Il conduttore di Report denuncia i contenuti dell’articolo 164 del Parlamento europeo: “Giochi di ruolo militari per gli studenti? È follia”. Standing ovation al Teatro del Popolo per il suo nuovo libro “La Scelta”.
In un’epoca in cui la parola “pace” sembra sempre più fuori moda, e le istituzioni internazionali si muovono con passo incerto tra riarmo e deterrenza, la voce di Sigfrido Ranucci si leva chiara, forte e indignata. Il conduttore di Report, uno dei volti più autorevoli del giornalismo d’inchiesta italiano, ha lanciato un durissimo j’accuse contro il Parlamento europeo, colpevole – a suo dire – di voler educare le nuove generazioni alla guerra, attraverso programmi istituzionali.
Durante la presentazione del suo nuovo libro “La Scelta”, al Teatro del Popolo, Ranucci ha letto ad alta voce gli articoli 164 e 167 di un documento approvato di recente dall’Europarlamento. Le sue parole sono diventate virali grazie a un video pubblicato il 16 aprile, che ha superato le 300.000 visualizzazioni in meno di una settimana.
“Educare alla guerra è follia”
Ranucci non usa mezzi termini: “È un mondo impazzito. L’articolo 164 invita gli Stati membri a realizzare programmi educativi per migliorare la conoscenza della difesa e della sicurezza. Ma non finisce qui: l’articolo 167 chiede che nelle università vengano promossi corsi, esercitazioni e persino giochi di ruolo militari per studenti civili. Si vuole abituare i giovani all’idea che la guerra sia normale. È questo il futuro che ci propone l’Europa?”
Un passaggio che ha scatenato un applauso spontaneo dalla platea. E Ranucci ha rincarato la dose: “Le scuole e le università non devono preparare soldati, ma cittadini critici. Si educa alla pace, non al conflitto.”
La denuncia: “È il linguaggio della guerra che entra nelle aule”
Ciò che preoccupa maggiormente il giornalista è il linguaggio: per Ranucci, chiamare “formazione” quella che è preparazione al conflitto armato è una strategia subdola e pericolosa. “Si usano parole come ‘sensibilizzazione’, ‘cooperazione’, ‘educazione’ per introdurre nelle scuole e nei campus l’idea che il riarmo sia inevitabile, anzi, giusto. Ma chi educa alla guerra non può educare alla libertà”.
L’Europa che si arma, i giovani che devono abituarsi
La critica va oltre il piano culturale e diventa politica: l’Europa, secondo Ranucci, sta smarrendo la propria identità. “Siamo nati come progetto di pace, oggi sembriamo una potenza che si prepara a combattere. Un tempo si costruivano ponti, ora si simulano trincee. L’idea di far giocare gli studenti ai giochi di ruolo militari è aberrante. Sotto il vestito della didattica c’è il germe dell’addestramento”.
Un mondo che ha smarrito la rotta
Nel libro “La Scelta”, Ranucci riflette sulla responsabilità morale e individuale davanti alle crisi globali. Ma sul palco, davanti a centinaia di persone, l’autore non ha esitato a trasformare la sua analisi in denuncia: “Questo non è solo un dibattito su un documento europeo. È una battaglia culturale. E va combattuta con le parole, con l’informazione, con il coraggio di dire no”.
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Conclusione: l’etica della pace non è negoziabile
Le parole di Ranucci colpiscono al cuore perché pongono una domanda scomoda: cosa stiamo insegnando ai nostri giovani? In un mondo che prepara i cittadini alla sopravvivenza piuttosto che alla convivenza, il rischio è quello di perdere non solo la pace, ma il senso stesso della democrazia. L’educazione non può diventare il terreno su cui si normalizza il conflitto, anche se mascherato da sicurezza.
Sigfrido Ranucci ha scelto da che parte stare. E invita tutti a fare lo stesso: “La vera scelta è questa: educare alla pace o abituarsi alla guerra. E io non ho dubbi su quale sia la mia.”
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