Dal quartiere e dallo stadio simbolo di Napoli fino ai corridoi della grande accademia londinese: Luigi Di Maio torna a far parlare di sé con un incarico dal forte valore politico e mediatico. Secondo quanto riportato da Il Foglio, l’ex capo politico del Movimento 5 Stelle e oggi Inviato speciale dell’Unione europea per il Golfo è stato nominato “Honorary Professor” al King’s College London, uno degli atenei più prestigiosi del Regno Unito. Una nomina che, al di là dell’aspetto formale, riapre un capitolo: quello del riposizionamento di Di Maio sulla scena internazionale dopo l’uscita dal Parlamento e la fine della sua esperienza elettorale.
L’incarico è collocato all’interno del Dipartimento di Defence Studies, e riguarda attività di lezioni e seminari periodici su temi come sicurezza internazionale, difesa, politiche pubbliche e dinamiche geopolitiche, in collaborazione con docenti titolari di cattedra.
Che cos’è davvero un “Honorary Professor” e perché fa notizia
La formula “professore onorario” è spesso ambigua nel dibattito pubblico: non equivale, in senso tradizionale, a una carriera accademica costruita per concorsi, pubblicazioni e progressioni interne. È piuttosto una nomina di prestigio, un riconoscimento che l’università può attribuire a personalità esterne – spesso con esperienza istituzionale, diplomatica o professionale – considerate utili al confronto con gli studenti e alla produzione di contenuti didattici e seminariali.
Nel caso di Di Maio, l’aspetto che fa notizia è doppio:
1. il contesto: King’s College London è un marchio accademico internazionale;
2. il campo: “Defence Studies” significa entrare in un settore sensibile, legato a difesa, sicurezza e scenari geopolitici.
In pratica, Di Maio non entra “in università” come docente di ruolo, ma viene agganciato come figura con esperienza sul campo, chiamata a portare testimonianza, analisi e networking su dossier che oggi sono centrali per l’Europa.
Le parole di Di Maio: sicurezza internazionale e asse Europa-Golfo
A rendere la vicenda ancora più politica sono le dichiarazioni dello stesso Di Maio. L’ex leader M5s, come riportato, presenta la nomina come un modo per “contribuire al dialogo” su:
sicurezza internazionale
relazioni Europa–Golfo
dinamiche geopolitiche
Sono esattamente i temi che incrociano il suo ruolo attuale di inviato speciale UE nel Golfo: area strategica per energia, rotte commerciali, investimenti, mediazioni regionali e stabilità del Mediterraneo allargato. Tradotto: la nomina al King’s può essere letta come un prolungamento “accademico” di una funzione già esercitata nel suo incarico europeo.
La data e un dettaglio non secondario: collaborazione gratuita
Secondo quanto riportato, la nomina risale al 1° gennaio 2026 e si svilupperà nelle settimane successive. C’è poi un dettaglio che viene sottolineato: la collaborazione sarebbe a titolo gratuito.
Questo elemento è importante perché tende a disinnescare almeno una parte delle critiche più immediate (stipendi, consulenze, finanziamenti). Ma non cancella la domanda politica che spesso accompagna nomine di questo tipo: quanto pesa la reputazione internazionale e quanto pesa la rete di relazioni istituzionali nel conferimento di incarichi onorari?
In altre parole, il fatto che non sia retribuito non elimina il valore simbolico e reputazionale dell’operazione: un “badge” accademico a Londra può valere molto in termini di immagine e relazioni.
Dal M5s alla diplomazia: la parabola che porta a Londra
Per capire perché questa nomina viene letta come un “ritorno” bisogna ripercorrere rapidamente la traiettoria politica di Di Maio:
è stato uno dei volti più riconoscibili del Movimento 5 Stelle, arrivando ai vertici del partito e delle istituzioni;
ha attraversato una fase di forte esposizione governativa e internazionale;
dopo la scissione dal M5s, ha fondato Impegno Civico per sostenere il governo Draghi;
alle politiche 2022 il progetto elettorale non decolla e resta fuori dal Parlamento;
nel 2023 arriva la nomina a Inviato speciale UE per il Golfo.
L’incarico al King’s College si inserisce in questa seconda vita: meno politica interna, più profilo estero, più diplomazia e posizionamento internazionale.
L’effetto in Italia: tra ironie, attacchi e “legittimazione” esterna
È prevedibile che una notizia del genere venga letta in Italia con due lenti opposte.
Da una parte, chi critica Di Maio sottolineerà l’aspetto mediatico: l’ex leader politico che diventa “professore” può essere raccontato come un’operazione di immagine, una passerella o un titolo spendibile per rafforzare la propria figura dopo il fallimento elettorale.
Dall’altra, chi lo difende potrà ribaltare il frame: l’università non “regala” prestigio a caso; se una grande istituzione londinese lo coinvolge su difesa e sicurezza, significa che Di Maio viene considerato un interlocutore utile su dossier reali.
In mezzo resta il punto centrale: la legittimazione esterna. Nella politica italiana spesso un profilo “bocciato” alle urne può ripresentarsi in forma diversa attraverso ruoli internazionali. Ed è proprio questa frattura – consenso interno vs riconoscimento esterno – che rende la notizia politicamente esplosiva.
Perché il King’s College e perché il Defence Studies contano oggi
C’è anche una lettura più strutturale, che va oltre Di Maio: in questa fase storica, le università – soprattutto quelle con forte vocazione internazionale – cercano spesso figure che abbiano:
accesso a canali istituzionali,
esperienza su crisi e negoziati,
visione su sicurezza, energia, geopolitica,
capacità di parlare a studenti e policy community.
Il Dipartimento di Defence Studies, per definizione, è un luogo dove l’accademia e le istituzioni dialogano: scenari di guerra, equilibri regionali, sicurezza delle rotte, alleanze, deterrenza, intelligence, diplomazia. Inserire un inviato UE significa portare in aula l’Europa che tratta, non solo l’Europa che studia.
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La nomina di Luigi Di Maio come Honorary Professor al King’s College London non è una notizia accademica in senso stretto: è soprattutto una notizia politica. Perché certifica un passaggio già in atto: l’ex leader M5s si sta ricostruendo un ruolo fuori dall’arena elettorale, dentro il circuito delle relazioni internazionali.
E soprattutto perché lancia un messaggio implicito che pesa anche nel dibattito italiano: si può uscire dalla politica nazionale, perdere alle urne, e rientrare dalla porta laterale del prestigio internazionale. È questa la vera sostanza della notizia: non la lezione o il seminario, ma il segnale che la traiettoria di Di Maio – oggi – corre più veloce a Bruxelles e a Londra che a Roma.



















