Per settimane il quadro politico era sembrato abbastanza stabile, quasi cristallizzato. Il centrodestra continuava a mantenere la testa della corsa, Fratelli d’Italia restava il primo partito e l’opposizione inseguiva senza riuscire davvero a chiudere lo spazio. Poi arriva una rilevazione che cambia il tono del racconto. Non perché certifichi da sola un ribaltone, ma perché segnala un dato politico pesante: il governo arretra, il centrosinistra allargato recupera terreno e il margine tra i due schieramenti si riduce fino a diventare quasi impercettibile.
È questo il messaggio più forte che emerge dal sondaggio EMG mostrato dal Tg3: il centrodestra scende al 45,2%, perdendo mezzo punto rispetto alla settimana precedente, mentre il centrosinistra sale al 44,9%, guadagnando 0,6 punti. Tradotto: tra i due blocchi ci sono appena tre decimali. Una distanza minima, che trasforma un vantaggio solido in un equilibrio fragile.
Il dato che colpisce: il centrodestra è ancora primo, ma non domina più
Il primo elemento da osservare è proprio questo. Il centrodestra resta formalmente avanti, ma la sua leadership appare molto meno rassicurante di quanto fosse solo poco tempo fa. Il 45,2% complessivo non è un dato irrilevante, ma il calo di mezzo punto pesa perché arriva mentre il fronte opposto cresce. Non è quindi soltanto una lieve flessione aritmetica: è un arretramento politico, perché accorcia la distanza e cambia il clima.
In questi casi il punto non è solo quanti voti si perdono, ma quando e mentre chi li recupera. Il problema per il governo, infatti, non è semplicemente il segno meno accanto alla coalizione. Il problema è che quel meno si incrocia con il più del centrosinistra, rendendo improvvisamente contendibile uno spazio che sembrava più protetto.
Fratelli d’Italia resta primo partito, ma il blocco di governo rallenta
Dentro il centrodestra, Fratelli d’Italia si conferma il primo partito con il 27%. È un dato che continua a tenere Giorgia Meloni nettamente davanti a tutti gli altri leader sul piano del consenso di partito. Tuttavia, il punto politico non può fermarsi qui. Perché se FdI resta alto, il blocco nel suo complesso mostra una minore capacità di allungo.
Forza Italia si attesta all’8,7%, la Lega all’8%, Noi Moderati all’1,5%. Numeri che, sommati, tengono ancora la coalizione davanti, ma senza quella forza di espansione che in altri momenti consentiva al centrodestra di gestire con maggiore tranquillità la distanza dagli avversari. Il dato generale, quindi, racconta una maggioranza ancora competitiva, ma meno brillante e meno larga.
Il campo largo si avvicina: PD, M5S e AVS spingono il recupero
Se il centrodestra arretra, il centrosinistra fa il movimento opposto. Il totale del campo progressista sale al 44,9%, con un incremento di 0,6 punti. Ed è proprio questo balzo a rendere la fotografia molto più interessante. Perché il centrosinistra, almeno in questa rilevazione, non appare più come un fronte lontano ma come una coalizione virtuale ormai quasi sovrapposta alla maggioranza.
Il Partito Democratico è al 22,7%, confermandosi il secondo partito del Paese. Il Movimento 5 Stelle è al 12%, dato significativo perché consolida il suo peso dentro lo schieramento alternativo. L’Alleanza Verdi-Sinistra è al 6%, una soglia che continua a darle una rilevanza non secondaria. Poi ci sono Italia Viva al 2,2% e +Europa al 2%.
La somma di queste forze produce un effetto politico preciso: l’idea che un’opposizione larga, se compatta, possa competere davvero. Ed è questo, probabilmente, il segnale più scomodo per il governo.
Non è ancora sorpasso, ma il campanello d’allarme è forte
Dire “crollo” in termini strettamente numerici forse sarebbe eccessivo, perché il centrodestra resta comunque primo. Ma sul piano politico il campanello d’allarme è reale. Quando una coalizione di governo si ritrova con appena 0,3 punti di vantaggio sul blocco rivale, il tema non è più la gestione del primato: è la difesa del vantaggio.
Ed è qui che il sondaggio cambia significato. Perché racconta che il governo non è più in una fase di spinta, ma di contenimento. Non sta allargando il consenso: lo sta proteggendo. E quando una maggioranza passa dall’offensiva alla difesa, il segnale per tutti gli osservatori politici diventa inevitabilmente più serio.
Il centro perde terreno, cresce Futuro Nazionale
Un altro elemento molto interessante della rilevazione riguarda l’area centrista e le forze esterne ai due poli principali. Il totale del centro si ferma al 3,9% e perde 0,8 punti. Azione è al 2,7%, il Partito Liberal Democratico all’1,2%. È un dato che segnala una difficoltà evidente di quell’area a costruire una vera alternativa autonoma.
Al contrario, spicca il 3,6% di Futuro Nazionale, che guadagna addirittura 1,6 punti. È probabilmente uno dei movimenti più sorprendenti della tabella. Non basta da solo a spostare gli equilibri generali, ma indica che una parte dell’elettorato si sta muovendo fuori dalle caselle tradizionali. Democrazia Sovrana e Popolare è all’1,4%, mentre l’altra lista è all’1%.
Questi flussi laterali non decidono da soli la partita, ma contribuiscono a rendere il quadro più mobile e meno prevedibile.
Anche l’affluenza stimata manda un messaggio
C’è poi un dato che merita attenzione: l’affluenza stimata è al 62%, in crescita di 4 punti rispetto alla settimana precedente, anche se ancora sotto il 64% registrato nel 2022. Non è un dettaglio tecnico. Quando cresce la disponibilità dichiarata ad andare alle urne, vuol dire che la competizione torna a essere percepita come aperta e potenzialmente decisiva.
Questo può incidere molto sugli equilibri futuri. Un’elezione percepita come già scritta tende a deprimere la partecipazione. Un’elezione invece vista come contendibile mobilita di più. Ed è esattamente questo che il sondaggio suggerisce: il ritorno di una partita vera.
Il vero problema per Meloni è il clima, non solo il numero
Il dato forse più insidioso per Giorgia Meloni non è tanto il 27% di Fratelli d’Italia, che resta alto, ma il clima politico che questa rilevazione contribuisce a costruire. Fino a poco tempo fa il centrodestra veniva raccontato come un blocco dominante, con l’opposizione distante e incapace di avvicinarsi davvero. Adesso la narrazione cambia: il governo è ancora davanti, sì, ma non più irraggiungibile.
E in politica il clima conta quasi quanto i numeri. Perché modifica la percezione di forza, influenza gli alleati, rafforza gli avversari e può cambiare persino il comportamento dell’elettorato. Un vantaggio minimo, infatti, non viene letto come stabilità: viene letto come vulnerabilità.
La lettura politica del sondaggio
Messa insieme, la tabella EMG disegna una situazione molto più tesa di quella che potrebbe sembrare a un primo sguardo. Il centrodestra guida ancora la corsa, ma perde mezzo punto. Il centrosinistra cresce e si porta a un soffio. Il centro arretra. Alcune formazioni minori si muovono. L’affluenza potenziale sale.
Non c’è ancora il sorpasso. Ma c’è una cosa che, per un governo, conta quasi allo stesso modo: la fine della sensazione di sicurezza. E una maggioranza che smette di sembrare salda entra inevitabilmente in una fase più complicata, perché ogni nuova rilevazione, ogni polemica, ogni passaggio politico rischia di pesare il doppio.
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Questo sondaggio non certifica la caduta del governo, ma racconta con chiarezza un indebolimento politico del suo vantaggio. Il centrodestra resta primo al 45,2%, ma il centrosinistra sale al 44,9% e si porta praticamente a contatto. Fratelli d’Italia tiene il primato, ma la coalizione non allunga più. Il campo largo, invece, torna a sembrare competitivo.
Ed è proprio qui il punto. Non siamo ancora davanti a un ribaltamento, ma a qualcosa che per il governo può diventare persino più insidioso: l’inizio di una rincorsa credibile da parte degli avversari. Quando il margine si riduce a tre decimali, la leadership non basta più a rassicurare. Da quel momento in poi, ogni sondaggio smette di essere una fotografia e diventa un avvertimento.

















