L’azione davanti alla Camera
Mattinata tesa a Montecitorio. Sei attivisti di Ultima Generazione, subito raggiunti da altri quattro, hanno tentato di incatenarsi all’ingresso della Camera dei deputati per chiedere lo stop alla complicità italiana nella guerra su Gaza e la tutela degli equipaggi della Flotilla. Le forze dell’ordine sono intervenute in pochi secondi: gli attivisti sono stati allontanati di peso fino ai varchi d’accesso della piazza. A quel punto si sono seduti a terra e si sono incatenati ai paletti di delimitazione, esponendo bandiere palestinesi e cartelli.
“Siamo a dieci passi dal Parlamento e non ci fanno entrare”
Tra loro Liana, che si muove con un girello e ha collegato al supporto un apparecchio per la respirazione:
“Sono qui davanti al nostro Parlamento per manifestare per la Palestina libera, martoriata dal governo di Israele, dall’Europa e dall’Italia sua complice. Siamo a dieci passi dal Parlamento e non ci fanno entrare”.
Al suo fianco Monica rilancia la richiesta al governo:
“Siamo molto preoccupati per quello che accade. Vogliamo che gli equipaggi della Flotilla siano al sicuro e garantiti dal nostro Stato, perché sono cittadini italiani. Chiediamo a Meloni di usare tempo e ingegno per mettere fine agli accordi economici con Israele”.
L’intervento della polizia e carabinieri e le contestazioni
Gli agenti hanno circondato il piccolo presidio impedendo l’accesso alle scale del Palazzo. La scena – con gli attivisti sollevati e spostati dagli operatori in assetto antisommossa – ha alimentato polemiche sui social, dove molti parlano di un trattamento “sproporzionato” rispetto a una protesta pacifica e non violenta. Gli attivisti rivendicano il diritto a manifestare sotto il Parlamento e denunciano che le immagini “non passeranno nei Tg”.
Perché protestano
Il gruppo lega l’azione a tre punti:
1. Stop alle forniture militari e a ogni collaborazione bellica con Israele.
2. Protezione diplomatica per le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla colpite nei giorni scorsi in acque internazionali.
3. Impegno politico reale per il riconoscimento dello Stato di Palestina e sanzioni verso chi viola il diritto internazionale.
Un nuovo capitolo della mobilitazione per Gaza
L’iniziativa davanti a Montecitorio arriva dopo i grandi cortei degli ultimi giorni in decine di città italiane e nel pieno del braccio di ferro istituzionale sugli aiuti umanitari e sulle relazioni con il governo Netanyahu. La fotografia di oggi – bandiere palestine, catene ai paletti, corpi trascinati via – riapre il tema del bilanciamento tra sicurezza e libertà di manifestazione proprio davanti al luogo simbolo della democrazia parlamentare.
“Non ci fermiamo”
Dopo oltre un’ora gli attivisti hanno sciolto l’incatenamento e annunciato nuove azioni:
“Non ci zittirete. Torneremo finché il Parlamento non discuterà misure concrete: embargo delle armi, tutela della Flotilla, fine degli accordi economici con chi bombarda i civili”.
Per Montecitorio resta l’immagine destinata a far discutere: protesta non violenta, bandiere palestinesi e attivisti presi di peso davanti alla Casa della Repubblica.
Leggi anche

Figuraccia OLIMPICA RAI – Ecco cosa è successo – Telemeloni colpisce ancora? L’accaduto shock
La cerimonia d’apertura di Milano-Cortina doveva essere la vetrina perfetta: spettacolo, orgoglio nazionale, racconto all’altezza di un evento planetario. E
VIDEO:
In conclusione, la protesta di Ultima Generazione davanti a Montecitorio cristallizza la frattura tra ordine pubblico e libertà di manifestazione proprio sulla soglia della democrazia parlamentare. Le immagini di attivisti sollevati di peso, girello e respiratore compresi, parlano più di mille comunicati: la piazza chiede stop alle forniture militari a Israele, tutela diplomatica per la Flotilla e un impegno reale verso il riconoscimento della Palestina. Ridurre tutto a un problema di sicurezza rischia di oscurare il merito politico della contestazione—diritto internazionale, aiuti umanitari, responsabilità italiane. Per istituzioni e governo è un banco di prova: ascoltare e rispondere nel merito, o irrigidirsi e alimentare la spirale di sfiducia. La mobilitazione non si ferma; resta da vedere se la Repubblica saprà trasformare il conflitto in confronto e il dissenso in decisioni verificabili.


















