Shock caso Ranucci e Report, oltre la commissione Rai arriva anche l’antimafia

Roma, 3 novembre 2025 –
Settimana cruciale per Sigfrido Ranucci, storico conduttore e direttore del programma d’inchiesta di Rai 3, Report. Dopo settimane di polemiche, minacce e diffide, il giornalista sarà ascoltato martedì 4 novembre in Commissione parlamentare Antimafia e mercoledì 5 novembre in Commissione di Vigilanza Rai, insieme al direttore dell’approfondimento informativo Rai, Paolo Corsini.

L’annuncio è stato dato da Italia Mattanza, la piattaforma civica che segue da tempo le inchieste antimafia e che ha confermato una diretta streaming integrale delle audizioni sui propri canali social. L’attesa è alta, perché il doppio appuntamento arriva nel pieno della tempesta mediatica legata al caso Ghiglia — l’inchiesta di Report che ha messo in imbarazzo non solo l’Autorità Garante per la Privacy, ma anche ambienti vicini al governo.

L’audizione in Antimafia: sicurezza e libertà di stampa

La prima convocazione, fissata per martedì 4 novembre, vedrà Ranucci comparire davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, chiamato a riferire sulle intimidazioni e minacce subite dopo la messa in onda delle sue ultime inchieste.
L’episodio più grave risale a poche settimane fa, quando l’auto del conduttore e quella di sua figlia sono state colpite da un attentato. Le indagini sono ancora in corso, ma la pista più accreditata resta quella di una ritorsione per il lavoro giornalistico svolto da Report.

“Il tentativo di colpirmi è un tentativo di colpire la libertà di informazione,” aveva dichiarato Ranucci all’indomani dell’attacco.
“Ma non ho paura, continuerò a raccontare i fatti. Il servizio pubblico non si piega.”

In Commissione, il giornalista dovrebbe aggiornare i parlamentari anche sul sistema di protezione personale predisposto dopo l’attentato e sul clima di pressione politica e istituzionale che, secondo lui, “ha reso sempre più difficile lavorare liberamente”.

Mercoledì l’audizione in Vigilanza Rai: il caso Ghiglia e il bavaglio a Report

Il giorno successivo, mercoledì 5 novembre, Ranucci sarà ascoltato in Commissione di Vigilanza Rai, insieme a Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento.
Al centro dell’audizione ci sarà il caso Agostino Ghiglia, membro del Garante per la Privacy, protagonista di una delle inchieste più discusse dell’anno.

Come rivelato da Report e anticipato da la Repubblica, Ghiglia avrebbe fatto visita alla sede di Fratelli d’Italia pochi giorni prima che l’Autorità — di cui fa parte — decidesse di commutare una pesante sanzione da 150 mila euro contro la Rai, colpevole, secondo il Garante, di aver diffuso un audio privato dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano.

A poche ore dalla trasmissione della puntata, Ghiglia aveva inviato a Report una diffida formale, chiedendo di bloccare la messa in onda dell’inchiesta e di rimuovere i post promozionali dai social.
La reazione di Ranucci fu immediata e durissima:

“Quello che tenta di fare Ghiglia è mettere un bavaglio. È un’interruzione di servizio pubblico.”

L’audizione in Vigilanza servirà a chiarire se vi siano stati tentativi di condizionamento politico o istituzionale nei confronti della redazione di Report, e se l’Autorità per la Privacy abbia agito con piena indipendenza o meno.

Un contesto esplosivo: tra diffide, attacchi e sostegno popolare

Negli ultimi mesi, la figura di Sigfrido Ranucci è diventata il simbolo della resistenza del giornalismo d’inchiesta pubblico.
Oltre alle minacce e agli attacchi diretti, il conduttore ha dovuto affrontare pressioni legali e istituzionali provenienti da più fronti, inclusi ricorsi, denunce e diffide.
Ma, al tempo stesso, Report ha visto crescere la solidarietà di colleghi, magistrati e cittadini, che

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In conclusione, le audizioni di Ranucci in Antimafia e in Vigilanza non sono “un caso personale”, ma un test per le istituzioni. Da un lato c’è la necessità di garantire sicurezza a un giornalista finito nel mirino dopo inchieste scomode; dall’altro c’è da chiarire se, nel caso Ghiglia, si siano esercitate pressioni improprie su una redazione del servizio pubblico e se un’Autorità indipendente abbia agito davvero in autonomia.

Il Parlamento ora ha due responsabilità: accertare fatti e catene decisionali, e fissare una linea chiara contro ogni bavaglio — legale, economico o regolatorio — all’informazione d’inchiesta. Trasparenza sui rapporti tra politica e Autorità, tempi certi per le indagini sull’attentato, tutele effettive per chi lavora su temi sensibili: sono le condizioni minime per non trasformare la vicenda in un precedente pericoloso.

Al netto delle polemiche, la posta in gioco supera il nome di Ranucci o il titolo di una puntata: riguarda il diritto dei cittadini a essere informati e la credibilità del servizio pubblico. Se le audizioni produrranno verità e garanzie, vincerà la democrazia; se resteranno zone d’ombra, perderemo tutti, prima di tutto chi ha il dovere — e il diritto — di raccontare i fatti.

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