Alle 20:00 di oggi, nell’Aula di Palazzo San Macuto, la Commissione parlamentare di Vigilanza ha ascoltato Sigfrido Ranucci, conduttore e direttore di Report (Rai3). Con lui erano presenti Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento Rai, e la presidente della Commissione Barbara Floridia, che ha aperto i lavori richiamando la solidarietà istituzionale al giornalista dopo l’attentato di ottobre e ribadendo il valore della libertà di stampa come interesse pubblico non negoziabile.
Cronaca dell’audizione: dalla sicurezza personale alla libertà d’inchiesta
Nella parte introduttiva, Ranucci ha ripercorso i fatti dell’attentato e il clima di minacce che circonda da anni il lavoro d’inchiesta della sua redazione. Il punto politico, però, è andato oltre la cronaca: la sicurezza dei cronisti, ha sottolineato, è un presupposto della qualità del servizio pubblico; il resto è discussione legittima, ma deve avvenire “a viso aperto” e su basi verificabili.
“La Commissione deve funzionare”: gli appunti sventolati in Aula
Nel suo intervento conclusivo, Ranucci ha alzato i fogli con gli appunti presi durante il dibattito:
«Volevo mostrarvi gli appunti per chi ha dubbi che la Commissione debba funzionare. Sono tutti spunti riferiti a fatti dell’ultimo anno: se la Commissione avesse lavorato regolarmente, si sarebbero potuti affrontare con gradualità. Non si può dire che c’è una democrazia se poi gli strumenti per farla funzionare non funzionano. A volte, più che vestirsi di false trasparenze, è meglio apparire nudi».
Un passaggio che ha suonato come invito—e insieme ammonimento—a rendere la Vigilanza un luogo di confronto continuo e non solo emergenziale.
“Report è la prima serata più virtuosa”: costi, tagli e scelte editoriali
Rispondendo a chi ha sollevato il tema dei costi della trasmissione, Ranucci ha ricordato che Report è, per rapporto costi/risultati, «la trasmissione più virtuosa tra le prime serate»:
«Lamentarsi dei costi di Report è come se il Santo Padre si lamentasse del Giubileo. I tagli hanno colpito tutti, ma una linea editoriale oculata dovrebbe ridurre ciò che funziona meno e preservare ciò che funziona di più, mantenendo il pluralismo».
Ribadita anche la struttura produttiva: Report non utilizza troupe esterne a gettone, ma lavora con videogiornalisti e filmmaker da trent’anni.
Il caso Garante Privacy: “Mesi di lavoro, non due giorni”
Interpellato sulla puntata dedicata al Garante per la protezione dei dati personali, Ranucci ha chiarito la tempistica e il perimetro dell’inchiesta:
«Un lavoro del genere non si realizza in due giorni. Da mesi stavamo raccogliendo segnalazioni interne sull’operatività dell’Ufficio: conflitti di interessi, decisioni condizionate da sensibilità politiche e clientelari, rapporti impropri con alcuni ricorrenti. È un tema che implica la libertà d’informazione e riguarda da vicino anche la Rai, spesso sanzionata dall’Autorità».
Ranucci ha richiamato le sanzioni comminate all’azienda (tra cui quella da 150 mila euro legata al caso Sangiuliano, preceduta da un altro provvedimento), collegandole a un problema di indipendenza percepita dell’Autorità:
«Un’Authority è “indipendente” solo se lo sembra e lo è. Le nomine parlamentari (due dalla Camera e due dal Senato) espongono a una lettura partitica. Abbiamo chiesto accesso agli atti e ci è stato negato mentre indagavamo: è grave».
Quanto alla tempistica dei provvedimenti, Ranucci ha sottolineato che una sanzione «è del 17 ottobre, poche ore dopo l’attentato», rimarcando l’urgenza con cui il collegio è stato convocato in quell’occasione.
Un’Authority strategica da rilanciare
Nel passaggio più istituzionale, il conduttore ha invitato Parlamento e Governo a rilanciare il ruolo del Garante, ricordando l’impostazione originaria data da Stefano Rodotà:
«Quell’Ufficio ha potenzialità enormi in un’epoca di dati e piattaforme. I tecnici sono bravissimi; non va mortificata l’istituzione per responsabilità di chi è lì per scelta politica. Serve trasparenza e una missione aderente all’interesse pubblico».
La linea Rai e il ruolo della Vigilanza
Il direttore Paolo Corsini ha rivendicato la piena autonomia editoriale garantita a Report e alle altre testate d’approfondimento; la presidente Barbara Floridia ha rinnovato la solidarietà al giornalista e l’impegno a garantire che la Commissione torni a essere luogo di vigilanza effettiva e costante, non solo cassa di risonanza per polemiche contingenti.
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L’audizione di Palazzo San Macuto riporta il dibattito sul terreno che conta: come si garantisce, nei fatti, la libertà d’inchiesta nel servizio pubblico e quanto sono davvero indipendenti le Autorità che incidono sull’informazione.
Il messaggio di Ranucci—tra gli appunti alzati e l’invito a “funzionare”—chiede tre cose semplici e impegnative:
Vigilanza che lavori con regolarità,
Authority trasparenti e verificabili nelle procedure,
Scelte editoriali difese con criteri di pluralismo e merito (costi/risultati).
Se questi tre cerchi si chiudono, la polemica sui “format” e la contabilità di una singola trasmissione tornerà alla sua giusta dimensione. In caso contrario, l’Italia continuerà a misurare la libertà d’informazione sulla scorta delle emergenze—un attentato, una sanzione, una diffida—e non sulla forza delle regole.



















