Sondaggi nazionali – Cambia tutto? Ora riparte alla grande un partito, mentre affonda il… DATI

ROMA – 8 novembre 2025
Gli ultimi dati diffusi da BiDiMedia prima del silenzio elettorale fotografano un’Italia politicamente divisa ma in equilibrio. Il centrodestra resta la prima coalizione con il 46,8%, ma il campo largo formato da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Verdi e Sinistra si avvicina al 45,6%, riducendo ulteriormente il divario.

Secondo l’istituto, il trend delle ultime settimane mostra un lento ma costante recupero dell’area progressista, soprattutto grazie alla crescita del Movimento 5 Stelle e alla tenuta del Partito Democratico, mentre il centrodestra registra una stabilità complessiva, ma con segnali di assestamento interni.

Fratelli d’Italia resta primo partito

Il partito di Giorgia Meloni si conferma in testa con il 29,5% dei consensi, in lieve crescita (+0,2%). Nonostante alcune polemiche legate alla manovra e alla gestione delle nomine pubbliche, Fratelli d’Italia mantiene una posizione di forza e continua a rappresentare il baricentro politico della maggioranza.
Seguono Forza Italia all’8,3%, sostenuta dal ruolo governativo di Antonio Tajani, e la Lega all’8,1%, che recupera leggermente rispetto ai minimi registrati in estate. Noi Moderati si attesta allo 0,9%.

Complessivamente, la coalizione di centrodestra arriva al 46,8%, confermando la sua capacità di restare maggioritaria, soprattutto nel Nord e nel Centro Italia.

Il campo largo regge: PD stabile, M5S in crescita

Sul fronte opposto, il Partito Democratico perde lievemente terreno ma resta stabile al 22,2%, mentre il Movimento 5 Stelle cresce al 12,5% (+0,2%), rafforzando la leadership di Giuseppe Conte dopo settimane di mobilitazione sociale.
Alleanza Verdi e Sinistra sale al 6,9%, segno di una sensibilità crescente su temi ambientali e sociali.
Le forze minori del centrosinistra registrano invece numeri più contenuti: Casa Riformista al 2,3%, +Europa all’1,1% e il PSI allo 0,6%, tornato recentemente in campo.

Nel complesso, l’area progressista raggiunge il 45,6%, in aumento di mezzo punto rispetto alla rilevazione del 28 ottobre.

Centro liberale fermo, sinistra radicale in lieve ascesa

Il centro liberale guidato da Azione e Italia Viva rimane marginale. Azione scende al 2,8%, Ora! si attesta allo 0,7%, mentre il Partito Liberaldemocratico resta allo 0,6%, per un totale di 4,1%, stabile rispetto alle settimane precedenti.

Piccoli segnali di vitalità arrivano invece dalle forze della sinistra radicale, come Democrazia Sovrana Popolare (1,0%), Potere al Popolo (0,8%) e Rifondazione Comunista (0,7%), che insieme superano il 2,5%.

Indecisi e affluenza

L’affluenza stimata da BiDiMedia si colloca tra il 51% e il 55%, in leggero calo, mentre la quota degli indecisi scende al 23% (-1%). Un dato che suggerisce una crescente polarizzazione dell’elettorato e una minore propensione al voto di protesta o di disimpegno.

Un Paese spaccato ma in movimento

La fotografia finale prima del silenzio elettorale racconta un Paese politicamente diviso ma dinamico. Il centrodestra resta favorito in termini di numeri assoluti, ma il campo largo di PD e M5S ha dimostrato di saper recuperare terreno, soprattutto nelle regioni meridionali e nei centri urbani.

Per Giorgia Meloni, le Regionali di novembre rappresenteranno un test fondamentale per misurare la solidità del consenso a metà legislatura. Per Elly Schlein e Giuseppe Conte, invece, l’obiettivo è consolidare l’alleanza progressista e trasformare il vantaggio territoriale in una prospettiva politica nazionale.

Il verdetto, ora, passa agli elettori.

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In conclusione, l’ultima fotografia BiDiMedia consegna al centrodestra un vantaggio reale ma assottigliato (46,8% contro 45,6%), dentro una competizione ormai polarizzata e con un bacino di indecisi in calo. Fratelli d’Italia resta il perno della maggioranza, mentre il campo largo regge grazie alla tenuta del PD e alla crescita del M5S, trainato soprattutto nei centri urbani e nel Mezzogiorno. Con un’affluenza stimata tra il 51% e il 55%, il risultato finale dipenderà dalla capacità delle coalizioni di mobilitare l’elettorato e di contendere gli ultimi segmenti ancora “mobili”.

Per Giorgia Meloni, la prova misurerà la solidità del consenso a metà legislatura; per Elly Schlein e Giuseppe Conte, il banco di prova è trasformare il recupero territoriale in prospettiva nazionale. Il margine è stretto, la mappa del voto è frastagliata: a fare la differenza saranno organizzazione, presenza sui territori e credibilità delle proposte su salari, servizi e transizione economica. Ora, la parola passa alle urne.

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