Sondaggio esclusivo appena sfornato – Ecco chi crolla e chi invece stravince – TUTTI I DATI

L’ultimo sondaggio EMG Different sulle intenzioni di voto, diffuso in tv, offre una fotografia interessante degli equilibri politici italiani. Da un lato il centrodestra resta in vantaggio come coalizione, dall’altro la dinamica interna ai blocchi racconta una storia diversa: Fratelli d’Italia arretra, mentre il Movimento 5 Stelle supera il 13% e continua a tallonare il Partito Democratico, confermandosi come terza forza stabile del sistema. Sullo sfondo, un dato che pesa più di tutti: l’affluenza stimata si ferma al 55%, molto lontana dal 64% delle politiche 2022.

I numeri: centrodestra avanti, ma Meloni perde terreno

Alla domanda “se si tornasse a votare per il Parlamento, per quale partito voterebbe?”, tra chi dichiara di voler andare alle urne il quadro è questo:

  • Totale centrodestra: 48,2%

    • Fratelli d’Italia: 28,8%

    • Forza Italia: 9,3%

    • Lega: 8,7%

    • Noi Moderati: 1,4%

Il blocco guidato da Giorgia Meloni rimane quindi primo per distacco, sfiorando il 50% dei consensi tra i votanti potenziali. Ma il dato che colpisce è quello di Fratelli d’Italia: il partito della premier resta saldamente al comando, ma perde punti rispetto alle settimane precedenti secondo la colonna delle variazioni. Non è un crollo, è un lento logoramento: il fisiologico consumo di chi governa da tempo e deve difendere quotidianamente scelte spesso impopolari.

L’erosione non si traduce, per ora, in un guadagno massiccio per gli alleati: Forza Italia e Lega restano su valori medio-bassi ma stabili, intorno al 9% e all’8,7%. Il centrodestra nel complesso tiene, ma la sua forza è sempre più legata alla capacità di FdI di restare sopra quota 28–30%.

Il centrosinistra: il Pd guida il fronte, ma con il fiato dei 5 Stelle sul collo

Sul versante opposto, il sondaggio assegna al totale centrosinistra il 44,8%, in lieve crescita (+0,3). La coalizione resta dietro al centrodestra, ma riduce leggermente il distacco.

Dentro il campo:

  • PD – Partito Democratico: 21,0%

  • Movimento 5 Stelle: 13,3%

  • Alleanza Verdi–Sinistra: 5,8%

  • Italia Viva: 2,7%

  • +Europa: 2,0%

Il Partito Democratico si conferma seconda forza del Paese con il 21%, ma non sfonda. È solido, non travolgente. La novità più significativa è la buona tenuta del Movimento 5 Stelle, che supera il 13% e si porta ancora una volta subito dietro al Pd, a meno di otto punti di distanza.

Il dato conta perché non è episodico: ormai da tempo il M5S viaggia su numeri a doppia cifra, agganciato alla fascia 12–13%, e si propone come compagno di rincorsa stabile del Pd. Non è più il partito dominante del 2018, ma neppure una forza residuale: è il terzo pilastro del sistema, la gamba che può decidere la partita nel campo progressista.

L’Alleanza Verdi–Sinistra con il suo 5,8% completa la base del centrosinistra “allargato”, mentre Italia Viva e +Europa galleggiano tra il 2 e il 3%, numeri piccoli ma potenzialmente determinanti in qualunque ragionamento sulle alleanze.

Il centro e le altre liste: tanti piccoli numeri, ma nessun nuovo polo

Fuori dai due schieramenti principali, il sondaggio rileva:

  • Totale centro: 4,5%

    • Azione: 3,0%

    • Partito Liberal Democratico: circa 1,5%

Azione resta il baricentro dell’area centrista ma lontanissima dalle ambizioni di “terzo polo” di qualche stagione fa. Democrazia Sovrana e Popolare si attesta all’1,1%, mentre la voce “Altra lista” vale l’1,4%.

Il quadro è quello di una frammentazione a bassa intensità: tanti piccoli soggetti che, da soli, non rappresentano un’alternativa sistemica, ma che potrebbero diventare decisivi solo in un sistema di alleanze estremamente fluido.

Accanto ai numeri dei partiti, il dato forse più rilevante è quello dell’affluenza stimata:

  • 55% degli aventi diritto sarebbe disposto a recarsi alle urne,

  • in calo di 2 punti rispetto alla rilevazione precedente,

  • e ben al di sotto del 64% delle politiche 2022.

Questo significa che quasi un elettore su due oggi sceglierebbe l’astensione o non sa ancora se andrà a votare. Una massa enorme, che ridisegna il significato stesso delle percentuali: quel 28,8% di Fratelli d’Italia, ad esempio, vale meno di un terzo dell’elettorato reale.

È in questa zona grigia – tra disillusione, rabbia e disinteresse – che si gioca la partita che nessun sondaggio misura fino in fondo.

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Conclusione: un sistema a tre poli e un leader in leggera ritirata

Il sondaggio EMG restituisce un sistema politico che, pur dentro uno schema coalizionale, appare sempre più tripolare:

  • Fratelli d’Italia resta il primo partito, ma perde terreno e non può più contare su un consenso in crescita automatica.

  • Il Partito Democratico mantiene il ruolo di principale forza d’opposizione, ma non riesce ancora a costruire un vantaggio netto nella sua area.

  • Il Movimento 5 Stelle, stabilmente oltre il 13%, continua a inseguire da vicino il Pd, pronto a giocare il ruolo di ago della bilancia nel campo progressista.

Sul fondo, l’astensione crescente racconta di un Paese in cui quasi metà dei cittadini sceglie di restare alla finestra. È da qui che passa il vero rischio per tutti: per Giorgia Meloni, che vede erodersi lentamente il proprio primato; per Pd e M5S, che continuano a contendersi la leadership dell’alternativa; per i piccoli partiti, che faticano a trovare un senso politico oltre la pura testimonianza.

Se i numeri confermeranno questa tendenza, le prossime elezioni non si giocheranno solo sul confronto tra destra e sinistra, ma sulla capacità di riconquistare chi oggi non crede più che il voto possa cambiare qualcosa. Ed è proprio lì che, tra un 28,8% e un 13,3%, si deciderà il futuro dei rapporti di forza nel Paese.

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