SONDAGGI: Boom 5 Stelle, giù il PD. Pesa il riarmo europeo: l’elettorato si sposta – I DATI

Il sondaggio Ipsos di fine marzo fotografa un quadro politico in evoluzione, scosso soprattutto dagli eventi internazionali che sembrano incidere in modo sempre più diretto sulle intenzioni di voto degli italiani. I dati confermano un calo del Partito Democratico, che perde l’1,1% in un mese, attestandosi al 21,5%. In controtendenza, boom del Movimento 5 Stelle, che guadagna lo 0,6% e sale al 13,8%, mentre la Lega cresce dello 0,9% fino al 9%. In lieve flessione Fratelli d’Italia, che scende al 26,6% (-0,4%).

Il peso della guerra e del riarmo

Gli ultimi sviluppi sulla scena globale, a partire dalla trattativa (ancora incerta) tra Stati Uniti e Russia per un cessate il fuoco in Ucraina, fino all’annuncio dei nuovi dazi americani firmati da Donald Trump (in vigore dal 2 aprile), stanno ridefinendo lo scenario politico interno. La prospettiva di un’Europa chiamata a riarmarsi – senza però una guida unitaria – sta spaccando le forze politiche italiane sia all’interno del governo che dell’opposizione.

Nel centrodestra, le divergenze sono evidenti: Tajani e Salvini sono su posizioni sempre più inconciliabili, con il primo legato alla tradizione europeista e il secondo sempre più apertamente allineato a Trump. Giorgia Meloni appare in una posizione difficile, stretta tra la necessità di restare agganciata alla leadership americana e la volontà di non isolarsi nel contesto europeo.

Ma anche nell’opposizione regna il caos. Il Partito Democratico, attraversato da tensioni tra la sua anima atlantista e quella pacifista, sembra pagare il prezzo della propria ambiguità: l’arretramento dell’1,1% in un solo mese è il segnale di una difficoltà crescente nel comunicare una linea chiara. A beneficiarne, almeno in parte, è il Movimento 5 Stelle, che ha puntato su un’opposizione netta al piano di riarmo europeo, raccogliendo così nuovi consensi tra i delusi del centrosinistra.

I dati nel dettaglio

L’ultima rilevazione Ipsos (27 marzo) mostra Fratelli d’Italia ancora primo partito, ma con il suo dato più basso da quando è al governo: 26,6%. Forza Italia scende leggermente all’8,4% (-0,2%), mentre la Lega torna a guadagnare terreno e supera gli alleati azzurri, risalendo al 9%.

Nel centrosinistra, il Pd cala al 21,5%, mentre l’Alleanza Verdi-Sinistra cresce lievemente al 6,3% (+0,3%). Resta stabile +Europa al 2%, mentre Italia Viva è ferma al 2,3%. Azione registra un lieve incremento (+0,4%) e sale al 2,7%, un piccolo segnale positivo dopo mesi di flessione.

Intenzioni di voto – marzo 2025 (con variazioni):

Fratelli d’Italia: 26,6% (-0,4)
Partito Democratico: 21,5% (-1,1)
Movimento 5 Stelle: 13,8% (+0,6)
Lega: 9,0% (+0,9)
Forza Italia: 8,4% (-0,2)
Alleanza Verdi-Sinistra: 6,3% (+0,3)
Azione: 2,7% (+0,4)
Italia Viva: 2,3% (=)
+Europa: 2,0% (=)
Altri: 6,4% (-0,5)
Indecisi/astensione/scheda bianca o nulla: 46,5% (=)

La tenuta del governo e della premier

Il giudizio sull’esecutivo è in lieve calo: l’indice di gradimento complessivo scende al 40%, il livello più basso dall’inizio della legislatura. Giorgia Meloni resta stabile al 41%, ma anche per lei si tratta della percentuale più bassa da quando è a Palazzo Chigi. Il declino, seppur lento, evidenzia l’erosione della sua immagine di leader coesa e determinata, minata dalle continue tensioni nella maggioranza e dalla complessità dello scenario internazionale.

Tra gli altri leader, Antonio Tajani conserva la prima posizione nell’indice di gradimento personale (29%), seguito da Giuseppe Conte al 27%, Elly Schlein al 25% e Matteo Salvini al 24%.

Astensione e indecisi: l’altro partito

La quota di astenuti e indecisi rimane elevatissima: il 46,5% degli elettori non si esprime o dichiara che voterebbe scheda bianca/nulla. È il segnale di una distanza ancora profonda tra politica e società, e anche di una crescente disillusione nei confronti di tutte le forze in campo.

Gradimento leader politici (indice):

Giorgia Meloni (Presidente del Consiglio): 41 (=)
Antonio Tajani: 29 (-1)
Giuseppe Conte: 27 (+1)
Elly Schlein: 25 (-1)
Matteo Salvini: 24 (+1)

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Una faglia che si allarga

In conclusione, l’elettorato italiano sembra dividersi sempre più lungo la linea di frattura rappresentata dalla guerra in Ucraina e dalle scelte strategiche europee sul riarmo. Una frattura che coinvolge tutti gli schieramenti e che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici nei mesi a venire, specie in vista delle Europee di giugno. In gioco non c’è solo il consenso, ma anche l’identità stessa delle forze politiche. E il tempo per decidere da che parte stare si fa sempre più stretto.

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