Scontro durissimo. Il m5s denuncia il gov: Vogliono Scarpinato fuori dalla Commissione antimafia – VIDEO

 È scontro durissimo in Parlamento. Il centrodestra, secondo quanto denunciato dal Movimento 5 Stelle, starebbe cercando di far fuori Roberto Scarpinato dalla Commissione parlamentare Antimafia. Una decisione gravissima, che scuote il cuore delle istituzioni e apre un fronte incandescente tra governo e opposizioni. Il M5S non ha dubbi: “Vogliono eliminare una voce scomoda, un magistrato che ha combattuto la mafia e ora dà fastidio perché dice la verità”.

L’attacco del M5S: “Fuori un magistrato antimafia dall’Antimafia. Ecco il vero volto del governo” “VOTERMO CONTRO IL CALENDARIO”

Il primo ad alzare la voce è stato il capogruppo pentastellato Stefano Patuanelli, intervenendo stamattina in Aula al Senato in un clima di tensione crescente. “State cercando di cacciare Scarpinato dalla Commissione Antimafia”, ha tuonato. “E sapete perché? Perché avete paura. Perché quando la lotta alla mafia non è fatta di retorica, ma di fatti, diventa scomoda”.

Mentre Patuanelli parlava, i senatori del Movimento 5 Stelle hanno esposto cartelli con scritte inequivocabili: “Democrazia silenziata”, “Referendum oscurato”, “Vigilanza Rai imbavagliata”. Ma il cuore della protesta era tutto lì: nel tentativo, denunciato pubblicamente, di estromettere un uomo dello Stato, ex procuratore generale di Palermo, da un organo che dovrebbe essere il baluardo della legalità.

Scarpinato: “Le stragi sono ancora tra noi. Vogliono zittirmi”

A rendere tutto ancora più grave sono le parole dello stesso Scarpinato, pronunciate appena 24 ore prima, durante una conferenza stampa insieme al M5S. “Vogliono farmi sparire dalla Commissione per far tacere la verità sulle stragi. Vogliono cancellare ogni voce che metta in discussione la narrazione di comodo di certa politica. Ma le stragi del ‘92-‘93 sono ancora tra noi, e io non smetterò di parlarne”.

Scarpinato ha puntato il dito contro chi, a suo dire, tenta di riscrivere la storia della mafia e dei suoi rapporti con pezzi deviati dello Stato. “Le dichiarazioni di Mori e De Donno sono un tentativo di ingannare l’opinione pubblica. La loro è una riscrittura pericolosa, che getta altra nebbia sulle responsabilità ancora non chiarite della stagione delle bombe”.

E ha avvertito: “Chi mi vuole fuori dalla Commissione, lo fa per non disturbare i manovratori. Ma noi continueremo a disturbare, con la forza della verità e della legalità”.

Dopo le dure accuse del Movimento 5 Stelle in Commissione Antimafia, dove si è parlato apertamente di un “depistaggio istituzionale” sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, la reazione della maggioranza non si è fatta attendere. La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha infatti calendarizzato una proposta di legge che prevede l’esclusione dai lavori dell’Antimafia per i parlamentari in presunto conflitto d’interessi. Un provvedimento che, pur presentandosi come norma generale, appare chiaramente indirizzato a colpire Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho, ex magistrati ora senatori del M5S, entrambi impegnati attivamente nei lavori della commissione.

La tempistica lascia pochi dubbi: solo un giorno prima, Scarpinato aveva depositato una dettagliata contro-relazione che smentiva le tesi dei generali Mario Mori e Giuseppe De Donno, ascoltati dalla commissione Colosimo. Secondo i 5 Stelle, il governo vuole mettere a tacere chi osa mettere in discussione la ricostruzione dominante delle stragi, usando lo strumento legislativo per escludere voci scomode e autorevoli, in particolare quelle con esperienza diretta nei fatti al centro dell’indagine. Una mossa che, più che garantire l’imparzialità, sembra suonare come una rappresaglia politica travestita da norma di regolamento.

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Un caso politico pronto a esplodere

La denuncia del M5S ha già sollevato un’ondata di reazioni sui social e nelle opposizioni, mentre il governo – almeno per ora – sceglie il silenzio. Ma l’irritazione trapela, e il caso Scarpinato rischia di diventare una bomba politica destinata a esplodere nelle prossime settimane.

“Chi oggi caccia un magistrato che ha servito lo Stato contro Cosa Nostra – ha detto ancora Patuanelli – sceglie consapevolmente la parte sbagliata della storia. È un atto che profuma di vendetta, non di giustizia. E chi lo compie, non può più parlare di lotta alla mafia senza arrossire”.

Il Movimento 5 Stelle non arretra: “Scarpinato deve restare in Antimafia. È una questione di giustizia, di verità, di democrazia. Chi lo vuole fuori, ha qualcosa da nascondere. E noi siamo qui per impedirlo”.

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