Durante la puntata del 20 giugno 2025 su La7, Luca Telese mette in difficoltà David Parenzo e smonta la retorica semplificata sulle guerre in Medio Oriente. Un acceso confronto tra memoria storica e propaganda contemporanea.
“Ma dov’eravamo noi?”
Nel pieno della discussione sul nuovo fronte di tensione tra Israele e Iran, Luca Telese riporta il dibattito televisivo alle sue radici storiche. “Dov’eravamo noi quando si scatenava la guerra all’Iraq?”, domanda con tono esasperato. Un riferimento diretto all’invasione del 2003, giustificata con la presenza di armi di distruzione di massa mai trovate, che si trasformò in uno dei più discussi e devastanti interventi militari occidentali degli ultimi decenni.
“Anche allora — continua Telese — c’era un apparato di propaganda compatto. Saddam Hussein fu presentato come una minaccia imminente, ma alla fine l’Iraq è stato distrutto. E noi cosa dicevamo?”.
“Ogni volta lo stesso copione”
Telese non si ferma all’Iraq. Estende la sua critica all’intervento in Libia del 2011, che portò alla caduta e all’uccisione di Muammar Gheddafi: “Un gesto osceno e stupido — non perché fosse Gheddafi, ma perché oggi la Libia è in mano a bande di predoni”. Poi cita l’Afghanistan, abbandonato dopo vent’anni con le immagini strazianti degli afghani appesi agli aerei in fuga da Kabul, e la Somalia, altro esempio di intervento fallimentare.
“Ogni volta costruiamo una narrazione per pupazzi, che qualche scemo prende per vera. Ma la realtà è più complessa. Non siamo in un videogame in cui arrivano i buoni e cambiano il mondo”, incalza il giornalista.
Il nodo Iran e l’ipocrisia occidentale
Nel cuore del dibattito c’è l’Iran, accusato — anche da Stefania Craxi in studio — di finanziare Hamas, gli Houthi e Hezbollah. Una verità che Telese non nega, ma che invita a leggere con uno sguardo più ampio e meno ipocrita. “Sì, l’Iran finanzia quei gruppi. Ma allora diciamolo tutto: gli americani hanno finanziato l’ISIS. E Netanyahu ha finanziato Hamas”.
Un’accusa pesante, che Telese fonda su una fonte insospettabile: l’ex ministro israeliano Moshe Arens, che in passato scrisse — senza mai essere smentito — che “Netanyahu ha aiutato Hamas per indebolire l’Autorità Palestinese”. Telese affonda: “Parole che andrebbero incise nel cranio di chi oggi sventola la bandierina del 7 ottobre come se tutto iniziasse e finisse lì”.
Trump e l’illusione dell’uomo forte
L’ultimo bersaglio è Donald Trump, evocato in studio come possibile figura capace di gestire la nuova crisi mediorientale. Telese liquida l’idea con sarcasmo: “Ma vi pare che Trump possa fare un’operazione intelligente e accurata?”.
Non è solo una battuta: è l’ennesima critica a quella retorica che cerca nel “decisionismo” la soluzione ai problemi globali, dimenticando proprio le conseguenze delle decisioni passate.
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Video e Conclusione: una memoria troppo corta
Il confronto tra Telese e Parenzo a L’Aria che Tira mette in luce una frattura sempre più evidente nel dibattito pubblico: da una parte chi continua a leggere i conflitti con categorie binarie, buoni contro cattivi; dall’altra chi rivendica la necessità di una lettura più storica, più complessa e meno conforme alle narrazioni ufficiali.
La memoria corta dell’Occidente rischia di alimentare nuovi errori. Le guerre passate — Iraq, Libia, Afghanistan — non sono solo eventi del passato: sono precedenti che dovrebbero insegnare prudenza, responsabilità e onestà intellettuale. Eppure, come ha ricordato Telese, troppo spesso preferiamo “costruire narrazioni per pupazzi”, anziché affrontare la realtà per quella che è.
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