Scontro shock tra Travaglio-Gruber sull’Europa: Ecco cosa fa il giornalista del Fatto! – VIDEO

Acceso botta e risposta a Otto e mezzo tra il direttore del Fatto Quotidiano e la conduttrice Lilli Gruber, con Corrado Augias a rilanciare l’Europa a due velocità. Travaglio: “Non voglio che quattro decidano per tutti”. Gruber: “La democrazia non è il veto eterno”.

Un’Europa a due velocità? “No grazie” risponde Travaglio

È scontro aperto sul futuro dell’Unione europea. Nella puntata del 4 giugno 2025 di Otto e mezzo su La7, Marco Travaglio e Lilli Gruber si sono confrontati duramente sul tema dell’integrazione europea post-elezioni. A innescare il dibattito è stato Corrado Augias, ospite in studio, rilanciando l’idea di un nucleo ristretto di Stati – Francia, Germania, Polonia, Regno Unito – pronti ad avanzare più velocemente nella costruzione politica ed economica dell’Unione.

Il direttore del Fatto Quotidiano ha subito preso le distanze: “Io mi batto per un’Europa democratica, non per un’Europa oligarchica dove tre o quattro Paesi decidono per tutti. Non voglio un’Unione in cui chi ha più potere guida e gli altri devono solo seguire”.

Gruber: “L’unanimità è un freno, non un principio democratico”

La replica di Gruber non si è fatta attendere: “La democrazia non è l’unanimità. Le democrazie funzionano con delle maggioranze. Continuare ad avere il diritto di veto è esattamente ciò che impedisce all’UE di funzionare sui dossier delicati”.

La conduttrice ha poi puntato il dito contro i governi “sovranisti, populisti e nazionalisti”, rei – secondo lei – di usare il veto non per difendere l’interesse comune, ma per bloccare ogni progresso europeo.

“Non sono oligarchi, sono capi di governo” – Travaglio non ci sta

Quando Gruber ha ironizzato sull’espressione “quattro oligarchi”, Travaglio ha chiarito: “Non ho detto che oggi Macron, Merz, Tusk e Starmer sono oligarchi. Ho detto che non voglio che diventino tali a Bruxelles, comandando su tutti i 27. Perché non li abbiamo eletti per decidere per tutti noi”.

Un passaggio che ha acceso la tensione in studio, con Gruber a ribattere: “Sono capi di governo democraticamente eletti”. Ma per Travaglio, il punto è la legittimità europea: “Governano nei loro paesi, ma non possono imporre la loro linea all’intera Unione”.

Augias: “Serve un nucleo forte per far avanzare l’Europa” – “Ma lo vuoi tu, Corrado”

A cercare di riportare il dibattito sul piano delle proposte è stato Augias, che ha difeso l’idea di un’Europa a più velocità come “embrione di un’Unione più efficace e moderna”. Ma Travaglio ha tagliato corto: “La vuoi tu, Corrado. Io voglio un’altra Europa, in cui il voto di ogni Stato vale uno. Anche se a voi quelli dell’Est non piacciono”.

Un’affermazione che ha fatto infuriare Gruber: “Vuol dire bloccare tutto”, ha replicato. Travaglio ha rilanciato: “Ma le regole sono queste. Finché non si cambiano, vanno rispettate”. E ha citato l’unità trovata durante la pandemia: “Sul Covid, sono stati tutti unanimi”.

Una frattura che riflette l’Europa reale

Il confronto esploso su La7 è molto più di un dibattito televisivo: è il riflesso di due visioni opposte e sempre più inconciliabili dell’Europa post-elezioni 2024. Da un lato chi invoca maggiore efficienza, superamento del veto e avanzamento rapido su difesa comune, politica estera, energia. Dall’altro chi teme una deriva tecnocratica e antidemocratica, dove i Paesi più forti impongono la loro agenda agli altri.

Dopo le elezioni europee che hanno visto crescere le forze euroscettiche e i governi di destra in diversi Paesi, la discussione è più che mai attuale: chi guida l’Europa? E soprattutto, in nome di chi?

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Lo “scontro shock” tra Travaglio e Gruber ha il merito di portare alla luce una verità scomoda: l’Unione europea è arrivata a un bivio. Da una parte l’efficienza delle decisioni. Dall’altra la rappresentanza democratica. La proposta di un’Europa a due velocità non è solo una questione tecnica, ma politica: chi avanza e chi resta indietro? E chi decide cosa è “progresso”?

Travaglio chiude con una domanda provocatoria ma centrale: “Perché dobbiamo volere tutti la stessa Europa?” La risposta, nei prossimi mesi, passerà non dai talk show, ma dalle scelte concrete dei governi e dei cittadini europei.
VIDEO:

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