Se ne va giovanissimo, lutto nel mondo politico e civico, ecco chi se ne è andato dopo la malattia…

Pordenone è in lutto per la scomparsa di Antonio Barato, venuto a mancare a 57 anni, dopo una lunga malattia. Figura conosciuta in città sia per la sua carriera nel settore bancario sia per l’impegno nella politica civica, Barato è morto nella serata di lunedì, assistito dai familiari nel periodo più duro della malattia.

Secondo quanto riportato dalle cronache locali, accanto a lui fino all’ultimo ci sono stati la moglie e i figli, che lo hanno seguito e supportato quando le condizioni di salute lo avevano costretto a restare in casa.

Dalla formazione economica al lavoro in banca

Il percorso di Antonio Barato nasce da una formazione legata all’economia e all’amministrazione aziendale. Diplomato in Ragioneria, si è poi laureato in Economia aziendale all’Università Ca’ Foscari di Venezia (1997). Nel 2009 ha inoltre seguito un corso post-laurea in “Amministrazione e gestione delle imprese sociali”.

La sua traiettoria professionale si è sviluppata soprattutto nel mondo creditizio: dai primi incarichi, fino a ruoli via via più rilevanti. Nel curriculum diffuso in occasione della candidatura civica risultano esperienze come impiegato esecutivo (back office e tesoreria enti), quindi una lunga fase da direttore di filiale presso la Banca di Credito Cooperativo Pordenonese (2001–2014), e successivamente incarichi manageriali nel sistema bancario regionale, fino a un ruolo di responsabilità nel mercato corporate. Le cronache ricordano anche il passaggio in diverse filiali del gruppo Bcc e l’attività successiva nel mondo bancario locale.

Il filo rosso dell’impegno civico: Pordenone 1291 e “La Civica”

Accanto al lavoro, Barato ha coltivato una passione costante per la partecipazione politica, vissuta soprattutto nel perimetro dell’area civica pordenonese. È indicato come candidato della “Civica” e, in precedenza, tra i protagonisti dell’esperienza Pordenone 1291, realtà con cui aveva già condiviso battaglie e campagne sul territorio.

Secondo ricostruzioni pubblicate in questi giorni, il suo attivismo civico affonda le radici anche in fasi precedenti: viene ricordato tra i primi a impegnarsi, già nei primi anni Duemila, in esperienze che ruotavano intorno a progetti civici locali, poi confluiti nelle formazioni successive. Nella campagna amministrativa del 2025, Barato risulta tra i candidati della lista civica che si presentò alle elezioni comunali.

Una passione “di famiglia”

Un elemento ricorrente nel racconto di queste ore è la dimensione “familiare” dell’impegno politico. Le cronache ricordano infatti che la passione per la cosa pubblica era “scritta nel Dna”: il padre, Francesco Barato, viene indicato come esponente della Democrazia Cristiana e già consigliere e assessore comunale a Pordenone.

Sport, associazionismo e relazioni in città

Oltre al lavoro e alla politica, Antonio Barato viene descritto come una persona con interessi molto ampi, con una forte rete di amicizie e legami in città. È ricordato anche per una viva passione sportiva: tra le attività citate compaiono sci, corsa e tennis.

Nei documenti pubblici legati alla sua candidatura emerge inoltre un’esperienza di gestione e coordinamento di eventi agonistici in ambito sportivo, svolta in anni precedenti presso un’associazione cittadina.

I funerali e l’ultimo saluto

Per l’ultimo saluto, la famiglia ha comunicato che i funerali si terranno venerdì 16 gennaio alle ore 15.00 nel Duomo di San Marco a Pordenone, con successiva cremazione. Nello stesso avviso viene rivolto un ringraziamento anche alle strutture sanitarie e ai servizi che lo hanno seguito nel percorso di cura.

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Conclusione

La scomparsa di Antonio Barato colpisce un pezzo riconoscibile della Pordenone civica: una figura che ha intrecciato competenza professionale, partecipazione pubblica e radicamento nel territorio, muovendosi lontano dai riflettori della politica nazionale ma dentro quella dimensione concreta che, nelle città, tiene insieme comunità, relazioni e scelte quotidiane. Ora, mentre prosegue il cordoglio, resta il segno di un impegno vissuto “da cittadino” e con continuità: nelle campagne elettorali, nei progetti locali, nel lavoro e nella rete di rapporti che — per chi lo ha conosciuto — hanno fatto di lui una presenza costante nella vita pubblica pordenonese.

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