Nuovo capitolo nella bufera che da giorni scuote il mondo dell’informazione e della politica. Dopo le polemiche per la multa inflitta a Report dal Garante della Privacy, il giornalista Sigfrido Ranucci e il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli si sono affrontati a distanza in uno scontro dai toni durissimi.
In una nota ufficiale, Donzelli ha accusato Report di aver inferto “una gravissima ferita alla tenuta democratica delle istituzioni” per l’utilizzo di una conversazione del 2021 tra Agostino Ghiglia, componente del Collegio del Garante e all’epoca esponente di Fratelli d’Italia, e Arianna Meloni, allora parlamentare all’opposizione.
Secondo Donzelli, la trasmissione di Rai 3 avrebbe travalicato i limiti del giornalismo d’inchiesta, costruendo “un attacco politico sotto le mentite spoglie del diritto di cronaca”.
La replica di Ranucci: “Donzelli non conosce il giornalismo. Il Garante è ormai un organo politico”
La risposta di Sigfrido Ranucci, arrivata in diretta durante la puntata del 10 novembre di Otto e Mezzo su La7, è stata durissima:
“Intanto è una grande stupidaggine. Donzelli scorda il metodo Boffo, fatto da giornali di altra proprietà. Solo chi non conosce le tecniche del giornalismo può dire che la nostra è un’inchiesta fatta dopo la sanzione. Negli anni il Garante della Privacy si è trasformato in un tribunale politico dove le sentenze vengono prese in base alle sensibilità politiche, ai rapporti clientelari, diventando una grandissima limitazione alla libertà di stampa.”
Un’accusa pesantissima: Ranucci denuncia apertamente una deriva politicizzata dell’Autorità per la Privacy, che a suo dire “non agisce più con criteri tecnici e indipendenti”, ma secondo logiche di potere e appartenenza.
“Il giornalismo libero è sotto attacco, ma noi non ci fermiamo”
Ranucci ha poi rivendicato la battaglia di Report come una difesa del diritto di informazione, sottolineando la solidarietà ricevuta da numerosi colleghi:
“In tanti giornalisti ci stanno sostenendo. Noi abbiamo la forza di un’azienda pubblica come la Rai, ma penso a quei cronisti che subiscono provvedimenti del Garante senza avere i nostri strumenti. È per loro che stiamo portando avanti questa battaglia.”
Il conduttore ha ribadito che l’inchiesta su Arianna Meloni era in preparazione da tempo, e non una reazione alla sanzione arrivata dopo la messa in onda.
Ghiglia nel mirino: “Un ex FdI dentro l’Autorità che dovrebbe essere indipendente”
Le accuse di Report ruotano attorno alla figura di Agostino Ghiglia, attuale componente del Collegio del Garante della Privacy.
Ghiglia, ricordano in molti, è un ex dirigente di Fratelli d’Italia e fu nominato al Garante nel 2020 grazie a un voto parlamentare bipartisan che coinvolse anche Pd e M5S, ma con il sostegno determinante della destra.
Proprio la mail rivelata da “la Repubblica”, in cui Ghiglia scriveva “Domani vado da Arianna Meloni” poco prima della multa a Report, ha innescato la miccia del caso politico.
Per le opposizioni, quella frase basta a dimostrare l’intreccio tra potere politico e istituzioni di garanzia.
Donzelli raddoppia: “Report mina la democrazia”
Nonostante le critiche, Donzelli ha rilanciato, accusando Report di delegittimare un’autorità dello Stato:
“Non è accettabile che un programma televisivo usi materiali privati per attaccare le istituzioni. È una ferita alla democrazia e alla fiducia dei cittadini.”
Un attacco che, per Ranucci, “ricorda metodi autoritari” e segna “una stagione in cui chi denuncia il potere viene trattato come un nemico”.
La battaglia sulla libertà di stampa
Il caso è ormai diventato un simbolo dello scontro tra potere politico e giornalismo indipendente.
Da un lato, il governo e Fratelli d’Italia accusano Report di essere un “tribunale mediatico”; dall’altro, Ranucci e gran parte del mondo dell’informazione denunciano una repressione sistematica del giornalismo d’inchiesta, con sanzioni, querele e pressioni istituzionali.
“La politica – conclude Ranucci – dovrebbe restare fuori dalle Autorità indipendenti. In Italia c’è un controllo spropositato sugli organi di informazione e di vigilanza, soprattutto su quelli che dovrebbero difendere la trasparenza.”
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Il duello Ranucci–Donzelli è solo l’ultimo capitolo di una guerra aperta tra informazione libera e potere politico.
Mentre il Garante della Privacy tace, cresce la preoccupazione per una deriva che molti osservatori definiscono “un pericoloso cortocircuito democratico”.
In un Paese dove chi fa domande rischia di essere punito, la battaglia di Report non riguarda più solo una trasmissione televisiva, ma il diritto di ogni cittadino a sapere la verità.



















