Sondaggio esclusivo RAI – Bruno Vespa lo deve ammttere… Conte sta… – IL DATO SHOCK

Il nuovo quadro delle intenzioni di voto mostrato a Porta a Porta su Rai 1 (rilevazione 28/01/2026) fotografa una dinamica chiara: nel perimetro di governo regge il partito guida, mentre le oscillazioni più evidenti riguardano l’area alleata e, sul fronte opposto, il riequilibrio interno dell’opposizione. Il sondaggio è firmato Noto Sondaggi e confronta i dati con la precedente rilevazione del 17/12/2025.

I numeri: chi sale e chi scende

Secondo la grafica diffusa in trasmissione, le percentuali sono queste:

FDI: 30,0% (=)

PD: 21,5% (-0,5)

M5S: 11,5% (+0,5)

FI: 9,0% (=)

Lega: 8,0% (-0,5)

Verdi–Sinistra: 6,0% (+0,5)


La fotografia è quindi “a due velocità”: stabilità in cima e spostamenti piccoli ma significativi nel blocco centrale, dove mezzo punto può tradursi in un cambio di narrativa politica.

Centrodestra: leadership invariata, ma la Lega perde terreno

Nel perimetro della maggioranza, il dato che spicca è la tenuta del primo partito: Fratelli d’Italia rimane al 30% senza variazioni. È un segnale politicamente importante perché indica che, almeno in questa rilevazione, non c’è un’erosione immediata del consenso verso la forza trainante dell’esecutivo.

Diverso il discorso per la Lega, che scende di mezzo punto e si attesta all’8%. In un contesto in cui l’equilibrio interno alla coalizione conta quasi quanto lo scontro con l’opposizione, questo -0,5 conferma la fase complicata del partito di Matteo Salvini, almeno sul piano delle intenzioni di voto.

Forza Italia, invece, resta ferma al 9%: un dato che, letto politicamente, vale come “tenuta” e non come crescita, ma in una fase di piccoli spostamenti è già un risultato utile per consolidare il proprio spazio dentro la coalizione.

Opposizione: non un calo unico, ma un rimescolamento interno

La frase “opposizione cala” non fotografa perfettamente quello che emerge dalla tabella: il blocco alternativo non si muove tutto nella stessa direzione. Anzi, il dato più netto è il rimescolamento tra i principali soggetti.

Il Partito Democratico è a 21,5%, ma in calo di 0,5. Quindi non cresce: arretra rispetto a dicembre, rimanendo comunque secondo partito. È un segnale che può alimentare un doppio racconto: da un lato il PD resta competitivo e centrale; dall’altro non riesce, in questa fase, a trasformare la visibilità politica in un incremento di consenso.

All’opposto, cresce il Movimento 5 Stelle, che sale a 11,5% (+0,5). È qui che si innesta il tema “cresce Conte”: il balzo — piccolo ma simbolico — può essere letto come un rafforzamento della leadership di Giuseppe Conte nella competizione interna al fronte progressista. Non è un “sorpasso”, ma un segnale: mentre il PD perde mezzo punto, il M5S lo guadagna.

Cresce anche l’area Verdi–Sinistra, a 6% (+0,5). È un incremento rilevante perché riguarda una forza più piccola: mezzo punto, in questo caso, pesa proporzionalmente di più e suggerisce una maggiore mobilitazione su temi identitari (ambiente, diritti, welfare) o un consolidamento in un segmento elettorale specifico.

La somma dei blocchi: maggioranza avanti, ma non è un plebiscito

Se si sommano i partiti indicati nella grafica, il centrodestra (FdI + FI + Lega) arriva a 47,0% (30,0 + 9,0 + 8,0).
Il fronte di opposizione rappresentato (PD + M5S + Verdi–Sinistra) totalizza 39,0% (21,5 + 11,5 + 6,0).

Il vantaggio, su questo perimetro, è quindi di 8 punti. Va detto chiaramente: nella tabella non compaiono altre liste (centriste, formazioni minori, eventuali indecisi/non voto), quindi non è una proiezione “completa” del sistema politico. Però è sufficiente per cogliere la tendenza: la maggioranza resta davanti, mentre l’opposizione non perde necessariamente nel totale, ma si ridistribuisce al suo interno.

Chi “cala” nel governo e perché il dato pesa

Se la domanda è “nel governo chi cala?”, la risposta, guardando la variazione, è una: la Lega.
FdI è stabile, FI è stabile, la Lega scende. In termini politici significa che, nel rapporto di forza dentro la coalizione, il baricentro non si sposta: semmai si rafforza la centralità del partito maggiore, perché i partner non crescono e uno arretra.

Questo tipo di trend — anche quando si misura in mezzi punti — conta perché influenza le strategie: dai temi da mettere in agenda alla postura comunicativa, fino al modo in cui i diversi alleati rivendicano risultati e visibilità.

Il “messaggio” per il campo progressista: partita aperta, ma leadership contesa

Sul fronte opposto, il messaggio è altrettanto chiaro: la leadership dell’alternativa non è monolitica. Il PD resta secondo partito e primo dell’opposizione, ma il segnale della rilevazione è che la crescita, questa volta, premia Conte e Verdi–Sinistra, non i dem.

Tradotto: se il confronto esterno con il centrodestra continua, quello interno all’opposizione — su agenda, priorità e guida politica — resta una partita apertissima. E ogni decimale diventa “materia prima” per leggere chi riesce a intercettare meglio malcontento, mobilitazione e voto di opinione.

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Dentro un quadro complessivamente stabile, il dato politicamente più rilevante di questo sondaggio è uno solo: il Movimento 5 Stelle è l’unico tra i grandi partiti a crescere. In una fase in cui Fratelli d’Italia resta ferma, il Partito Democratico arretra e la Lega perde terreno, il +0,5% del M5S assume un valore che va oltre il semplice decimale. È l’indicatore di una dinamica inversa rispetto agli altri principali attori: mentre quasi tutti rallentano o scendono, il Movimento guidato da Giuseppe Conte consolida consenso.

Non si tratta ancora di un ribaltamento dei rapporti di forza, ma di un segnale politico chiaro: nel campo dell’opposizione, la spinta oggi non arriva dal partito più grande, bensì da quello che riesce a intercettare meglio una parte di elettorato critico, mobile e insoddisfatto. In un contesto di stagnazione generale, crescere — anche di mezzo punto — significa distinguersi, rompere l’inerzia e accreditarsi come forza in controtendenza.

Se questa traiettoria dovesse proseguire, il Movimento 5 Stelle non sarebbe più soltanto uno degli attori del campo progressista, ma il soggetto che cresce più di tutti tra i maggiori partiti, ponendosi come perno sempre più centrale nella competizione interna all’opposizione e come interlocutore inevitabile in qualsiasi scenario futuro. In un sistema bloccato, chi cresce diventa automaticamente il dato politico più interessante. E oggi, quel dato, parla cinque stelle.

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