La crisi politica che ha travolto il governo centrale si allarga rapidamente ai territori. Dopo le dimissioni di Andrea Delmastro, di Giusi Bartolozzi e di Daniela Santanchè, il terremoto interno a Fratelli d’Italia arriva anche in Piemonte, dove si registra un nuovo scossone istituzionale.
A lasciare è Elena Chiorino, figura di primo piano del partito a livello regionale e considerata politicamente vicina a Delmastro. Le sue dimissioni segnano un passaggio importante: la crisi non è più solo romana, ma si sta trasformando in un vero e proprio effetto domino nazionale.
Le dimissioni di Chiorino: passo indietro parziale
Nel tardo pomeriggio del 25 marzo, Chiorino ha formalizzato le dimissioni dalla carica di vicepresidente della Regione Piemonte.
Una decisione significativa, ma non totale. L’esponente di Fratelli d’Italia:
lascia la vicepresidenza
mantiene però il ruolo di assessore
conserva le deleghe a Istruzione e Lavoro
Un passo indietro “a metà”, che evidenzia la volontà di ridurre la pressione politica senza uscire completamente dalla scena amministrativa.
Il legame con il caso Delmastro
Le dimissioni arrivano in un contesto già segnato dal caso Delmastro, che ha avuto ripercussioni pesanti anche fuori da Roma.
Chiorino è considerata una figura molto vicina all’ex sottosegretario, e proprio questo legame politico avrebbe contribuito a rendere la sua posizione più delicata nelle ultime ore.
Il caso legato alla società “Le 5 Forchette” e le polemiche che ne sono seguite hanno accelerato una crisi che, inizialmente, sembrava circoscritta al livello nazionale.
Un partito sotto pressione
Dentro Fratelli d’Italia si respira un clima di forte tensione.
Le dimissioni a catena degli ultimi giorni – Delmastro, Bartolozzi, Santanchè e ora Chiorino – danno l’idea di un repulisti interno in corso, probabilmente voluto o comunque favorito dalla leadership per contenere il danno politico.
Il rischio è quello di un logoramento progressivo:
perdita di figure chiave
indebolimento della struttura territoriale
crescita delle tensioni interne
Il risiko delle poltrone
Con l’uscita di scena di Chiorino dalla vicepresidenza, si apre ora una partita complessa sugli equilibri regionali.
Tra i nomi che circolano per una possibile sostituzione:
Maurizio Marrone
Federico Riboldi
Paolo Bongioanni
Ma si valutano anche soluzioni femminili, come:
Alessandra Binzoni
Paola Antonetto
L’obiettivo è mantenere gli equilibri politici e di genere all’interno della giunta.
Il ruolo di Cirio e il rischio rimpasto
Al centro della gestione della crisi c’è il presidente della Regione Alberto Cirio.
Il governatore punta a limitare i danni e a evitare un rimpasto più ampio, che potrebbe destabilizzare ulteriormente l’assetto politico regionale.
Ma la situazione è fluida.
L’uscita di Chiorino dalla vicepresidenza potrebbe infatti innescare:
nuovi movimenti in Consiglio regionale
richieste di riequilibrio tra le forze politiche
tensioni nella maggioranza
Un effetto domino che parte da Roma
Quello che accade in Piemonte è lo specchio di una crisi più ampia.
La sequenza è chiara:
1. sconfitta del governo al referendum
2. dimissioni nel Ministero della Giustizia
3. pressione politica su Santanchè
4. uscita della ministra
5. ripercussioni sui territori
Un effetto domino che dimostra come la crisi non sia più contenibile a livello centrale.
La strategia: contenere i danni
Le dimissioni “parziali” di Chiorino sembrano rispondere a una logica precisa:
evitare un crollo totale
mantenere continuità amministrativa
ridurre l’esposizione politica
Una soluzione di compromesso che però non elimina il problema.
Il messaggio che arriva è chiaro:
la crisi è reale e si sta allargando.
Non si tratta più solo di singoli casi, ma di una fase in cui:
il partito deve ridefinire i propri equilibri
la leadership è chiamata a scelte difficili
le opposizioni osservano e attaccano
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Una partita ancora aperta
Le prossime ore saranno decisive.
Molto dipenderà da:
eventuali nuove dimissioni
le scelte di Cirio sulla giunta
le mosse della leadership nazionale
Per ora, una cosa è certa:
il terremoto politico non si è fermato a Roma. Ha raggiunto le Regioni. E potrebbe non essere finito qui.

















