Sigfrido Ranucci ne mostra un’altra al suo pubblico. “Ecco cosa mi è arrivato poco fa”

Il conduttore di Report pubblica sui social la notifica di una nuova indagine. Dopo la bomba davanti casa, ora arriva anche un avviso di conclusione: “La magistratura deve lavorare libera, ma qualcuno vuole zittirci”

ROMA, 7 novembre 2025 – “Dedicato a chi pensa che i magistrati non tocchino Report”.
Con queste parole, Sigfrido Ranucci ha annunciato sui social l’ennesima querela ricevuta, mostrando in foto l’avviso di conclusione indagine della Procura della Repubblica di Firenze. L’inchiesta riguarda il magistrato Filippo Spezia, lo stesso ufficio giudiziario che si occupa delle stragi di mafia, e coinvolge anche il giornalista Luca Chianca, storico inviato del programma di inchieste di Rai 3.

“Mi è stata notificata l’ennesima querela, con avviso di conclusione delle indagini – scrive Ranucci su Instagram –. La magistratura è una risorsa del Paese e deve continuare il suo lavoro con libertà e indipendenza”.

Una dichiarazione che suona come un messaggio di sfida, ma anche di amarezza. Perché arriva a pochi giorni dall’audizione in Commissione di Vigilanza Rai, segnata da tensioni politiche e scontri verbali, e soprattutto a qualche settimana dal gravissimo attentato subito dal giornalista: una bomba esplosa davanti alla sua abitazione, un atto intimidatorio che ha scosso la redazione di Report e l’opinione pubblica.

Un nuovo capitolo nella guerra contro “Report”

Il gesto di Ranucci, che mostra in camera il documento della Procura, è un atto di trasparenza ma anche di denuncia.
Da mesi, il conduttore di Report è al centro di un vero e proprio assedio politico-mediatico. Le sue inchieste – dalle rivelazioni su appalti e lobby fino alle indagini sui rapporti tra potere e magistratura – hanno spesso provocato reazioni furiose nel mondo politico.

Il recente intervento in Vigilanza Rai, dove Ranucci aveva ringraziato la sua squadra per aver mantenuto “lo spirito del servizio pubblico nonostante le intimidazioni”, è stato seguito da nuovi attacchi e da tentativi di delegittimazione.

“Quella bomba davanti casa mia – aveva detto – era anche un messaggio rivolto al tipo di giornalismo che facciamo. Ma non arretreremo di un millimetro.”

Oggi, con la nuova querela e l’avviso di chiusura indagini, quella battaglia entra in una fase ancora più delicata.

Il caso giudiziario e il contesto politico

Secondo quanto trapela, la vicenda riguarderebbe un servizio di Report su rapporti tra magistratura e potere politico, che avrebbe suscitato reazioni dure in ambienti giudiziari.
Ranucci e Chianca sono stati iscritti nel registro degli indagati per presunte violazioni legate alla pubblicazione di informazioni riservate, ma il conduttore si difende:

“Abbiamo sempre lavorato nel rispetto della legge e del diritto di cronaca. Non c’è stato alcun abuso, ma un servizio d’interesse pubblico.”

Il caso arriva in un clima già incandescente. Nelle ultime settimane, il governo Meloni è stato accusato da più fronti – opposizioni, sindacati dei giornalisti e intellettuali – di voler limitare l’autonomia del servizio pubblico, dopo i tagli a Report e ai programmi di approfondimento.

La stessa presidente della Commissione di Vigilanza, Barbara Floridia (M5S), aveva espresso preoccupazione per “il clima di intimidazione che circonda il giornalismo investigativo in Rai”.

“Non è solo un attacco a me, ma al diritto di informare”

La nuova indagine si aggiunge a una lunga serie di querele che Ranucci e la redazione di Report hanno affrontato negli ultimi anni.
Molte si sono concluse con archiviazioni o assoluzioni, ma il loro effetto, spiega il giornalista, è quello di “consumare energie e risorse” per chi lavora nell’inchiesta:

“Le querele a catena sono diventate un’arma di pressione contro il giornalismo libero. Ma continueremo a raccontare la verità, anche quando dà fastidio. Non si può piegare l’informazione con le intimidazioni.”

Ranucci non ha nascosto la fatica e la preoccupazione per la sicurezza della sua squadra:

“Dopo la bomba, i miei colleghi hanno continuato a lavorare con coraggio, senza scorta, per permettermi di andare in onda. Questa querela è un’altra prova, ma non ci fermerà.”

Un simbolo della libertà di stampa sotto assedio

La figura di Sigfrido Ranucci è diventata negli ultimi mesi un simbolo della resistenza giornalistica in un contesto dove la libertà di stampa è messa sempre più in discussione.
Mentre Report continua a essere una delle trasmissioni più seguite e rispettate della Rai, il suo conduttore si trova costantemente esposto a minacce, cause e attacchi politici.

“Chi pensa di silenziare Report non ha capito che non è un programma, ma un modo di intendere il giornalismo – ha scritto un collega in solidarietà –. E la verità, anche se la ostacoli, prima o poi viene a galla.”

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Conclusione: la sfida di Ranucci

L’annuncio di oggi segna un nuovo capitolo in una vicenda che intreccia libertà di stampa, giustizia e potere.
Sigfrido Ranucci sceglie ancora una volta di non nascondersi: mostra i documenti, parla apertamente, rivendica il suo diritto di informare.

“Non arretreremo. La libertà di stampa è la spina dorsale della democrazia”, aveva detto pochi giorni fa in Parlamento.
E oggi, di fronte all’ennesima querela e dopo un attentato che avrebbe potuto costargli la vita, il suo messaggio è lo stesso:

“Possono colpirci, ma non ci faranno tacere.”

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