Una commemorazione nata per ricordare una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana si è trasformata, nel giro di poche ore, in un nuovo caso politico nazionale. Al centro della polemica la cerimonia per il 70esimo anniversario della tragedia di Marcinelle e l’accusa, immediatamente rilanciata da Fratelli d’Italia e dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui alcuni rappresentanti della Cgil avrebbero voltato le spalle mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa leggeva il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
L’accusa è stata pesantissima. Meloni ha parlato di gesto «grave e vergognoso» e di «disprezzo verso le Istituzioni dello Stato». Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, ha parlato addirittura di una scena «vergognosa» e di «odio cieco».
Poi, però, è arrivato un elemento destinato a cambiare radicalmente il quadro della vicenda: la protesta è stata rivendicata dal sindacato belga Fgtb, che ha chiarito di essere stato il promotore del gesto e di averlo compiuto non contro Mattarella, ma contro la presenza e l’intervento di Ignazio La Russa.
Una precisazione che apre inevitabilmente un’altra polemica: perché la Cgil è stata accusata con tanta durezza prima che fosse verificata l’identità di chi aveva realmente organizzato la contestazione?
L’accusa iniziale contro la Cgil
La polemica è esplosa durante la cerimonia ufficiale al Bois du Cazier.
Secondo la prima ricostruzione rilanciata da esponenti di Fratelli d’Italia, alcuni rappresentanti della Cgil presenti alla commemorazione avrebbero voltato le spalle durante l’intervento di Ignazio La Russa, proprio mentre il presidente del Senato stava leggendo il messaggio inviato da Sergio Mattarella.
L’immagine è stata immediatamente interpretata come una contestazione non soltanto nei confronti di La Russa, ma anche delle istituzioni repubblicane e dello stesso capo dello Stato.
Da qui è partito l’attacco politico.
Foto e video della cerimonia sono stati rilanciati rapidamente sui social come prova della presunta responsabilità della Cgil, trasformando l’episodio in poche ore in un caso nazionale.
Meloni: «Gesto grave e vergognoso»
A intervenire personalmente è stata Giorgia Meloni.
La presidente del Consiglio ha definito l’episodio «grave e vergognoso», sostenendo che una protesta politica fosse stata trasformata in un gesto di disprezzo nei confronti delle istituzioni.
«Marcinelle non è il luogo per le divisioni politiche, ma della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro», ha scritto la premier.
La critica è stata indirizzata direttamente alla Cgil, sottolineando l’apparente contraddizione rappresentata da un sindacato nato per difendere i lavoratori che avrebbe scelto, secondo la prima ricostruzione, proprio la commemorazione di lavoratori morti per inscenare una contestazione.
Una condanna durissima.
Il problema è che, poche ore dopo, la ricostruzione sulla quale era stato costruito l’attacco politico è stata messa in discussione dai diretti protagonisti della protesta.
La svolta del sindacato belga: «Ci siamo girati noi»
A rivendicare esplicitamente l’iniziativa è stato infatti il sindacato belga Fgtb.
Vincent Pestieau, segretario regionale del sindacato a Charleroi, ha spiegato senza ambiguità che erano stati rappresentanti della propria organizzazione a voltarsi.
«Ci siamo girati noi», ha dichiarato.
Anche la motivazione della protesta è stata esplicitata: «Siamo contro la presenza di partiti fascisti, e per noi FdI è un partito di estrema destra. Siamo contro la presenza di tutti i partiti fascisti».
Una posizione politica molto dura, destinata inevitabilmente a suscitare reazioni, ma che introduce un elemento fondamentale nella polemica italiana: la protesta viene rivendicata da un sindacato belga e non dalla Cgil.
«La protesta non riguardava Mattarella»
Pestieau ha inoltre chiarito un altro punto decisivo.
«La nostra protesta non ha riguardato Mattarella, ma è solo perché Ignazio La Russa ha parlato a nome del governo».
Una dichiarazione che modifica profondamente il significato attribuito inizialmente all’episodio.
Non una protesta della Cgil contro il messaggio di Sergio Mattarella, secondo questa ricostruzione, ma una contestazione organizzata da un sindacato belga contro la presenza politica di La Russa e di Fratelli d’Italia.
La distinzione è tutt’altro che secondaria.
Il messaggio del capo dello Stato rappresentava uno dei momenti centrali della commemorazione e presentare il gesto come un affronto nei confronti di Mattarella aveva contribuito ad aumentare immediatamente la gravità politica dell’accaduto.
Il sindacato belga, invece, ha precisato che il presidente della Repubblica non era l’obiettivo della contestazione.
Landini aveva già smentito: «La Cgil non si gira mai dall’altra parte»
Prima ancora della rivendicazione della Fgtb, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini aveva reagito duramente alle accuse.
Rispondendo a Fidanza, aveva dichiarato:
«Se un certo signor Fidanza, per far sapere che esiste, deve parlare male della Cgil, credo che – qui a Marcinelle oggi c’è il sole – abbia preso un colpo di sole».
Poi la smentita netta:
«La Cgil, se non lo sa glielo dico, non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica».
Inizialmente la replica di Landini era stata trattata dagli esponenti di Fratelli d’Italia come una semplice negazione.
Poco dopo, però, la rivendicazione della Fgtb ha fornito un elemento ulteriore alla versione sostenuta dal segretario generale della Cgil.
Landini contro Meloni: «Commenta delle bugie»
Landini ha quindi rivolto un attacco diretto anche alla presidente del Consiglio.
«Trovo singolare che il nostro presidente del Consiglio, con tutti i problemi che gli italiani oggi hanno, trovi il tempo di commentare delle bugie», ha dichiarato.
Parole molto pesanti, con cui il leader della Cgil non si limita a difendere il sindacato, ma accusa sostanzialmente il governo di aver rilanciato una ricostruzione senza averla prima verificata fino in fondo.
Ed è proprio questo il punto che, dopo la precisazione della Fgtb, rischia di diventare politicamente centrale.
Fidanza insiste: «Abbiamo le immagini»
Carlo Fidanza aveva insistito anche dopo la replica di Landini.
«Abbiamo assistito ad una scena vergognosa, ad un comportamento che denota odio cieco», aveva affermato.
E ancora:
«È inutile che Landini smentisca, abbiamo le foto, le immagini sono state pubblicate da diversi siti. La sinistra dovrebbe dissociarsi da questa vergogna».
Le immagini, però, possono documentare il gesto di persone che si voltano. Più complesso è stabilire automaticamente, sulla sola base di quelle immagini, l’appartenenza organizzativa di ciascuno dei presenti.
È proprio qui che la vicenda mostra il rischio di trasformare un’immagine in una verità politica prima che ne sia stato verificato fino in fondo il contesto.
La protesta c’è stata. Su questo non sembrano esserci dubbi.
Il nodo riguarda invece chi l’abbia organizzata e quale fosse il suo effettivo obiettivo.
L’attacco alla Cgil rischia di diventare un boomerang
La vicenda rischia così di trasformarsi in un boomerang comunicativo per Fratelli d’Italia.
Meloni e Fidanza hanno costruito la loro durissima condanna sulla presunta responsabilità della Cgil e sul presunto affronto al presidente della Repubblica.
Ma la successiva rivendicazione del sindacato belga modifica almeno in parte il presupposto dell’accusa iniziale.
Resta naturalmente aperto il giudizio sul gesto.
Si può considerare opportuno o inopportuno voltare le spalle durante una commemorazione così solenne. Si può contestare politicamente la scelta della Fgtb e ritenere che un luogo simbolico come Marcinelle avrebbe dovuto essere sottratto a qualsiasi manifestazione di parte.
Ma è una questione diversa dall’attribuire alla Cgil italiana la responsabilità di aver deliberatamente mancato di rispetto al presidente della Repubblica.
La Russa: «Squallida propaganda»
Ignazio La Russa ha scelto inizialmente di non entrare direttamente nello scontro.
«Non voglio sporcare questa commemorazione con atti che considero di squallida propaganda», ha dichiarato.
Il presidente del Senato ha preferito insistere sul significato storico della giornata, ricordando i lavoratori italiani e stranieri morti nelle miniere del Belgio e le durissime condizioni nelle quali migliaia di emigrati furono costretti a lavorare nel dopoguerra.
La Russa ha sottolineato come quelle persone fossero state mandate all’estero in condizioni che oggi sarebbero considerate inaccettabili.
Ma la polemica era ormai esplosa e aveva finito per mettere in secondo piano proprio il significato della commemorazione.
Una commemorazione travolta dallo scontro politico
È questo forse il paradosso più evidente della giornata.
Tutte le forze coinvolte hanno sostenuto che Marcinelle non dovesse diventare terreno di battaglia politica.
Eppure, nel giro di poche ore, il ricordo dei 262 lavoratori morti è stato oscurato da una sequenza di accuse, post social, repliche e controrepliche.
Prima la protesta.
Poi l’accusa alla Cgil.
Poi l’intervento della presidente del Consiglio.
Poi la risposta di Landini.
Infine la rivendicazione del sindacato belga.
Una commemorazione dedicata alla dignità del lavoro e alla memoria dell’emigrazione italiana è così diventata l’ennesimo terreno di scontro della politica nazionale.
Il messaggio di Mattarella
Proprio per questo Sergio Mattarella ha utilizzato il settantesimo anniversario per collegare la memoria dell’emigrazione italiana anche al dibattito contemporaneo sui flussi migratori e sulla dignità delle persone.
Il presidente della Repubblica ha ricordato la necessità che la gestione delle migrazioni avvenga sempre nel rispetto della persona.
Un messaggio dal forte valore umano e istituzionale.
Ed è proprio per questo che l’accusa secondo cui qualcuno avrebbe deliberatamente mancato di rispetto durante la lettura delle parole del capo dello Stato aveva assunto immediatamente una gravità particolare.
La Fgtb, però, ha precisato che Mattarella non era l’obiettivo della contestazione.
La protesta antifascista rivendicata dalla Fgtb
Il sindacato belga non ha preso le distanze dal gesto.
Al contrario, lo ha rivendicato apertamente come una protesta antifascista.
Secondo Pestieau, la presenza di esponenti di Fratelli d’Italia non sarebbe appropriata in un luogo fortemente legato alla storia dell’immigrazione italiana e del movimento dei lavoratori.
È una posizione politicamente molto dura e certamente contestabile.
Ma appartiene alla Fgtb.
Ed è questa attribuzione a cambiare il quadro della polemica sviluppatasi in Italia intorno alla Cgil.
Il problema delle accuse prima delle verifiche
Il caso pone anche una questione più generale sul funzionamento della comunicazione politica contemporanea.
In un sistema dominato dalla velocità dei social, sempre più spesso la reazione precede la verifica.
Un’immagine viene pubblicata.
Le viene attribuito immediatamente un significato.
Viene individuato un responsabile.
La politica reagisce.
I leader rilanciano.
Soltanto in un secondo momento possono emergere elementi capaci di modificare, anche profondamente, il contesto iniziale.
Ma a quel punto il primo messaggio ha già raggiunto milioni di persone.
È esattamente ciò che rischia di essere accaduto a Marcinelle.
Meloni correggerà l’accusa alla Cgil?
A questo punto resta aperta una domanda politica.
Dopo la rivendicazione del sindacato belga, la presidente del Consiglio correggerà o preciserà la propria accusa nei confronti della Cgil?
È possibile continuare a criticare la protesta.
È possibile considerarla inopportuna e fuori luogo durante una commemorazione delle vittime.
Ma se l’organizzazione dell’iniziativa è stata rivendicata da un altro sindacato, la responsabilità attribuita inizialmente alla Cgil italiana merita quantomeno un chiarimento.
Una questione di correttezza istituzionale prima ancora che politica.
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Il vero messaggio di Marcinelle
Al di là dello scontro politico, resta però il messaggio che questa giornata avrebbe dovuto trasmettere.
La dignità del lavoro.
La sicurezza.
Il rispetto per chi emigra.
La memoria di chi è morto cercando un futuro migliore.
Marcinelle parla dell’Italia di ieri, ma anche dell’Europa di oggi.
Parla di migrazioni, sfruttamento, condizioni di lavoro e persone costrette a lasciare la propria terra per cercare altrove una possibilità.
Ed è proprio per questo che il settantesimo anniversario avrebbe meritato di essere sottratto alla velocità della propaganda e alle accuse premature.
Dopo la rivendicazione della Fgtb resta quindi una domanda politica precisa: il governo riconoscerà che la prima ricostruzione sulla responsabilità della Cgil era quantomeno incompleta oppure la polemica continuerà come se nulla fosse cambiato?
Condannare una contestazione è pienamente legittimo.
Attribuirla all’organizzazione sbagliata è un’altra cosa.
E proprio in una giornata dedicata alla memoria e al rispetto, forse la prima forma di rispetto avrebbe dovuto essere la più semplice: controllare con attenzione i fatti prima di trasformarli in un’arma dello scontro politico.



















