Un ex dirigente di Forza Nuova, con un passato da militante dell’area neofascista e trascorsi giudiziari raccontati da Domani, sarebbe diventato un protagonista silenzioso ma centrale di una filiera che incrocia eventi di Fratelli d’Italia, lavori per enti pubblici e perfino la Presidenza del Consiglio. È la trama dell’inchiesta firmata da Nello Trocchia e pubblicata il 13 dicembre 2025, che mette sotto i riflettori Martin Avaro e le società a lui riconducibili: Italica Solution (eventi e allestimenti) e Mr Tailor (fornitura di uniformi).
Il quadro descritto dal giornale è politicamente esplosivo perché somma tre elementi: il profilo personale dell’imprenditore, il rapporto con l’ecosistema organizzativo di FdI e un affidamento diretto legato a Palazzo Chigi, con una cifra che diventa simbolo: 137mila euro oltre Iva, pagati in tranche secondo quanto ricostruito.
Chi è Martin Avaro secondo l’inchiesta: dal neofascismo agli affari istituzionali
Domani ricostruisce la figura di Avaro partendo dal suo passato politico e giudiziario. Viene descritto come un “duro e puro” dell’ambiente neofascista, con una storia che include episodi violenti e procedimenti: in uno di questi, si legge, condannato in primo grado per lesioni aggravate ai danni di due carabinieri, l’esito in appello si chiude con la prescrizione (2017). Il giornale sottolinea che il suo casellario risulta intonso, senza condanne definitive: un punto che, sul piano formale, consente di presentarsi oggi come imprenditore senza pendenze.
La trasformazione che l’inchiesta mette in scena è netta: dalle “burrasche giudiziarie” a una fase di piena operatività nel mercato di appalti e affidamenti. È qui che la vicenda smette di essere solo biografica e diventa politica: perché il salto avviene dentro un perimetro dove si intrecciano partito, eventi, istituzioni e denaro pubblico.
Italica Solution e Atreju: l’organizzatore degli allestimenti nell’evento simbolo dei meloniani
Un passaggio chiave dell’articolo riguarda Atreju, la festa organizzata dai giovani di Fratelli d’Italia, diventata negli anni uno degli appuntamenti più riconoscibili del partito. Domani descrive Avaro come “fedelissimo” e racconta una scena simbolica: una foto pubblicata sui social in cui l’imprenditore posa durante i preparativi dell’evento, con accanto un dipendente della sua società Italica Solution.
La società, spiega il giornale, si occupa di organizzazione eventi e allestimenti. Secondo la ricostruzione, Avaro era già presente nei lavori legati al mondo FdI in passato, inclusa la festa per la vittoria elettorale di Giorgia Meloni, e dopo il clamore di precedenti rivelazioni avrebbe “fatto il salto” mettendosi in proprio. Oggi, nella narrazione di Domani, le sue società sarebbero quelle che ottengono affidamenti e organizzano eventi con continuità.
La risposta di Fratelli d’Italia: “Offerta più competitiva” e “nessun ruolo nel partito”
Nell’inchiesta viene riportata una dichiarazione attribuita all’ufficio stampa di Fratelli d’Italia, che prova a separare l’imprenditore dal partito sul piano formale e a ricondurre il rapporto a una logica di mercato:
«Quella di Italica Solution, fra le offerte vagliate, è risultata anche quest’anno la più competitiva e la migliore nel rapporto qualità-prezzo. Martin Avaro non ha alcun ruolo all’interno del partito».
È una linea difensiva doppia: da un lato la procedura (offerta migliore), dall’altro la distanza organizzativa (nessun ruolo dentro FdI). L’inchiesta però insiste sulla rete di rapporti e contatti politici e sul fatto che la presenza di Avaro non sarebbe episodica ma ricorrente.
Il nodo Palazzo Chigi: l’affidamento diretto da 137mila euro per le uniformi
Il punto più sensibile del racconto è quello che porta direttamente dentro la Presidenza del Consiglio. Domani sostiene di aver letto una determina firmata dal coordinatore dell’ufficio Patrimonio, gare e contratti (Filippo Guagnano) relativa a un affidamento diretto a favore della società Mr Tailor, amministrata da Avaro (che, secondo l’articolo, ne detiene il 50% delle quote).
La cifra indicata è precisa: spesa stimata in 137mila euro oltre Iva, pagata in tre tranche in base alle rilevazioni sui pagamenti della Presidenza del Consiglio.
Cosa avrebbe fornito Mr Tailor: uniformi per le “anticamere istituzionali”
La determina, sempre secondo quanto riportato, riguarda la fornitura di:
«Uniformi per gli addetti alle anticamere istituzionali e dipartimentali»
Il testo lega l’esigenza a un decreto della Presidenza del Consiglio del 27 marzo 2024, che avrebbe aggiornato la disciplina delle uniformi, ripristinando la doppia foggia estate/inverno e fissando una durata della fornitura non inferiore a tre anni.
La parte tecnica è fondamentale perché sposta il discorso dalla “persona” al “meccanismo”: un’impresa riconducibile a un ex esponente dell’ultradestra entra nella filiera del servizio pubblico con una fornitura regolata e inserita in una cornice normativa interna alla PCM.
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L’altro lato del profilo: i legami del passato e il capitolo “cuore nero”
L’inchiesta non si ferma agli appalti e ricostruisce anche il passato politico e relazionale di Avaro, riportando elementi tratti da informative e vicende di anni precedenti.
Uno dei passaggi più pesanti è il riferimento a un’informativa dei carabinieri (giugno 2010) che segnalerebbe contatti tra Avaro e altri soggetti dell’area nera, con riferimenti a episodi e denunce (volantini inneggianti al fascismo, contatti con militanti). Il giornale richiama inoltre un’amicizia mai rivelata con Matteo Costacurta, detto “Il Principe”, descritto come oggi in carcere perché killer al soldo di boss albanesi.
Nel racconto giornalistico, questo pezzo non è un dettaglio “di colore”: serve a sostenere l’idea che, pur in assenza di condanne definitive, esista una continuità ambientale e relazionale che rende “inopportuno” (politicamente, prima ancora che legalmente) il rapporto con istituzioni e partito.
La scelta della “legittimità” e la questione dell’opportunità politica
L’inchiesta, pur insistendo sul carico politico del caso, riconduce più volte il tema a un punto: tutto può risultare formalmente legittimo, ma la legittimità non chiude automaticamente la questione pubblica.
È qui che scatta l’argomento dell’“opportunità”: anche se una procedura è rispettata e un casellario è pulito, l’impatto reputazionale per un governo e un partito che rivendicano discontinuità e “radici profonde” può diventare enorme. E la polemica, inevitabilmente, si allarga dalla singola determina a una domanda più ampia: quali criteri (non solo legali, ma anche etici e politici) devono guidare l’assegnazione di affidamenti e la selezione dei fornitori quando si incrociano profili così controversi?
Le reazioni politiche citate: interrogazioni e richiesta di chiarimenti
Dopo l’anticipazione dell’inchiesta, Domani riferisce reazioni nette dalle opposizioni, tutte impostate sullo stesso asse: chiarimenti e critica a un sistema percepito come “amichettismo”.
Angelo Bonelli (AVS) annuncia un’interrogazione parlamentare.
Nicola Fratoianni attacca l’“amichettismo”.
Andrea Casu (Pd) chiede a Giorgia Meloni di chiarire sui soldi pubblici finiti all’organizzatore di Atreju.
Chiara Appendino (M5S) definisce la vicenda «gravissima, inopportuna e indecente».
Sono reazioni politiche che, nel racconto, puntano a trasformare la questione da episodio amministrativo a tema nazionale: denaro pubblico, trasparenza, opportunità e filiere di potere.
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Conclusione: il caso Avaro come cartina di tornasole tra partito, governo e soldi pubblici
L’inchiesta di Domani costruisce un’accusa politica precisa: l’intreccio tra eventi di partito, affidamenti pubblici e un protagonista con un passato neofascista non è un incidente marginale, ma un segnale di come certe reti possano attraversare i confini tra militanza, impresa e istituzioni.
Il punto che resta sospeso — e che le opposizioni provano a inchiodare con interrogazioni e richieste di chiarimenti — non è solo “se fosse legale”, ma se fosse accettabile e con quali garanzie di trasparenza. Per Palazzo Chigi e Fratelli d’Italia, la partita diventa quindi duplice: difendere le procedure e, insieme, spiegare perché l’immagine di un fornitore così controverso non rappresenti un problema politico.



















