Si mette malissimo per la Premier Giorgia Meloni – Ecco cosa ha scoperto – Ora deve…

A pochi mesi dall’avvio della lunga corsa verso le prossime elezioni politiche, per Giorgia Meloni emerge un problema che potrebbe diventare decisivo: il rapporto sempre più difficile con le nuove generazioni. I dati riportati da La Notizia, sulla base di rilevazioni YouTrend analizzate da Reuters, mostrano infatti un divario molto netto tra il giudizio complessivo sull’esecutivo e quello espresso dagli elettori più giovani.

E mentre il centrodestra deve fare i conti con questa debolezza, sullo stesso fronte politico si apre un’altra partita: quella rappresentata dalla crescita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Secondo quanto riportato da Repubblica, in Fratelli d’Italia starebbe prendendo forma una strategia per contendere all’ex generale proprio l’elettorato di destra più sensibile ai suoi messaggi.

Due problemi differenti che finiscono quindi per incrociarsi: da una parte la difficoltà di Meloni a conquistare gli under 35, dall’altra la necessità di evitare una dispersione di consensi alla propria destra.

Il dato che preoccupa Meloni: tra i giovani il Governo è al 25%

Il numero politicamente più significativo riguarda il gradimento dell’esecutivo.

Secondo i dati YouTrend citati da Reuters e riportati da La Notizia, tra gli elettori compresi fra i 18 e i 34 anni il gradimento del Governo sarebbe fermo al 25%.

Un livello inferiore di dieci punti rispetto al 35% registrato considerando l’intera popolazione.

Il divario generazionale diventa ancora più evidente osservando gli orientamenti verso le diverse aree politiche.

I partiti che compongono la maggioranza di centrodestra, sempre secondo i dati riportati, complessivamente non arriverebbero al 30% tra i giovani.

PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, considerati insieme, si avvicinerebbero invece al 50%.

Un distacco che, qualora trovasse conferma nelle urne e soprattutto fosse accompagnato da una maggiore partecipazione elettorale degli under 35, potrebbe modificare significativamente gli equilibri politici.

Pregliasco: “I più giovani sono chiaramente orientati verso il centrosinistra”

A sottolineare la portata del fenomeno è Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend.

La sua valutazione, riportata da Reuters, è molto chiara:

“Gli elettori più giovani sono chiaramente orientati verso il centrosinistra”.

Non si tratterebbe dunque semplicemente di un calo personale di Giorgia Meloni, ma di una differenza più ampia nell’orientamento politico tra generazioni.

Ed è proprio questo l’elemento che può rendere il problema strutturale.

Se il centrodestra mantenesse una posizione di forza nelle fasce più adulte ma incontrasse crescenti difficoltà tra gli elettori più giovani, la partecipazione al voto delle diverse generazioni potrebbe diventare una delle variabili fondamentali delle prossime politiche.

Lontani dal Governo per lavoro, salari e futuro

Ma perché una parte così consistente dei giovani sarebbe distante dal Governo?

Tra le spiegazioni riportate nell’analisi c’è innanzitutto la situazione economica e occupazionale delle nuove generazioni.

Lorenzo De Sio, professore di Scienza politica alla Luiss, indica tra le ragioni del malcontento la carenza di riforme percepite come direttamente rivolte ai giovani.

Il problema riguarda il lavoro, ma anche le prospettive economiche complessive.

L’Italia continua infatti a fare i conti con una condizione particolarmente difficile per chi entra nel mercato del lavoro, mentre migliaia di giovani scelgono ogni anno di trasferirsi all’estero.

A questo si aggiunge la questione salariale.

Nell’articolo viene richiamato un dato attribuito alla Banca d’Italia secondo cui un giovane laureato in Germania guadagnerebbe mediamente l’80% in più rispetto a un giovane laureato in Italia.

Una distanza enorme, che contribuisce a spiegare perché il tema delle retribuzioni e delle opportunità professionali sia diventato centrale nel rapporto tra politica e nuove generazioni.

Le politiche del Governo contestate dagli under 35

Alla dimensione economica si aggiunge quella culturale e sociale.

Secondo l’analisi riportata, una parte dei giovani avrebbe percepito negativamente diverse scelte legislative della maggioranza.

Tra gli esempi vengono citate la stretta sui rave, le norme sulla cannabis light e le disposizioni riguardanti proteste e occupazioni.

Provvedimenti che il Governo ha presentato soprattutto in termini di sicurezza e legalità, ma che una parte dell’opposizione e dei movimenti giovanili ha contestato come eccessivamente repressivi.

Si crea così una distanza che non riguarda soltanto stipendi e occupazione, ma anche la concezione dei diritti, della protesta e del rapporto tra cittadini e autorità.

Il precedente del referendum sulla giustizia

C’è poi un dato che rende particolarmente interessante il comportamento degli under 35: quando i giovani partecipano in massa, il loro peso può diventare determinante.

Secondo i numeri riportati da La Notizia, in occasione del referendum sulla giustizia avrebbe votato il 67% degli under 35 e, all’interno di questa fascia, circa il 60% avrebbe bocciato la riforma sostenuta dal Governo.

È proprio questo il punto politico.

Il centrodestra ha potuto finora beneficiare anche di livelli elevati di astensione tra le fasce più giovani. Ma se alle prossime elezioni il malcontento dovesse trasformarsi in mobilitazione elettorale, gli equilibri potrebbero cambiare.

Per il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle la sfida sarà esattamente opposta: trasformare un orientamento potenzialmente favorevole in partecipazione effettiva alle urne.

 

Ma Meloni ha un secondo problema: Vannacci

Le difficoltà non arrivano però soltanto dal fronte progressista.

Alla destra di Giorgia Meloni si sta infatti consolidando la presenza politica di Roberto Vannacci e del suo Futuro Nazionale.

Il nuovo soggetto politico punta a intercettare soprattutto gli elettori più radicali, identitari e delusi dalle tradizionali formazioni del centrodestra.

La crescita di Vannacci rischia quindi di produrre una concorrenza diretta proprio all’interno del bacino che negli ultimi anni ha rappresentato uno dei punti di forza di Fratelli d’Italia e della coalizione.

E sarebbe proprio per questo che, secondo quanto riportato da Repubblica, nella destra starebbe prendendo forma una strategia per arginare politicamente l’ex generale.

La possibile contromossa di Fratelli d’Italia

L’obiettivo sarebbe quello di sottrarre spazio a Vannacci presentando alle prossime elezioni figure capaci di parlare allo stesso elettorato.

Tra i nomi indicati come possibili candidati figurerebbero Francesco Storace, già presidente della Regione Lazio e storico esponente della destra italiana, e Caio Mussolini, pronipote di Benito Mussolini, ex ufficiale della Marina e già candidato con Fratelli d’Italia alle elezioni europee del 2019.

Non si tratterebbe necessariamente di candidature già definite. Ma il fatto stesso che questi nomi vengano indicati nel dibattito interno mostra quale sarebbe la logica dell’operazione: evitare di lasciare a Vannacci il monopolio dell’elettorato collocato più a destra.

Una sorta di competizione identitaria interna allo stesso campo politico.

Una pressione “a tenaglia” contro Futuro Nazionale

Secondo la ricostruzione di Repubblica, Vannacci potrebbe inoltre trovarsi stretto tra due fronti.

Da un lato Fratelli d’Italia, intenzionato a difendere il proprio bacino elettorale. Dall’altro una destra ancora più radicale rappresentata da Forza Nuova.

Il risultato sarebbe una pressione politica “a tenaglia” su Futuro Nazionale.

La posta in gioco è evidente: impedire che il nuovo partito riesca a trasformare l’attenzione mediatica attorno al proprio leader in un radicamento elettorale capace di sottrarre percentuali significative agli attuali partiti del centrodestra.

La contraddizione del centrodestra

Il quadro che emerge è quindi particolarmente complesso per Giorgia Meloni.

Per recuperare terreno tra i giovani potrebbe essere necessario spostare l’agenda verso salari, lavoro, casa, istruzione, opportunità e politiche generazionali.

Ma contemporaneamente, per contrastare Vannacci, una parte della destra potrebbe essere tentata di accentuare ulteriormente i temi identitari e conservatori.

Sono due esigenze che non necessariamente vanno nella stessa direzione.

Una maggiore radicalizzazione potrebbe servire a trattenere gli elettori tentati da Futuro Nazionale, ma potrebbe contemporaneamente rendere ancora più difficile il rapporto con una parte delle nuove generazioni.

È forse questo il dilemma politico più delicato per Fratelli d’Italia in vista della campagna elettorale.

Anche Vannacci, però, deve fare i conti con il voto giovanile

Il problema generazionale non riguarda esclusivamente Meloni.

Proprio nei giorni scorsi Renato Mannheimer, commentando a L’Aria che Tira il programma di Futuro Nazionale, ha espresso dubbi sulla sua capacità di ampliare il consenso di Vannacci.

“I giovani credono poco a queste cose, credono poco al maschio che deve proteggere la sua donna”, ha osservato il sondaggista, aggiungendo che tra gli elettori potenziali di Vannacci “qualcuno potrebbe ripensarci”.

Questo significa che lo spazio politico sottratto a Meloni non necessariamente finirebbe automaticamente nelle mani di Vannacci.

Tra gli under 35, almeno sulla base delle rilevazioni riportate, sembra infatti esserci un orientamento complessivamente più favorevole alle opposizioni progressiste.

Leggi anche

La vera partita sarà portare i giovani alle urne

Ed è qui che si arriva alla questione decisiva.

I sondaggi possono mostrare il malcontento, ma sarà l’affluenza a stabilire quanto questo malcontento peserà davvero.

Se una larga parte dei giovani continuerà ad astenersi, il vantaggio delle opposizioni in questa fascia potrebbe avere un impatto limitato sul risultato complessivo.

Se invece l’insoddisfazione per salari, precarietà, costo della vita, opportunità e politiche sociali dovesse trasformarsi in partecipazione, gli under 35 potrebbero diventare uno dei grandi protagonisti delle prossime elezioni.

Per Meloni si apre quindi una doppia sfida: recuperare una generazione che appare sempre più distante e, nello stesso momento, impedire che alla propria destra Vannacci sottragga una parte dell’elettorato storico della coalizione.

Ed è una tenaglia politica difficile da gestire: spostarsi verso il centro per parlare ai giovani rischia di lasciare spazio a Futuro Nazionale; rincorrere Vannacci sul terreno identitario potrebbe invece allontanare ulteriormente proprio quegli under 35 che già oggi, secondo i sondaggi, sembrano voltare le spalle al Governo.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini