Sigfrido Ranucci difende Gratteri: “Basta attacchi. Difende un principio fondamentale” – EPICO

Il dibattito sulla giustizia continua ad accendersi e, nelle ultime ore, è arrivata una presa di posizione netta da parte di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report su Rai 3. Con un post pubblicato sui social, il giornalista è intervenuto a sostegno del procuratore Nicola Gratteri, finito nel mirino di una parte del mondo politico e mediatico dopo alcune dichiarazioni sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Le parole di Ranucci non lasciano spazio a interpretazioni: non una difesa di circostanza, ma un messaggio diretto rivolto a chi sta tentando di delegittimare uno dei magistrati più esposti nella lotta contro criminalità organizzata, narcotraffico e sistemi di potere.

“Basta attacchi: Gratteri è un uomo che ha speso la vita per il Paese”

Nel suo post, Ranucci scrive:

“Basta attacchi a un grande magistrato e a un grande uomo come Nicola Gratteri per la frase attribuita a Giovanni Falcone sulla separazione delle carriere. Gratteri ha immediatamente condiviso quella frase che gli è stata inoltrata da altri per generosità, non per ingannare ma per condividere con il pubblico un concetto importante su una norma che rischia di minare l’indipendenza della magistratura.”

Il tema è quello che negli ultimi giorni sta dominando la discussione pubblica: la proposta di separare le carriere tra giudici e PM, prevista dal referendum in arrivo. Una riforma che molti giuristi considerano una trasformazione radicale del sistema giudiziario, con il rischio di alterare l’equilibrio costituzionale stabilito nel 1948.

La frase contestata e la polemica politica

A generare l’attacco politico nei confronti di Gratteri è stata una citazione attribuita a Giovanni Falcone, usata dal magistrato in un’intervista. Secondo i detrattori, quella frase non sarebbe autentica e sarebbe stata diffusa intenzionalmente per influenzare il dibattito pubblico.

Ranucci, però, chiarisce:

“Gratteri ha condiviso quella frase non per manipolare, ma per ribadire la sua posizione: la separazione delle carriere rischia di indebolire la magistratura e aumentare la dipendenza dal potere politico.”

La difesa del conduttore di Report non riguarda solo l’episodio, ma soprattutto la coerenza istituzionale del procuratore.

“Chi lo attacca guarda il dito, non la luna”

Il post prosegue con toni duri:

“Chi attacca un uomo che ogni giorno con il suo impegno contribuisce a consegnare un mondo migliore alle future generazioni, è uno stolto che guarda il dito e non la luna.”

Per Ranucci, la polemica sta spostando l’attenzione dal contenuto alla forma. Mentre la questione centrale — l’indipendenza della magistratura — dovrebbe essere al centro del dibattito pubblico, una parte della politica e dei media sta puntando sull’errore marginale, trasformandolo in un caso pubblico per delegittimare la fonte.

Referendum giustizia: lo scontro entra nel vivo

La difesa di Ranucci si inserisce in una fase delicatissima: il Paese si avvicina al referendum sulla giustizia, un appuntamento destinato a segnare una svolta nel rapporto tra potere politico e potere giudiziario.

Chi sostiene il “sì” parla di riforma necessaria per snellire processi e responsabilità.
Chi sostiene il “no” — come Gratteri — avverte: separare le carriere significa avvicinare la giustizia al modello americano, trasformando PM e giudice in soggetti schierati e riducendo le garanzie per i cittadini.

Per i critici, ciò aprirebbe la porta a pressioni esterne, soprattutto in un Paese dove mafia, corruzione e lobby economiche hanno storicamente tentato di condizionare la macchina giudiziaria.

Ranucci: “Contro di lui fake news e attacchi orchestrati”

Nel finale, il giornalista lancia un avvertimento:

“Tutti coloro che vanno in cerca di fake possono esercitarsi con la disinformazione quotidiana di organi di stampa e politici.”

È un’accusa diretta, che lascia intendere l’esistenza di una strategia mirata a colpire una figura scomoda.


Il messaggio conclusivo e l’appuntamento televisivo

Il post si chiude con un invito:

“Report in onda domenica su Rai 3 alle 20.30.”

Un modo per ricordare che il giornalismo d’inchiesta, nel pieno del conflitto politico, resta uno degli ultimi strumenti per controllare il potere.

La battaglia sulla giustizia è appena iniziata

La difesa di Ranucci non è solo un gesto personale: è un segnale politico, istituzionale e culturale.
In gioco non c’è un fraintendimento o una citazione sbagliata: c’è la struttura stessa dello Stato di diritto.

E mentre la campagna referendaria entra nel vivo, una domanda resta sospesa:

L’Italia vuole rafforzare chi deve controllare il potere, o vuole riscrivere le regole a vantaggio di chi quel potere lo esercita?

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In conclusione, l’intervento di Ranucci sposta il baricentro dal dettaglio polemico al cuore della questione: l’indipendenza della magistratura e il diritto dei cittadini a un controllo effettivo sul potere. La citazione contestata diventa un pretesto; il merito è se vogliamo un sistema di pesi e contrappesi più forte o più permeabile alle pressioni politiche. Con il referendum alle porte, la scelta non riguarda un singolo magistrato o una trasmissione televisiva: riguarda la tenuta dello Stato di diritto. Difendere chi indaga—magistrati e giornalisti—non è una posizione di parte, ma una garanzia per tutti.

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