Roma, 5 novembre 2025 –
Un’audizione carica di emozione e significato quella di Sigfrido Ranucci davanti alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Il conduttore di Report, intervenuto a pochi giorni dall’attentato esplosivo davanti alla sua abitazione, ha ringraziato la squadra della redazione per il coraggio e la dedizione dimostrati nel continuare a lavorare “come se nulla fosse accaduto”.
“Vorrei ringraziare la mia squadra, perché in un momento molto complicato è riuscita ancora una volta a incarnare lo spirito del servizio pubblico, rendendo una grandissima qualità al prodotto – ha detto Ranucci –. Pur essendo quella bomba messa davanti a casa mia, era evidentemente rivolta anche al tipo di lavoro che la squadra ha fatto in questi anni.”
Il giornalista ha sottolineato come l’attacco non abbia colpito solo lui, ma l’intera redazione che da anni porta avanti inchieste scomode e di interesse pubblico.
“In questo momento – ha aggiunto – loro non hanno la fortuna, chiamiamola così, di avere la scorta. Eppure hanno continuato con coraggio a lavorare come se nulla fosse, permettendoci di andare in onda regolarmente. Io ero impegnato nelle manifestazioni di solidarietà e in interviste, ma la loro professionalità ha garantito una puntata di altissima qualità, nonostante tutto.”
Un attentato che scuote la Rai e la politica
L’attentato alla casa di Ranucci, avvenuto nella notte del 28 ottobre, ha profondamente scosso l’opinione pubblica e l’ambiente giornalistico. La bomba artigianale, piazzata nei pressi della sua abitazione, è stata interpretata come un chiaro messaggio intimidatorio nei confronti del conduttore e della trasmissione Report, da sempre impegnata in inchieste su potere politico, economico e criminalità organizzata.
L’episodio ha riacceso il dibattito sullo stato della libertà di stampa in Italia, sulle tutele ai giornalisti d’inchiesta e sulla necessità di proteggere chi lavora in prima linea per informare i cittadini.
Corsini: “Non solo un attacco criminale, ma un attacco simbolico alla libertà di stampa”
Alla stessa seduta della Commissione è intervenuto anche Paolo Corsini, direttore della Direzione Approfondimento Rai, che ha espresso solidarietà al giornalista e sottolineato il valore civile dell’informazione pubblica.
“Credo che questo momento debba essere considerato una testimonianza concreta del valore che ha la libertà di stampa, che è un pilastro della democrazia – ha detto Corsini –. Sento tutta la responsabilità di accompagnare Ranucci in questa vicenda.”
Il direttore ha definito l’attentato non solo un atto criminale, ma “un attacco simbolico al sistema dell’informazione”, un tentativo di intimidire non un singolo giornalista, ma l’intera categoria.
“Non ha minacciato solo un collega, ma tutto il sistema di informazione. Come padre, sono rimasto sconvolto quando ho saputo che l’esplosione aveva colpito anche la figlia di Ranucci.”
“Il giornalismo di inchiesta è scomodo, ma necessario”
Corsini ha poi ricordato il ruolo della sua direzione nell’espansione del giornalismo investigativo in Rai:
“Da quando mi è stata affidata la Direzione Approfondimento, uno dei miei primi impegni è stato valorizzare questo tipo di programmi, aumentando le ore complessive di trasmissione e avviando nuovi progetti come Far West e Lo Stato delle Cose.”
Il direttore ha anche evidenziato l’importanza del pluralismo interno alla Rai e della dialettica tra sensibilità diverse:
“Il giornalismo di inchiesta è scomodo per definizione. Non sempre le mie sensibilità coincidono con quelle espresse dai conduttori, ma questa dialettica è significativa perché contribuisce a valorizzare la libertà e la diversità. È questa la forza del servizio pubblico.”
Ranucci: “Report continuerà a fare il suo lavoro, senza paura”
Nel suo intervento, Ranucci ha ribadito la determinazione sua e della redazione di Report nel continuare a svolgere il proprio lavoro “con la schiena dritta e nel rispetto dei cittadini”.
“La bomba non fermerà il nostro lavoro. Report continuerà a indagare, a porre domande, a raccontare le verità scomode. Non per coraggio personale, ma per dovere professionale e civico. Perché l’informazione è un bene pubblico e non può essere messa a tacere.”
Il conduttore ha inoltre ricordato che la missione del servizio pubblico è “illuminare le zone d’ombra del potere”, anche quando questo significa affrontare rischi personali:
“Non si tratta di eroismo, ma di coerenza. Chi lavora in Rai deve sapere che serve a qualcosa di più grande: a garantire il diritto dei cittadini a conoscere.”
La solidarietà del Parlamento e del mondo del giornalismo
Le parole di Ranucci e Corsini hanno raccolto applausi trasversali in Commissione e numerosi attestati di solidarietà da parte di esponenti politici di diversi schieramenti.
Tutti hanno riconosciuto il valore simbolico della testimonianza del conduttore e la necessità di un impegno comune per rafforzare la protezione dei giornalisti minacciati, non solo in Rai ma in tutto il Paese.
La presidente della Commissione di Vigilanza, nel chiudere la seduta, ha parlato di un “momento di verità per la democrazia italiana”, invitando il servizio pubblico “a fare quadrato attorno ai suoi professionisti più esposti”.
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Conclusione: la Rai sotto attacco, ma più unita
L’audizione in Vigilanza si chiude con una duplice consapevolezza: da un lato la gravità dell’attentato, che colpisce il cuore dell’informazione pubblica, dall’altro la determinazione della Rai e dei suoi giornalisti nel non farsi intimidire.
Come ha sintetizzato Corsini, “la libertà di stampa non si difende con le parole ma con i fatti”.
E il fatto che Report sia tornato in onda, nonostante tutto, rappresenta la risposta più forte a chi vorrebbe spegnere una delle voci più libere e coraggiose del giornalismo italiano.



















