La scintilla: il libro “Genocidio” e l’attacco di Bocchino
È stata una puntata esplosiva quella di Accordi & Disaccordi, andata in onda il 24 maggio sul Nove. Ospiti in studio, tra gli altri, Rula Jebreal, giornalista e scrittrice con cittadinanza israeliana, e Italo Bocchino, ex parlamentare e oggi direttore editoriale del Secolo d’Italia. Al centro della discussione: il conflitto israelo-palestinese, il ruolo dei media e le accuse di antisemitismo che circolano sempre più spesso nel dibattito pubblico.
La miccia si accende fin da subito, con il solo titolo del libro della Jebreal, Genocidio (ed. Piemme), che Bocchino considera provocatorio. Ma è quando l’ex deputato accusa apertamente la giornalista di avere “un profondo antisemitismo” che lo studio si gela. “Lei non ha la sensibilità di rispondere perché ha un profondo antisemitismo”, ha detto Bocchino, con tono grave e deciso. Parole che scatenano l’inferno.
“Lei è ubriaco o pazzo?”: la reazione furiosa di Rula Jebreal
La risposta di Rula Jebreal è immediata e furente. “Ma lei è pazzo? Lei è ubriaco o pazzo! Mi accusa di antisemitismo? Si vergogni! Ho parte della famiglia fatta di ebrei scappati dalla Germania… Lei sta usando la questione dell’antisemitismo per delegittimare il lavoro sul genocidio. Lei è una vergogna umana”, ha gridato in diretta, visibilmente scossa.
Parole forti, pronunciate con la voce incrinata dalla rabbia e dall’indignazione, che hanno fatto piombare lo studio in un clima tesissimo. Luca Sommi, conduttore del programma, è intervenuto con un “Ma come?” sorpreso, nel tentativo di stemperare, senza però riuscire a riportare la calma immediatamente.
L’accusa su Hamas, le risposte ignorate e la polemica strumentale
A innescare lo scontro, anche le richieste di Bocchino affinché la Jebreal condannasse Hamas. Ma la giornalista ha chiarito di averlo già fatto pubblicamente più volte, anche alla CNN: “Hamas ha commesso crimini contro l’umanità e va processata. Ma non si può sterminare un intero popolo”. La risposta, però, non ha fermato Bocchino, che ha continuato ad accusarla di non dire “una parola sull’esistenza dello Stato di Israele”.
“Ma è il mio Stato!”, ha ribattuto la scrittrice. “Sono nata a Haifa, ho la cittadinanza israeliana. È come chiedere a un italiano di difendere l’esistenza dell’Italia. È assurdo”.
Cartelli e polemiche: la narrazione distorta di Bocchino
Bocchino ha poi citato alcuni episodi accaduti in Italia – un cartello in ebraico su un negozio a Milano e la discussa vicenda di una pizzeria napoletana – per accusare la Jebreal di non prendere posizione. Ma la giornalista, che vive da anni negli Stati Uniti, ha spiegato di non conoscere nel dettaglio quegli episodi e ha contestato la veridicità di alcune versioni, in particolare la frase “Ebrei non siete i benvenuti” (mai scritta, in realtà, nei cartelli citati).
La risposta di Bocchino è stata agghiacciante: “Lei non ha sensibilità, perché è antisemita”. Un attacco personale e generalizzante, basato su argomentazioni parziali e strumentali.
Un momento televisivo scioccante
La puntata si è trasformata in un vero e proprio caso mediatico. Le immagini della lite tra Jebreal e Bocchino stanno facendo il giro del web, sollevando reazioni indignate e polarizzate. Da una parte chi difende la libertà della scrittrice di denunciare crimini e ingiustizie, dall’altra chi sostiene l’uso politico delle parole “genocidio” e “apartheid” nei confronti di Israele.
Ma una cosa è certa: l’accusa di antisemitismo lanciata a una giornalista con famiglia ebraica, sposata con un ebreo americano, e da sempre attiva contro ogni forma di odio razziale, segna uno dei punti più bassi del dibattito pubblico italiano in TV.
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Conclusioni: il paradosso del dibattito impossibile
L’episodio mette in luce il clima sempre più infuocato e polarizzato intorno al conflitto in Medio Oriente. Qualsiasi posizione che non sia pienamente allineata con il governo israeliano viene rapidamente etichettata come “antisemita”, anche quando espressa da chi è parte integrante della società israeliana.
Rula Jebreal ha cercato di portare una narrazione diversa, scomoda ma fondata su dati, esperienze personali e un profondo impegno per i diritti umani. L’attacco subito in diretta è il segno di una regressione drammatica del confronto civile. E a pagarne il prezzo, ancora una volta, è la verità.
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