Video

Il Movimento 5 Stelle porta lo scontro sul referendum sulla separazione delle carriere direttamente nell’Aula della Camera e chiede un intervento urgente della presidente del Consiglio. A farlo è Alfonso Colucci, deputato M5S e capogruppo in Commissione Affari Costituzionali, che in un intervento parlamentare sollecita un’informativa urgente di Giorgia Meloni per chiarire se il Governo intenda rinviare le date del voto, fissate – ricorda Colucci – per 22 e 23 marzo.

La richiesta arriva dopo la notizia del raggiungimento di 500 mila firme per la promozione del “No” al referendum costituzionale. Un risultato che, secondo il M5S, avrebbe un valore politico preciso: dimostrerebbe un’opposizione crescente nel Paese e metterebbe in discussione la scelta del Governo di collocare il referendum in tempi ristretti.

La richiesta formale: “Meloni venga a riferire e dica se vuole rinviare”

Colucci chiede esplicitamente che la presidente del Consiglio si presenti in Parlamento. L’obiettivo è ottenere una risposta politica e istituzionale: “Chiediamo un’informativa urgente della presidente del Consiglio… per chiedere se intenda rinviare le date in cui si terrà il referendum sulla separazione delle carriere”.

Il punto, per il M5S, non è solo la data in sé, ma il metodo: Colucci sostiene che le date sarebbero state fissate “anticipatamente” e “contro la prassi costituzionale”. In questa cornice, lo spostamento del voto viene presentato come una condizione necessaria affinché i cittadini possano essere informati con tempi adeguati prima di esprimersi.

“500 mila firme segnale fortissimo”: il M5S legge un messaggio contro il Governo

Il dato delle firme viene definito dal deputato pentastellato un “segnale fortissimo”. Colucci lo collega direttamente alla scelta dell’esecutivo: secondo lui la mobilitazione per il No rappresenterebbe un indicatore di opposizione popolare alla riforma e, soprattutto, un segnale “contro lo stesso Governo” che ha definito il calendario.

Nel ragionamento M5S, la crescita della raccolta firme avrebbe un significato progressivo: “con il passare dei giorni – afferma Colucci – i cittadini capiscono” che la riforma sarebbe dannosa. Da qui l’accusa di fondo: la decisione di votare a marzo, per il Movimento, tradirebbe la volontà di ridurre il tempo del dibattito pubblico.

L’accusa politica: “Meloni ha paura di cittadini informati”

Nel passaggio più duro, Colucci attribuisce all’esecutivo una motivazione politica precisa: fissare il referendum presto sarebbe “dimostrazione della paura di Giorgia Meloni che i cittadini siano adeguatamente informati e possano quindi esprimere il proprio voto liberamente”.

È un’accusa che mira al cuore del tema: la qualità del confronto democratico. Il M5S sostiene che un referendum costituzionale dovrebbe essere accompagnato da un dibattito ampio, plurale, non “compress(o)” da un calendario ritenuto troppo ravvicinato.

“Riforma contro i cittadini, a favore della casta al governo”

Colucci definisce la riforma “una riforma che li danneggia” (i cittadini) e che sarebbe “esclusivamente a favore della casta al Governo”. Non entra nel merito tecnico della separazione delle carriere in questo intervento, ma costruisce il frame politico: non una riforma per migliorare il sistema, bensì un cambiamento finalizzato a rafforzare chi governa.

Il M5S lega questa lettura a un’altra affermazione: Colucci sostiene che sarebbe stata la stessa presidente del Consiglio a motivare la riforma con l’esigenza di “riequilibrare i poteri a favore del governo”. In questo passaggio l’obiettivo è chiaro: rappresentare il referendum come un passaggio che riguarda non solo la giustizia, ma gli equilibri tra poteri dello Stato.

Il richiamo a Ponte sullo Stretto e Albania: “Meloni parla di ingerenze”

Nell’intervento in Aula, Colucci affianca alla vicenda del referendum due esempi citati per descrivere l’atteggiamento del Governo verso gli organi di controllo:

1. Ponte sullo Stretto di Messina: Colucci ricorda che, quando la Corte dei conti bocciò una delibera del Cipess autorizzativa dell’inizio lavori, Meloni avrebbe parlato di “intollerabile ingerenza”.


2. Centri in Albania: sempre secondo Colucci, la presidente del Consiglio avrebbe usato “gli stessi argomenti” per giustificare quello che definisce “il fallimento totale dei centri in Albania”.

 

Il senso politico del collegamento è evidente: Colucci dipinge un filo conduttore in cui il Governo reagirebbe alle verifiche e ai contrappesi istituzionali etichettandoli come ostacoli o ingerenze, e inserisce la riforma della separazione delle carriere nello stesso schema.

La linea del Movimento: la raccolta firme “continuerà”

Il deputato M5S chiude ribadendo che la mobilitazione non si ferma: “La raccolta delle firme continuerà per difendere i principi fondamentali, i diritti dei cittadini, la Costituzione”. Anche qui il linguaggio è quello della battaglia “costituzionale”, non di un semplice scontro politico: il referendum viene presentato come un presidio contro un mutamento percepito come squilibrante.
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La richiesta di rinvio delle date non è, in questa impostazione, una questione organizzativa. Diventa un terreno di confronto sul controllo del tempo democratico: chi decide quando si vota, con quali tempi di discussione, e con quale livello di informazione pubblica.

È su questo che il M5S “tuona” in Aula: il calendario del referendum viene letto come una scelta che può incidere sulla partecipazione e sulla consapevolezza del voto. E il traguardo delle 500 mila firme viene agitato come prova che, al crescere dell’informazione, crescerebbe anche l’opposizione alla riforma.

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