La Procura di Latina contesta presunte irregolarità nella concessione di otto chioschi: sotto inchiesta anche due dirigenti comunali. L’ipotesi di reato è “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”. Interrogatori fissati il 20 gennaio
Un’inchiesta della Procura di Latina rischia di travolgere l’amministrazione comunale di Sabaudia, nel litorale pontino. Al centro delle indagini c’è la procedura con cui, nella primavera del 2025, è stata bandita e gestita la gara per la concessione di otto chioschi sul lungomare: tra gli indagati figura anche il sindaco Alberto Mosca. Per il vicesindaco Giovanni Secci e per due dirigenti comunali, invece, la Procura ha chiesto una misura cautelare con l’accusa di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”.
Secondo quanto ricostruito nelle notizie emerse finora, per il sindaco Mosca non risulta avanzata richiesta di misura cautelare: il primo cittadino, come gli altri indagati, dovrà comunque comparire davanti al giudice. L’interrogatorio è fissato per martedì 20 gennaio, davanti al GIP del Tribunale di Latina Giuseppe Cario, che poi dovrà valutare l’eventuale applicazione delle misure richieste per gli altri indagati.
La gara dei chioschi: perché è finita sotto la lente della Procura
L’indagine nasce attorno a un passaggio delicato: la necessità di riassegnare concessioni demaniali per i chioschi su un tratto del litorale di Sabaudia. Le precedenti concessioni, secondo le ricostruzioni giornalistiche, erano decadute a seguito di irregolarità e l’amministrazione comunale aveva quindi avviato una nuova procedura per individuare operatori privati in grado di garantire servizi per la stagione estiva 2025 e oltre.
Le attività investigative, nelle fasi finali, sarebbero state condotte da Guardia di Finanza e Carabinieri Forestali. Il punto non è soltanto “chi ha vinto”, ma come la procedura avrebbe prodotto un esito ritenuto sospetto: un risultato che, per l’accusa, potrebbe essere stato guidato o indirizzato con meccanismi amministrativi costruiti ad hoc.
L’assegnazione concentrata e il “colpo di scena”: cosa sarebbe accaduto dopo la prima graduatoria
Uno dei passaggi chiave, da cui si sarebbero accesi i sospetti, riguarda la prima assegnazione delle concessioni: in base a quanto riportato, cinque degli otto chioschi sarebbero finiti a un unico soggetto (un imprenditore del settore della ristorazione di Latina). Successivamente, però, sarebbero stati introdotti criteri di pagamento dei canoni particolarmente stringenti, con l’effetto di rendere difficile rispettare le scadenze: l’assegnatario non sarebbe riuscito a pagare in tempo e si sarebbe visto revocare le concessioni, che peraltro non risultavano ancora formalmente stipulate.
A quel punto arriva il passaggio che, secondo gli articoli, rappresenta il vero detonatore dell’inchiesta: subentrano i concorrenti che non avevano vinto, ma che risulterebbero parenti dei precedenti gestori ai quali le concessioni erano state revocate in passato per irregolarità. È qui che la Procura ipotizza un meccanismo finalizzato a far tornare in gioco i “vecchi” concessionari tramite un percorso indiretto, senza un’assegnazione frontale.
L’ipotesi accusatoria: “vincoli stringenti” come escamotage per favorire i vecchi gestori
Nella ricostruzione che emerge dalle notizie, l’ipotesi degli inquirenti è che i vertici politici e i tecnici comunali possano essere intervenuti sul procedimento, introducendo vincoli rigidi sul pagamento dei canoni con un obiettivo: far decadere l’assegnatario principale e consentire l’ingresso di soggetti collegati ai precedenti concessionari. È questo l’asse interpretativo che spiega l’accusa di turbativa: non una semplice scelta discrezionale, ma un intervento che avrebbe alterato la libertà e la correttezza del procedimento di selezione del contraente.
Il nodo, in altre parole, non sarebbe soltanto amministrativo: è politico, perché mette sotto pressione l’intera catena decisionale del Comune, dal livello della giunta alle strutture tecniche che gestiscono gli atti.

Chi è indagato e cosa chiede la Procura
I nomi che compaiono nelle notizie sono quattro:
Alberto Mosca, sindaco di Sabaudia (indagato, senza richiesta di misura cautelare riportata dagli articoli);
Giovanni Secci, vicesindaco (per il quale la Procura ha chiesto una misura cautelare);
due dirigenti comunali, anche loro destinatari della richiesta di misura cautelare.
La richiesta della Procura non equivale a una decisione: l’iter prevede l’interrogatorio davanti al GIP e poi la valutazione del giudice. Tuttavia, il fatto che siano state chieste misure cautelari segna un salto di livello nell’inchiesta, perché indica che per gli inquirenti esisterebbero esigenze cautelari collegate alla fase investigativa e alla gravità dell’ipotesi contestata.
La data decisiva: interrogatori il 20 gennaio
Il prossimo passaggio è fissato: martedì 20 gennaio gli indagati dovranno comparire davanti al GIP del Tribunale di Latina. Sarà quello il momento in cui le difese potranno replicare punto per punto all’impianto accusatorio, e in cui il giudice potrà valutare la richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura.
Un caso che scuote la città: concessioni sul litorale e fiducia nell’amministrazione
Il tema non è marginale: le concessioni sul lungomare in una località turistica come Sabaudia non sono solo un fatto economico, ma toccano interessi locali, gestione del demanio, concorrenza e percezione di trasparenza dell’ente pubblico. Proprio per questo l’inchiesta viene descritta come in grado di “sconvolgere” l’amministrazione: perché mette in dubbio il punto più delicato, cioè la credibilità delle procedure con cui si assegnano beni e opportunità legate al territorio.
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Nei prossimi giorni, gli sviluppi giudiziari (e l’esito dell’udienza del 20 gennaio) diranno se la Procura ritiene di avere elementi tali da sostenere la necessità di misure cautelari e se il giudice condividerà questa impostazione. Nel frattempo, politicamente, l’effetto è già concreto: per un Comune turistico, un’indagine su appalti e concessioni demaniali è una frattura che rischia di lasciare strascichi lunghi, anche al di là dell’esito processuale.




















