Scontro shock tra Di Battista e Friedman: “Avete fallito to…” – Si accende lo studio di Floris – VIDEO

Un confronto rovente, destinato a far discutere. Nello studio di DiMartedì su La7, Alessandro Di Battista ha affrontato Alan Friedman con un attacco diretto, appassionato e senza sconti. Al centro del duello verbale: la guerra in Ucraina, la narrazione mediatica sul crollo della Russia, il ruolo dell’Europa e la figura di Vladimir Putin. Un botta e risposta diventato subito virale, che ha scoperchiato il vaso di Pandora di tre anni di narrazione atlantista – definita da Di Battista una “farsa propagandistica”.

“Avete totalmente fallito”, ha detto Di Battista rivolgendosi a Friedman e, indirettamente, a quella parte di élite politico-mediatica che ha raccontato l’invasione russa come il principio della fine per il regime di Mosca. “In tre anni ci avete detto che Putin era malato, che la Russia combatteva con le pale, che smontavano frigoriferi per i semiconduttori. E ora dite che è tutto in mano a Putin. Chapeau. Bel capolavoro.”

La critica alla Meloni e al “teatrino” europeo

Di Battista ha preso di mira anche Giorgia Meloni, criticando il suo doppio gioco tra appoggio atlantico e fughe tattiche. “La Meloni deve dire che c’è un ‘sostegno incrollabile all’Ucraina’, ma poi si smarca dalle foto con i ‘volenterosi falliti’. Neanche lei conta davvero. In realtà, i soli che contano sono Putin, Xi Jinping e Trump.”

La condanna dell’ex deputato M5S è netta: “Quelli che si riuniscono per la pace – i vari Scholz, von der Leyen, Borrell – non contano nulla. Sono fuori dal gioco. Il potere vero è altrove. E mentre l’Europa minaccia un 17esimo pacchetto di sanzioni, Putin se ne infischia: le sanzioni non lo hanno piegato, anzi, ha rafforzato il suo controllo sui territori e ha ottenuto posizioni strategiche cruciali in Ucraina.”

L’attacco diretto a Friedman: “Polemica sterile? No, è la verità”

Alan Friedman ha tentato di ribaltare la narrativa di Di Battista, accusandolo di fare “una sterile polemica ideologica, senza concretezza”. L’ex corrispondente economico ha portato come prova della buona volontà di Trump il suo invito a negoziare a Istanbul, citando il tweet del tycoon seguito, a ruota, da quello di Zelensky: “Questo dimostra che Putin non vuole la pace, punto.”

La replica di Di Battista è stata glaciale: “Mettitelo in testa: solo Putin può porre fine a questa guerra, e voi lo avete reso più forte. Gli avete regalato territori, influenza, centralità internazionale. Altro che isolamento. Avete raccontato una guerra in base a quello che volevate vedere, non a quello che accadeva davvero.”

Europa impotente, Stati Uniti confusi

Di Battista ha anche tracciato un’analisi geopolitica più ampia, indicando l’assenza di una strategia autonoma da parte dell’Unione Europea come una delle cause del disastro diplomatico. “L’UE avrebbe dovuto nominare un inviato speciale tre anni fa, magari la Merkel. Non lo ha fatto. E mentre loro tergiversano, Trump – pur fuori dai giochi – già agisce da leader.”

Un confronto impietoso, che mette in discussione l’intera architettura della diplomazia europea post-2022 e che accusa apertamente i governi occidentali di aver trascinato il conflitto senza vere vie d’uscita, se non slogan e propaganda.

La guerra dell’informazione

Il vero bersaglio di Di Battista non è solo Friedman, ma l’intero sistema informativo occidentale, colpevole – a suo dire – di aver costruito una narrazione basata su desideri, più che su fatti. “Avete parlato di un Putin isolato, sconfitto, indebolito. Ma la realtà è un’altra: comanda ancora, ha guadagnato terreno, e ha persino rafforzato il proprio consenso interno.”

La denuncia è anche etica: “Dire la verità su questa guerra non significa essere putiniani. Significa semplicemente non voler prendere in giro le persone.” E in questo, secondo Di Battista, il giornalismo occidentale ha fallito clamorosamente.

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Conclusione: la verità è una ferita che brucia

Il confronto tra Alessandro Di Battista e Alan Friedman è il simbolo di un conflitto più ampio: quello tra realtà e narrazione, tra pragmatismo e ideologia, tra informazione e propaganda. Nel suo intervento, l’ex parlamentare M5S non ha solo criticato la linea ufficiale: ha puntato il dito contro un’intera gestione mediatica e politica che, a suo dire, ha allontanato l’opinione pubblica dalla verità per costruire un’illusione di vittoria.

“Oggi tutto è in mano a Putin, e ci avete portato voi in questa situazione”, ha concluso. Un’accusa durissima, che spinge a porsi una domanda inquietante: chi ha davvero fallito, in questi tre anni di guerra?
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