Roma, 3 novembre 2025 —
Il governo guidato da Giorgia Meloni affronta una delle fasi più delicate del suo mandato.
Secondo il nuovo sondaggio YouTrend per Sky TG24, il 59% degli italiani esprime oggi un giudizio negativo sull’operato dell’esecutivo, mentre solo il 32% lo promuove.
Un dato che segna il punto più basso di consenso per il governo dall’insediamento, due anni fa, e che arriva in un momento politicamente incandescente, a pochi giorni dalle rivelazioni di Report sul caso Ghiglia-Rai e sul presunto intreccio tra politica e Autorità Garante per la Privacy.
Un trend in caduta: la fiducia crolla dopo le polemiche su Rai e giustizia
Il grafico pubblicato da YouTrend mostra chiaramente la tendenza: dopo un lungo periodo di relativa stabilità, la curva del giudizio negativo ha ripreso a salire nell’autunno 2025, toccando quota 59% — sei punti in più rispetto a luglio — mentre quella del giudizio positivo è scesa al 32%, perdendo quasi dieci punti in un anno.
Gli analisti individuano una serie di fattori che spiegano questo calo:
le polemiche sulla libertà di stampa, con la diffida di Agostino Ghiglia a Report che ha scatenato accuse di censura;
le inchieste giornalistiche che hanno sollevato dubbi sull’indipendenza del Garante della Privacy e sulle interferenze di Fratelli d’Italia in organi di controllo;
la riforma della giustizia e la proposta di separazione delle carriere, duramente contestata da giuristi come Gustavo Zagrebelsky e magistrati come Nicola Gratteri;
e, non da ultimo, il malcontento economico crescente, tra inflazione, salari fermi e tagli al welfare.
Tutti elementi che sembrano aver inciso sulla percezione pubblica di un governo apparso sempre più arroccato e meno capace di comunicare stabilità.
“Effetto Report”: l’inchiesta che ha riaperto la questione dell’indipendenza
La tempistica non passa inosservata.
L’indagine di Report — che ha rivelato la visita di Ghiglia, membro del Garante, nella sede di Fratelli d’Italia poco prima della multa alla Rai — ha avuto un impatto mediatico enorme, riportando in primo piano il tema della politicizzazione delle autorità indipendenti.
Le parole del conduttore Sigfrido Ranucci, che ha definito la diffida del Garante “un tentativo di interruzione del servizio pubblico”, sono rimbalzate ovunque, alimentando il dibattito sulla libertà di informazione e sul controllo politico dei media.
Parallelamente, l’attacco di Alessandro Di Battista, che ha accusato il Garante di essere “un sistema di potere teleguidato dalla politica”, ha trovato grande risonanza online.
Il clima, dunque, è quello di una sfiducia diffusa verso le istituzioni considerate “controllate” o “occupate” dai partiti di governo.
Il voto d’opinione si sposta: cresce la stanchezza anche nel centrodestra
Se Fratelli d’Italia resta il primo partito nei sondaggi (29,4%, secondo la rilevazione YouTrend pubblicata la stessa settimana), la perdita di consenso personale della premier si fa sentire.
Gli elettori moderati di centrodestra — un tempo rassicurati dal profilo istituzionale di Meloni — appaiono ora più incerti e disillusi.
In particolare, si registra un calo di fiducia anche tra gli elettori di Forza Italia e Lega, che vedono nel governo “un centro decisionale opaco”, dove le crisi interne e i casi giudiziari cominciano a pesare più dei successi propagandati.
Secondo il politologo Lorenzo Pregliasco, “Meloni non ha perso la sua base ideologica, ma ha perso la fiducia di quella parte di opinione pubblica che l’aveva sostenuta come argine al caos politico. Ora è percepita come parte del sistema che prometteva di cambiare.”
Le opposizioni capitalizzano? Non ancora
Nonostante il calo di fiducia nel governo, le opposizioni non decollano.
Il Partito Democratico resta fermo intorno al 20-21%, mentre il Movimento 5 Stelle guadagna qualche decimale, ma senza uno slancio significativo.
Segno che il crescente malcontento non si traduce ancora in consenso alternativo, ma piuttosto in astensionismo e sfiducia generalizzata: quasi il 40% degli italiani, infatti, dichiara di non sapere chi voterebbe oggi.
Un dato che, secondo alcuni analisti, riflette la “crisi della rappresentanza” in un Paese dove l’insoddisfazione cresce, ma le alternative politiche non convincono.
Un governo in trincea
Da Palazzo Chigi si tenta di minimizzare i dati, ma il malumore è evidente anche tra gli alleati.
La premier Meloni, che ha sempre puntato sul rapporto diretto con l’opinione pubblica, vede ora incrinarsi la narrazione della stabilità e dell’efficacia.
La sequenza di scandali, inchieste e contrasti interni — dal caso del sottosegretario Montaruli alle frizioni tra Lega e FdI sulla giustizia — contribuisce a logorare l’immagine di un esecutivo compatto.
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Conclusione: tra inchieste, crisi di fiducia e leadership in bilico
Il 59% di giudizi negativi non è solo un dato statistico, ma un segnale politico forte.
Indica che più della metà del Paese non si riconosce più nell’azione del governo e che l’effetto “unità nazionale” costruito dopo le elezioni del 2022 si è definitivamente esaurito.
Il cosiddetto “effetto Report” sembra aver acceso i riflettori su un nervo scoperto: la questione morale e la percezione di un potere troppo concentrato e poco trasparente.
“Un governo che teme la verità non può governare a lungo”, scriveva ieri un commentatore sui social, sintetizzando il clima di disincanto che si respira nel Paese.
Se e quanto questo calo si tradurrà in effetti elettorali, lo diranno i prossimi mesi.
Ma una cosa è certa: la fiducia è crollata, e ricostruirla sarà la sfida più difficile per Giorgia Meloni e il suo governo.



















