Una dichiarazione che apre un fronte politico: la saldatura possibile tra leadership e alleanze
Nello studio di Piazzapulita (La7), nel corso della puntata del 4 dicembre 2025, Massimo Giannini scandisce una frase destinata a circolare nei palazzi della politica e nelle redazioni:
“Alle primarie di coalizione Conte se la gioca alla stragrande.”
Un’analisi che non si limita al dato competitivo interno, ma tocca nervi sensibili del futuro campo largo del centrosinistra, già attraversato da tensioni, riconfigurazioni e leadership ancora in cerca di perimetro.
Secondo Giannini, infatti, il ruolo di Conte non è marginale né secondario: alle primarie un suo exploit sarebbe tutt’altro che improbabile. E questo modifica lo scenario, gli equilibri e le prospettive di un fronte che cerca identità e guida.
Perché Conte sarebbe competitivo?
Giannini individua nella figura dell’ex Presidente del Consiglio una forza attrattiva che va oltre i confini del suo partito. In sintesi:
possiede un consenso popolare trasversale;
è riconosciuto come leader politico strutturato;
conserva capacità comunicativa incisiva;
intercetta fasce di elettorato indeciso o distante dal PD tradizionale.
La conclusione è netta:
in una consultazione aperta, Conte avrebbe la possibilità concreta di vincere e guidare il campo progressista.
Il nodo Schlein e il sostegno “a intermittenza”
Giannini aggiunge un passaggio decisivo:
il rapporto Conte–Schlein non sarà mai un asse fisso, lineare, saldo. Il suo appoggio alla segreteria del PD, dice, non potrà essere permanente, ma altalenante, oscillatorio.
Perché? Perché un leader che punta al primato nel centrosinistra non offre mai adesioni definitive. Osserva Giannini:
Conte potrà sostenere Schlein solo entro i limiti in cui ciò non comprometta la sua corsa;
resterà presente e assente allo stesso tempo, come un attore che recita su due palchi;
l’interesse primario sarà la sfida per la leadership del campo largo, non la copertura politica del Partito Democratico.
In altre parole: l’alleanza è possibile, ma la competizione lo è altrettanto.
E il centro della partita è proprio lì.
Una fotografia impietosa del centrosinistra: diviso, ma in fermento
Il commento di Giannini non si limita all’analisi delle ambizioni personali, ma mette in luce un contesto più ampio:
un centrosinistra privo di una guida riconosciuta da tutti;
un PD che non riesce ancora a imporsi come perno esclusivo della coalizione;
un Movimento 5 Stelle che non vuole più essere la stampella di nessuno;
un elettorato progressista affamato di compattezza, ma prigioniero di dualismi.
In questo scenario, la possibilità di primarie di coalizione diventerebbe non solo un meccanismo democratico, ma un laboratorio politico capace di definire – finalmente – la gerarchia interna al fronte progressista.
Reazioni e opinione pubblica: tra entusiasmo e aspettative
Sui social, come spesso accade, il commento di Giannini accende il dibattito.
Tra i sostenitori di Conte emergono parole cariche di fiducia:
“L’obiettivo di Conte è rendere questo Paese vivibile, umano, solidale… ricco per tutti non solo per qualcuno. Tranquillità, serenità per gli italiani.”
Una narrazione identitaria, emotiva, che fotografa l’immagine che molti elettori attribuiscono al leader M5S: garanzia sociale, equità, protezione civile.
Un capitale politico non trascurabile in un’eventuale corsa primaria.
Conte può davvero guidare il centrosinistra?
L’analisi di Massimo Giannini non è un pronostico, ma un avvertimento.
Dice che Conte è in partita, forte, competitivo.
Dice che la leadership progressista non è assegnata, e che ogni alleato è anche un potenziale avversario.
Dice, soprattutto, che il futuro del centrosinistra passerà inevitabilmente da un confronto aperto, popolare, regolato da primarie vere.
Se e quando si voterà, la domanda sarà una sola:
chi guiderà il campo largo?
E in quella sfida, avverte Giannini, Giuseppe Conte non parte indietro. Anzi.
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In conclusione, la lettura di Massimo Giannini sposta il baricentro del dibattito: non più “se” Giuseppe Conte possa giocare un ruolo nel centrosinistra, ma “quanto” e “fino a dove” possa spingersi nella conquista della leadership. Le primarie di coalizione, in questo quadro, non sarebbero un semplice rito partecipativo, ma il terreno vero dello scontro e della selezione: il luogo in cui si misurano consenso reale, capacità di parlare al Paese e visione del futuro.
Il messaggio è chiaro: il campo largo non è un dato, è un cantiere. Pd e M5S non sono solo alleati potenziali, ma contendenti nella stessa area, costretti prima o poi a guardarsi negli occhi e stabilire chi guida e chi segue. Conte entra in scena non come comprimario, ma come possibile protagonista; Schlein non come leader indiscussa, ma come sfidante tra gli sfidanti. Se il centrosinistra avrà il coraggio di passare davvero dalle alchimie di vertice al giudizio degli elettori, quelle primarie potrebbero diventare il momento della verità. E, avverte Giannini, in quel momento Giuseppe Conte non sarà un outsider: sarà uno dei favoriti alla partenza.



















