Sondaggio EMG: fiducia nel governo Meloni? Arrivano i dati shock che frizzano il Governo

Il governo Meloni perde terreno sul fronte più delicato: la fiducia degli italiani.
Secondo l’ultimo sondaggio EMG Different, la fiducia complessiva nell’esecutivo scende al 43%, segnando un calo di un punto percentuale rispetto alla settimana precedente, mentre i giudizi negativi crescono fino al 57%.
È uno dei dati più bassi da quando Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, e indica un progressivo logoramento del rapporto tra governo e opinione pubblica.

Il dato nel dettaglio: cresce il fronte dei delusi

Alla domanda «Lei quanta fiducia ha nel Governo Meloni?», soltanto il 17% degli intervistati risponde di averne “molta”, mentre un ulteriore 26% dichiara di averne “abbastanza”.
Sul versante opposto, il 19% afferma di avere “poca” fiducia e ben il 38% “per nulla”.

La somma delle valutazioni positive (43%) risulta quindi inferiore a quella dei giudizi negativi (57%), con uno scarto di 14 punti percentuali. Un distacco che evidenzia un trend di disillusione crescente, in particolare tra gli elettori moderati e tra coloro che, un anno fa, avevano sostenuto il governo “per fiducia personale” nella premier.

Il calo di consenso: inflazione, sanità e sicurezza sul lavoro pesano sull’opinione pubblica

Gli analisti di EMG sottolineano che il calo della fiducia non è un fenomeno improvviso, ma il risultato di più fattori combinati.
Il caro vita, con l’inflazione ancora percepita alta, e la difficoltà di molte famiglie nel sostenere spese ordinarie, resta il primo elemento di malcontento.
A questo si aggiungono la crisi della sanità pubblica, con liste d’attesa sempre più lunghe e l’assenza di investimenti strutturali, e la questione sicurezza sul lavoro, tornata d’attualità dopo i tragici incidenti delle ultime settimane.

Sul piano politico, poi, pesano le tensioni interne alla maggioranza e la percezione di un governo più impegnato a rispondere alle polemiche che a presentare riforme concrete.

Gli elettori si polarizzano: cresce la distanza tra chi ama e chi contesta la premier

Un altro dato interessante riguarda la polarizzazione del consenso.
Chi sostiene Giorgia Meloni tende a difendere il governo con convinzione, ma il fronte dei critici diventa sempre più ampio e deciso.
In particolare, il 38% di chi dichiara “nessuna fiducia” rappresenta una quota stabile e consolidata di oppositori, difficilmente recuperabile con misure di breve periodo.

Il fenomeno è tipico delle fasi di usura del potere: quando la distanza tra elettorato “fedele” e “deluso” cresce, la leadership rischia di restare intrappolata tra il linguaggio dell’autodifesa e l’incapacità di aprirsi al dialogo con i ceti medi e popolari che l’avevano premiata nel 2022.

Il confronto storico: fiducia più bassa rispetto all’inizio del mandato

All’insediamento, nell’autunno 2022, la fiducia nel governo Meloni si attestava intorno al 55%, con un livello di consenso personale per la premier superiore al 60%.
In due anni, il calo è stato costante, fino all’attuale 43%, il punto più basso della legislatura.

Anche il dato medio rispetto agli altri governi recenti non è incoraggiante:

Draghi aveva chiuso con una fiducia intorno al 52%,

Conte II era crollato al 40% solo dopo mesi di scontri parlamentari,

Renzi e Letta avevano perso fiducia più lentamente, ma con curve simili nella fase di erosione.

Una fiducia “difensiva”: gli italiani premiano la stabilità, ma chiedono risposte

Secondo EMG, il 43% di fiducia “residua” non rappresenta un voto di approvazione piena, ma una fiducia difensiva: molti cittadini, pur critici, riconoscono al governo Meloni una certa stabilità e preferiscono non rischiare crisi politiche in una fase economica complessa.
È un atteggiamento prudente, più che entusiasta.

Ma se i problemi strutturali – sanità, salari, caro vita – continueranno a peggiorare, la fiducia “per inerzia” potrebbe trasformarsi rapidamente in disaffezione.

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Conclusione

Il sondaggio EMG fotografa un governo che non è ancora in crisi, ma che ha perso la spinta iniziale e fatica a riconnettersi con la parte del Paese più fragile e delusa.
Il 57% di giudizi negativi segna un campanello d’allarme per la premier: la fiducia non è un capitale illimitato, e quando cala sotto la soglia psicologica del 45% diventa difficile invertire la rotta senza un cambio di passo politico e comunicativo.

In sintesi: Giorgia Meloni resta solida nella maggioranza parlamentare, ma la fiducia nel suo governo scivola ai minimi da inizio mandato. E per la prima volta, la distanza tra “entusiasmo” e “delusione” sembra difficilmente colmabile.

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