Roma, 7 ottobre 2025 – Un episodio inquietante scuote la sede Rai di via Teulada. Nella mattinata di oggi, all’interno di uno degli ascensori che portano agli studi televisivi, è comparsa la scritta offensiva “Vespa infame”, subito rimossa e denunciata alle forze dell’ordine. L’atto, rimasto anonimo, ha provocato un’ondata di reazioni di solidarietà nei confronti di Bruno Vespa, storico volto del servizio pubblico e conduttore di programmi simbolo come Cinque minuti e Porta a Porta.
L’episodio e il contesto
La scritta è stata rinvenuta proprio nel giorno in cui la premier Giorgia Meloni è attesa negli studi Rai per partecipare sia al talk quotidiano Cinque minuti che all’approfondimento serale Porta a Porta. Un tempismo che non è passato inosservato e che ha contribuito ad accendere l’attenzione sul gesto, interpretato come un atto di intimidazione.
L’episodio arriva inoltre a pochi giorni dal confronto televisivo che ha visto Vespa protagonista di un duro botta e risposta con Tony La Piccirella, membro della Global Sumud Flotilla, missione umanitaria impegnata a portare aiuti a Gaza. Uno scontro che aveva già alimentato polemiche e discussioni sui social, collocando nuovamente il giornalista al centro del dibattito pubblico.
La condanna della Rai
L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha parlato senza mezzi termini di “intolleranza inaccettabile”, sottolineando come il servizio pubblico debba rimanere “luogo di pluralismo e confronto civile, non di insulti o intimidazioni”.
Anche il presidente facente funzioni della Rai, Antonio Marano, ha espresso vicinanza a Vespa, ricordando che il giornalista “incarna i valori del servizio pubblico, fondato sul rispetto delle persone e sulla professionalità di chi garantisce quotidianamente un’informazione equilibrata e di qualità”.
Parole dure sono arrivate anche dalla consigliera Rai Federica Frangi, che ha definito la scritta “un atto di intimidazione e diffamazione inaccettabile”, mentre Simona Agnes ha sottolineato come “offendere Vespa significhi colpire l’intera comunità del servizio pubblico”.
Le reazioni istituzionali
L’episodio non è passato inosservato neppure sul fronte politico. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha definito la scritta “un gesto vile contro un giornalista stimato, contrario ai principi di libertà e rispetto che devono guidare il dibattito pubblico”.
La condanna è stata corale e trasversale, a conferma della volontà delle istituzioni di difendere l’autonomia del servizio pubblico e la dignità dei suoi professionisti.
Le indagini
Le forze dell’ordine hanno avviato accertamenti per risalire agli autori dell’atto. Al momento non si esclude nessuna ipotesi: si potrebbe trattare di un gesto isolato, frutto di un singolo individuo, oppure di un’azione mirata con fini politici e simbolici. Le telecamere di sorveglianza della sede Rai potrebbero fornire elementi utili a ricostruire quanto accaduto.
L’episodio di via Teulada si aggiunge a una stagione di tensioni crescenti attorno all’informazione e al ruolo dei giornalisti. La scritta “Vespa infame” appare come un segnale preoccupante di un clima avvelenato, in cui il confronto politico e culturale rischia di scivolare in attacchi personali e atti intimidatori.
Mentre le indagini proseguono, la solidarietà a Vespa resta unanime: un messaggio che, almeno sul piano istituzionale, prova a ribadire i principi di pluralismo, rispetto e libertà che dovrebbero costituire il cuore del servizio pubblico.
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La scritta contro Bruno Vespa non è una goliardata, ma un segnale d’allarme: quando l’insulto entra negli spazi del servizio pubblico, il confine tra critica e intimidazione si spezza. La condanna trasversale dice che su pluralismo e rispetto non si media; ora tocca alle indagini chiarire responsabilità e contesto, senza scorciatoie. Difendere i giornalisti — anche quando dividono — significa difendere il diritto dei cittadini a un’informazione libera. In una stagione già esasperata, l’unica risposta utile è abbassare i toni, alzare gli standard e garantire che la Rai resti casa del confronto civile, non teatro di minacce.



















