Scontro shock tra il Ranucci il Foglio e Gasparri – Scanzi però entra a gamba tesa – L’ACCADUTO

Nuovo round nello scontro attorno a Report. Il Foglio ha pubblicato un pezzo (firmato da Carmelo Caruso) che mette nel mirino Sigfrido Ranucci e i presunti costi della trasmissione di Rai3; in scia, Maurizio Gasparri ha rilanciato il tema in chiave politica. A far discutere è soprattutto il riferimento alle “troupe da 600 euro ogni otto ore” e ai “pedinamenti” di figure vicine a Fratelli d’Italia. La risposta di Ranucci è arrivata con toni fermi ma misurati: “Report non ha troupe ma videogiornalisti e filmmaker. È così da trent’anni. Quel listino non ci riguarda”.

Cosa scrive Il Foglio (e cosa chiede la destra)

Nel pezzo del quotidiano si legge che “la premier e i suoi” riterrebbero Report “ossessionata da Fratelli d’Italia” e si domanda quanto costi la messa in onda di un’inchiesta che – secondo la maggioranza – avrebbe “pedinato per giorni” il componente del Garante per la Privacy Agostino Ghiglia, la moglie del deputato Sbardella e Arianna Meloni. Da qui l’argomento economico: una troupe “costa in media 600 euro ogni 8 ore”; con questa cifra si vorrebbero quantificare i costi di riprese e appostamenti. Il Foglio aggiunge che tra le domande per la Vigilanza Rai ci sarebbe proprio: “Quanto costa il pedinamento…?”.

La replica (integrale) di Sigfrido Ranucci

Ranucci ha risposto in un post pubblico dal titolo eloquente: “L’etica del giornalismo e le stupidaggini”. Ecco i passaggi chiave, riformulati e riportati nel merito:

  • Sull’“etica” evocata dall’articolo: «Si parla di etica accusando Report. La solidarietà per l’attentato? La prendo sul serio quando è coerente: dalle pagine de Il Foglio, in passato, un loro collega si rammaricò che fossi tornato vivo da un’inchiesta a Sumatra. Poi dissero che era satira. Satira che riesce meglio di quando pretendono di dare notizie».

  • Sui costi: «Report non usa troupe in appalto ma videogiornalisti e filmmaker. Si sa da 30 anni. I 600 euro/8 ore sono il costo medio delle troupe esterne che Report non utilizza*».

  • Sulla pretesa di “spese eccessive”: «Il Foglio e Gasparri che si lamentano dei costi di Report in questa Rai – anche in virtù dei risultati che ottiene – è come se il Santo Padre si lamentasse del Giubileo».

  • Sulla programmazione: «Report va in onda domenica alle 20.30 su Rai3*».

Messaggio netto: il parametro economico agitato per colpire Report sarebbe fuori contesto perché riferito a un modello produttivo (troupe in appalto) che la trasmissione non adotta.

Scanzi: “Attacco vile, alla faccia della solidarietà”
“Il Foglio e Gasparri hanno accusato Ranucci e Report di spendere troppo. L’ennesimo attacco vile: alla faccia della solidarietà per un giornalista che due settimane fa ha subito un attentato.

Siamo un paese troppo spesso orribile.
La risposta di Ranucci è sin troppo garbata.
“Report non ha troupe ma dei videogiornalisti e filmmaker. Si sa da 30 anni. Seicento euro otto ore costano le normali troupe in appalto che Report non usa. Il Foglio e Gasparri che si lamentano dei costi di Report in questa Rai, anche in virtù dei risultati che ottiene, è come se il Santo Padre si lamentasse del Giubileo“.
In un post su Facebook, Ranucci ha replicato così al pezzo di Carmelo Caruso pubblicato sul Foglio in cui ci si domanda quanto costi la trasmissione in onda su RaiTre, che “la premier e i suoi pensano sia ossessionata da Fratelli d’Italia”. Nel pezzo si legge infatti che “per la maggioranza, Ghiglia e la moglie del parlamentare Sbardella, dirigente dell’Autorità Garante della Privacy, sarebbero stati “pedinati per giorni” e una troupe “costa in media 600 euro ogni otto ore”. Troupe che Ranucci dice che Report non usa.
Ancora il Foglio: “Una delle domande che la destra vuole formulare a Corsini (direttore dell’approfondimento Rai, ndr) è: quanto costa il pedinamento a Ghiglia, alla moglie di Sbardella, ad Arianna Meloni?“.
Che pochezza. Che squallore.!

Il contesto: l’ombra del “caso Ghiglia”

L’articolo de Il Foglio s’innesta su settimane di tensione: l’inchiesta di Report su Agostino Ghiglia (Garante Privacy) e i rapporti con ambienti di FdI, la diffida inviata per fermare la puntata, la sanzione alla Rai per l’audio Sangiuliano–Corsini, fino all’attentato sotto casa di Ranucci. In questo quadro, l’argomento “conti” viene letto dalla redazione come un cambio di terreno: non il metodo dell’inchiesta, ma la spesa per delegittimarla.

Che cosa resta dei numeri (e cosa no)

Al di là della polemica, due elementi sono difficili da contestare:

  1. Report è costruito su videogiornalisti e filmmaker che seguono in prima persona storie e fonti, con un’impronta produttiva diversa dalle troupe esterne;

  2. nel rapporto costi/risultati, la trasmissione continua a produrre ascolti e notizie di impatto, attirando – proprio per questo – ostilità e contropolemiche.

Resta ovviamente legittima la richiesta di trasparenza sui costi del servizio pubblico; diventa però strumentale quando viene usata per spostare il fuoco dalla sostanza delle inchieste ai listini orari di un modello produttivo che – come sostiene Ranucci – Report non usa.

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Il Foglio e Gasparri hanno provato a trasformare Report in un centro di costo. Ranucci ha riportato la discussione al centro della missione: se l’inchiesta serve all’interesse pubblico, se illumina zone d’ombra e produce responsabilità, quel lavoro ha un valore – prima ancora che un costo.
In un Paese in cui un cronista d’inchiesta subisce un attentato, la domanda essenziale non è “quanto costa un’ora di riprese?”, ma se siamo disposti a pagare il prezzo – civile, politico, aziendale – di un giornalismo che non chiede permesso. Il resto è contabilità piegata alla polemica. La notizia, invece, è che Report continuerà ad andare in onda. E che il pubblico, alla fine, giudicherà i fatti più dei preventivi.

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