“A me questa politica fa schifo. I voti sul territorio si fanno così, non con la coerenza. Ecco perché l’autonomia è un pericolo”
Durissimo scontro ieri sera a Piazzapulita, su La7, tra il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera Riccardo Ricciardi e il deputato di Fratelli d’Italia Italo Bocchino.
Il dibattito, nato sulla legge di bilancio e sul tema della distribuzione dei fondi pubblici, si è presto trasformato in uno dei momenti più accesi della serata, con il pentastellato che ha messo all’angolo il rappresentante della maggioranza denunciando pratiche clientelari e politiche “di scambio” all’interno della manovra.
Ricciardi: “Io ho gestito il gruppo parlamentare, e noi non facciamo marchette”
Ricciardi ha risposto con fermezza alle accuse di Bocchino che criticava la linea di opposizione del M5S. Con tono deciso e visibilmente infastidito, il capogruppo ha rivendicato la trasparenza e la coerenza del Movimento, attaccando frontalmente le pratiche della maggioranza nella gestione delle risorse pubbliche:
“Io ho gestito il gruppo parlamentare – come dice il capogruppo – prima quando eravamo in maggioranza e oggi alla Camera come capogruppo.
Noi abbiamo una condotta che vieta ai nostri deputati e ai nostri senatori gli emendamenti localistici.
Quando noi facciamo degli emendamenti, un conto è destinarli per progetti nazionali e per misure nazionali – aprire un fondo contro la violenza, un sostegno al reddito – e un conto è come abbiamo visto in manovra di bilancio anche l’anno scorso, e lo rivedremo anche quest’anno: ordini del giorno che mettevano l’associazione e perfino il codice fiscale dell’associazione a cui doveva arrivare un impegno di contributo.
Perché questo c’è anche nella legge di bilancio nazionale.
A me questa politica mi fa schifo.”
“È qui che si misura la crisi morale della maggioranza”
Ricciardi ha poi ampliato il ragionamento, spostando il focus sulla tenuta etica e politica della coalizione di governo:
“In crisi il Movimento 5 Stelle? No, in crisi è la maggioranza, perché i voti sul territorio si fanno così, con i soldi pubblici, con gli ordini del giorno e con le promesse locali.
E allora io ne dico di più: questa è l’autonomia, perché se si va verso le autonomie regionali si va verso queste condotte.
Ecco il punto: il potere di spesa usato come merce di scambio, altro che riforme per i cittadini.”
Un attacco frontale che ha lasciato pochi margini di replica a Bocchino, rimasto per qualche secondo in silenzio prima di tentare di riportare la discussione su un piano politico generale.
Bocchino in difficoltà, il pubblico applaude Ricciardi
L’intervento del capogruppo M5S ha suscitato una reazione immediata in studio, con applausi spontanei dal pubblico e il conduttore Corrado Formigli costretto a intervenire più volte per calmare i toni.
Bocchino ha provato a ribattere difendendo la manovra come “necessaria per la crescita e per la stabilità dei conti pubblici”, ma Ricciardi lo ha interrotto:
“Voi parlate di crescita e poi infilate favori, contributi e microfondi per chi vi garantisce consenso. È la vecchia politica, quella che noi abbiamo giurato di combattere”.
Il significato politico dello scontro
L’episodio arriva nel pieno delle tensioni sulla legge di bilancio 2026, già criticata dal Movimento 5 Stelle per la mancanza di misure espansive e per il taglio ai bonus sociali.
Lo scontro tra Ricciardi e Bocchino ha messo in luce una contraddizione interna alla maggioranza: da un lato la retorica del “rigore e responsabilità”, dall’altro la ricerca di consenso territoriale attraverso micro-finanziamenti e fondi mirati.
Per Ricciardi, il caso è emblematico di una deriva più ampia:
“Quando la politica diventa scambio, muore la credibilità delle istituzioni. Noi non accetteremo mai di ridurre la manovra a una lista di favori locali.”
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Il confronto di Piazzapulita non è stato solo un duello televisivo, ma un riflesso del clima di crescente tensione tra maggioranza e opposizione.
Ricciardi, con parole dure e dirette, ha rilanciato la battaglia del Movimento 5 Stelle contro la “politica dei pacchetti di voto”, rivendicando una visione nazionale e anti-clientelare.
Il suo attacco ha colpito nel segno, mostrando una maggioranza sempre più divisa, difensiva e costretta a inseguire consensi con vecchie logiche di potere.



















