Sondaggio Referendum di Mentana che lascia tutti senza parole, ormai il “NO” sta… I DATI

La campagna per il referendum confermativo sulla giustizia entra nella sua fase più delicata: quella in cui i numeri smettono di essere “tendenze” e iniziano a diventare scenari. E la fotografia diffusa in queste ore – rilanciata in rete prima ancora della messa in onda – racconta una partita apertissima, con un dettaglio che pesa più di tutti: l’affluenza.

Secondo la rilevazione SWG per La7, gli orientamenti di voto al 9 febbraio 2026 disegnano un quadro da equilibrio instabile: Sì 38%, No 37%, indecisi 25%. Tradotto: nessuno è davvero in vantaggio. Un punto di scarto, statisticamente fragilissimo, mentre un quarto dell’elettorato è ancora in attesa di scegliere.

I numeri: equilibrio totale tra Sì e No

Il dato più evidente è quello che politicamente fa rumore: Sì e No sono praticamente alla pari.

Sì (conferma della riforma): 38%

No (bocciatura della riforma): 37%

Indecisi: 25%


È lo scenario più “pericoloso” per tutti: perché non consolida nessuno e, al tempo stesso, permette a entrambe le parti di rivendicare una possibile rimonta. In una consultazione confermativa, la percezione conta quanto il merito: se passa l’idea che “è tutto deciso”, una parte dell’elettorato si siede. Qui succede l’opposto: la gara è talmente stretta da incentivare la mobilitazione.

Il vero dato politico: affluenza stimata tra 46% e 50%

Nella grafica il numero che domina la scena non è il 38 o il 37: è quel 46–50% indicato come quota di “propensi ad andare a votare”.

È una stima che vale doppio.

1. Perché segnala una partecipazione non scontata, in un clima dove il disincanto verso la politica può diventare astensione.


2. Perché sposta il baricentro della campagna: chi riuscirà a trasformare i propri simpatizzanti in elettori reali, al seggio, potrebbe fare la differenza più della persuasione sugli indecisi.

 

In altre parole: in questo momento la sfida è meno “convincere chi è contrario” e più portare a votare chi è già vicino.

Il fattore indecisi: 1 elettore su 4 non ha ancora deciso

Il 25% di indecisi è enorme, soprattutto con Sì e No separati da un punto. Significa che, da qui al voto, possono succedere tre cose:

gli indecisi si distribuiscono in modo “simmetrico” (e allora decide l’affluenza);

gli indecisi premiano uno dei due fronti (e allora può aprirsi un margine vero);

gli indecisi si trasformano in astensione (e torna centrale la capacità di mobilitare il proprio zoccolo duro).


È qui che la comunicazione diventa guerra di posizionamento: non basta uno slogan, serve un messaggio che risolva la domanda principale dell’elettore: “che cosa cambia, concretamente, nella mia vita e nel sistema?”.

“Escono prima su internet che in tv”: il sondaggio corre sul web e alza la temperatura

C’è poi un elemento che racconta l’aria che tira: la dinamica con cui il dato circola. La battuta che gira (“ti insegno un trucco, escono prima su internet che in tv”) fotografa un fatto: la campagna vive in tempo reale, con anticipazioni, “dietro le quinte”, screenshot e rilanci social che spesso diventano notizia prima dell’approfondimento televisivo.

Questo produce un effetto preciso: alimenta la sensazione di scatto improvviso, di “sondaggio shock”, e spinge i fronti a reagire subito, spesso più con istinto che con strategia.

Cosa significa davvero oggi: una consultazione che non è più “tecnica”

Sulla carta il referendum riguarda architetture istituzionali e riforme: temi che, di solito, faticano a incendiare il pubblico. Ma i numeri raccontano che la consultazione sta diventando uno scontro politico pieno, perché incrocia tre nervi scoperti:

fiducia/sfiducia nella giustizia;

percezione di equilibrio tra poteri dello Stato;

clima politico generale, in cui ogni voto diventa anche giudizio sul governo e sull’opposizione.


Se il referendum viene letto così, allora la distanza di un punto tra Sì e No è perfettamente coerente: non è una scelta “fredda”, è una scelta identitaria, ma ancora non completamente sedimentata.

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La partita vera: chi prende l’ultimo miglio

Oggi la fotografia è questa: Sì 38, No 37, con l’elettorato diviso e un blocco enorme ancora mobile. Ma il dato sull’affluenza dice che la corsa sarà decisa da un fattore semplice e brutale: l’ultimo miglio.

Chi saprà:

dare un motivo chiaro agli indecisi,

evitare l’effetto “tanto è già fatta” nei propri,

trasformare la simpatia in voto,


avrà un vantaggio che non si misura nei talk, ma nelle urne.

E quando un referendum si gioca sul filo, la notizia non è “chi è avanti”: la notizia è che nessuno lo è davvero.

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