Sergio Ranucci torna al centro del dibattito sul rapporto tra informazione e servizio pubblico. Dopo la notizia dell’avvio di verifiche interne da parte della Rai sulle fonti e sulla correttezza di alcune inchieste di Report, il giornalista ha affidato ai social un lungo intervento dai toni durissimi.
Secondo quanto riferisce Ranucci, la decisione dell’azienda sarebbe arrivata dopo la richiesta avanzata nei giorni scorsi dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Una scelta che il conduttore definisce paradossale e che, a suo giudizio, rischia di colpire non soltanto lui, ma l’intera redazione della storica trasmissione d’inchiesta.
“La Rai tutela la sua immagine, ma la mia l’ha mai fatto?”
Ranucci apre il suo intervento con una domanda rivolta direttamente all’azienda.
“Apprendo dalle agenzie che la Rai ha avviato, dopo la richiesta dei giorni scorsi da parte del ministro Urso, verifiche sulle fonti e sulla correttezza delle nostre inchieste. Lo fa per tutelare la sua immagine. Ma la mia, che in parte è anche Rai, l’ha mai tutelata?”
Il giornalista mette così in discussione il comportamento del servizio pubblico, sostenendo di non aver ricevuto la stessa tutela nei momenti in cui la sua professionalità e quella della trasmissione sono finite al centro di polemiche pubbliche.
“La richiesta nasce da informazioni false”
Uno dei passaggi più duri riguarda l’origine stessa della vicenda.
Secondo Ranucci, la richiesta del ministro Urso sarebbe stata formulata sulla base di notizie non corrette.
“È paradossale che la richiesta di Urso sia nata da informazioni false riportate da alcuni giornali.”
Un’accusa che il giornalista accompagna alla convinzione che attorno a Report si stia costruendo una narrazione distorta del lavoro svolto dalla redazione.
“Siamo pronti ad affrontare ogni verifica”
Pur criticando la decisione della Rai, Ranucci ribadisce di non temere i controlli.
Ricorda infatti che Report è già stato sottoposto nel corso degli anni a numerosi audit e verifiche interne, anche su aspetti particolarmente delicati come il metodo giornalistico e la gestione delle fonti.
Tra gli esempi citati figurano i controlli relativi al caso Autogrill e al caso Tosi.
Per il conduttore, proprio queste esperienze dimostrerebbero la solidità del metodo di lavoro della trasmissione.
“Trent’anni di rigore”
Ranucci rivendica la storia di Report come principale garanzia dell’affidabilità del programma.
“Che le fonti siano sempre state selezionate con rigore lo dicono i trent’anni di storia della trasmissione.”
Secondo il giornalista, la credibilità costruita in tre decenni di inchieste rappresenterebbe la migliore risposta ai dubbi sollevati nelle ultime settimane.
Una reputazione che, sostiene, è stata conquistata grazie a un metodo fondato sulla verifica delle informazioni e sull’approfondimento giornalistico.
L’attacco ai giornali
Nel suo intervento, Ranucci rivolge accuse molto severe anche a parte della stampa.
“La narrazione di alcuni giornali sul sottoscritto, su Report e sulla sua storia è vergognosa e mostruosa.”
A suo giudizio, questo racconto avrebbe un obiettivo preciso: delegittimare uno dei pochi programmi televisivi che continuano a svolgere un giornalismo d’inchiesta indipendente.
“Uno degli ultimi baluardi dell’informazione libera”
È proprio su questo punto che si concentra uno dei passaggi più significativi dello sfogo.
Secondo Ranucci, gli attacchi rivolti a Report non riguarderebbero soltanto una trasmissione televisiva, ma investirebbero più in generale il ruolo dell’informazione indipendente nel Paese.
Il conduttore definisce infatti Report “uno degli ultimi baluardi dell’informazione libera rimasta in Italia”, sostenendo che il programma abbia sempre avuto come unico riferimento il pubblico che finanzia il servizio pubblico attraverso il canone.
“Dietro ogni puntata c’è un lavoro enorme”
Ranucci conclude difendendo con forza il lavoro dell’intera redazione.
Ricorda che Report è una delle trasmissioni più premiate nella storia della televisione italiana e sottolinea come dietro ogni inchiesta vi siano mesi di lavoro, verifiche, sacrifici e approfondimenti.
“Dietro ogni puntata c’è un lavoro pazzesco, fatica, rigore, coraggio e soprattutto quello che spaventa: indipendenza e memoria.”
Per il giornalista, sono proprio l’autonomia editoriale e la capacità di mantenere viva la memoria dei fatti a rendere il programma un punto di riferimento del giornalismo investigativo.
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Un nuovo fronte nel dibattito sul servizio pubblico
Le dichiarazioni di Sergio Ranucci riaprono il confronto sul rapporto tra informazione, politica e servizio pubblico radiotelevisivo.
Da una parte vi è la scelta della Rai di avviare verifiche interne sulle inchieste di Report; dall’altra, la risposta del conduttore, che rivendica la correttezza del lavoro svolto e interpreta l’iniziativa come l’ennesima pressione nei confronti di una trasmissione che negli anni ha affrontato temi spesso scomodi.
Il confronto è destinato a proseguire anche nei prossimi giorni, mentre il caso continua ad alimentare il dibattito sul ruolo del giornalismo d’inchiesta e sull’autonomia del servizio pubblico.




















