Sondaggio sull’opposizione, ecco chi vogliono come leader gli italiani – IL DATO è TRATTO

Un dato, più degli altri, sta facendo rumore nell’area dell’opposizione: l’ultimo sondaggio mostrato da Piazzapulita sulla preferenza per la leadership del “campo largo” (PD, AVS, M5S, IV) indica Giuseppe Conte in testa rispetto a Elly Schlein. Ma la vera notizia non è soltanto il vantaggio del leader M5S: è la quota altissima di chi risponde “nessuno dei due”, segnale di un elettorato che non si riconosce pienamente nelle figure oggi più visibili dell’alternativa al governo.

I numeri: Conte primo, Schlein seconda, “nessuno” vicino al 24%

La domanda è diretta: “Chi preferisce come leader dell’opposizione?” (nel perimetro del “campo largo”). Le risposte riportate in grafica sono:

Giuseppe Conte: 35,9%

Elly Schlein: 29,9%

Nessuno dei due: 23,9%

Non so: 10,3%


In termini politici, la gerarchia è chiara: Conte prevale su Schlein di 6 punti. Ma altrettanto chiaro è il secondo messaggio: quasi un italiano su quattro non sceglierebbe né l’uno né l’altra, e un ulteriore 10% resta indeciso.

Detto in modo semplice: non è un’elezione interna, ma un termometro su chi, oggi, appare più “capace” di rappresentare l’opposizione agli occhi del pubblico.

Perché “cambia le carte”: la leadership del campo largo non è più scontata

Il punto politico è che il PD, per dimensione e tradizione, tende a rivendicare la leadership naturale dell’area alternativa al centrodestra. Un Conte al 35,9% in una domanda così secca rompe quell’automatismo: segnala che, almeno in questa fotografia, la leadership dell’opposizione non è percepita come “di diritto” del partito più grande, ma come una competizione aperta.

E se la leadership è contendibile, cambiano anche:

i rapporti di forza ai tavoli di coalizione;

il peso negoziale su candidature, programmi, collegi;

l’agenda tematica (che leader porta più consenso su lavoro, welfare, fisco, guerra dei dazi, migranti, transizione ecologica, ecc.).

Conte avanti: consenso personale o “effetto posizionamento”?

Il vantaggio di Conte può essere letto in due chiavi (non alternative):

1) Leadership personale. Conte intercetta una parte dell’elettorato che cerca un’opposizione più “netta”, più polarizzata su temi sociali e redistributivi, e spesso meno accomodante nei confronti dell’agenda del governo.

2) Effetto ruolo. Negli ultimi mesi la scena pubblica ha enfatizzato il M5S come forza capace di stare all’opposizione in modo riconoscibile, mentre il PD viene spesso percepito come più esposto alle divisioni interne e ai compromessi di coalizione.

Il sondaggio non dice “perché” Conte sia avanti, ma certifica che, in questo momento, la sua spendibilità come capo dell’opposizione è più alta.

Schlein al 29,9%: un dato competitivo, ma con un problema di “frontiera”

Il 29,9% non è un risultato marginale: Schlein resta molto vicina, a distanza gestibile. Il problema però è la “frontiera” che questa domanda lascia intravedere: Schlein regge bene nel recinto del centrosinistra, ma sembra faticare di più a conquistare quella fascia che decide “a pelle” chi sia più efficace contro Meloni.

Se il PD vuole tornare a essere il baricentro indiscusso, deve risolvere una questione di percezione: più identità e più riconoscibilità, senza perdere la capacità di tenere insieme pezzi diversi della coalizione.

Il dato più pesante: “nessuno dei due” al 23,9%

Qui sta la mina politica. Un “nessuno” così alto significa che l’opposizione, anche quando si riduce a due nomi, non riesce a convincere una quota enorme di potenziali elettori. È un segnale che può voler dire:

sfiducia generalizzata nella classe dirigente;

stanchezza verso la personalizzazione della politica;

ricerca di una leadership diversa (più “tecnica”, più “istituzionale”, o semplicemente un altro profilo);

domanda di un’opposizione “di contenuti” prima che “di volti”.


In pratica: anche se Conte è avanti, il vero avversario dell’opposizione potrebbe essere il vuoto di fiducia.

Cosa implica per il “campo largo”: coalizione sì, ma a quale guida?

Se l’obiettivo è costruire un fronte competitivo, questo sondaggio apre tre scenari:

Scenario A — Primato Conte. Il M5S rivendica la guida politica dell’alleanza, chiedendo coerenza programmatica su salario, welfare, precarietà, fisco. Il PD rischia di finire in posizione più “negoziale” che “trainante”.

Scenario B — Doppia leadership / leadership condivisa. Un modello “a due teste”: PD e M5S separati ma coordinati, con un patto su alcuni temi-chiave e una gestione meno personalistica. È una strada complessa, ma spesso praticata quando nessuno dei due può schiacciare l’altro.

Scenario C — Terza figura. Proprio per la forza del “nessuno dei due”, potrebbe farsi spazio l’idea di un profilo terzo (istituzionale o civico) capace di parlare a chi oggi non si riconosce né in Conte né in Schlein.

Il nodo politico: leadership senza programma non basta (e programma senza leadership non basta)

Questo è il punto che “cambia le carte”: il campo largo non può limitarsi a sommare sigle. Deve scegliere un baricentro (Conte? Schlein? un assetto condiviso?) e, soprattutto, una proposta riconoscibile su poche priorità.

Perché se il 23,9% risponde “nessuno”, la domanda implicita è: non vi sto scegliendo perché non mi rappresentate… o perché non capisco cosa volete fare? Spesso le due cose si tengono insieme.

Il sondaggio di Piazzapulita consegna un messaggio doppio. Da un lato, Conte risulta oggi il profilo più preferito come leader dell’opposizione nel perimetro del campo largo, davanti a Schlein. Dall’altro, però, emerge una fragilità che vale più del distacco: un quarto degli italiani non ne vuole nessuno dei due.

Ecco perché “cambia le carte”: non stabilisce soltanto chi è avanti, ma mette in evidenza che la leadership dell’opposizione è una partita aperta e, soprattutto, che la vera sfida è riconquistare fiducia e consenso fuori dalle tifoserie. In un contesto così, non basta chiedere “chi preferisci”: bisogna dimostrare perché valga la pena preferire qualcuno.

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Dalla scheda tecnica in sovrimpressione emerge che l’indagine è attribuita a Eurometro, con rilevazione 13-14 gennaio 2026, campione 800 intervistati, metodo CAWI (Computer Assisted Web Interview), margine d’errore +/- 4,4%.

Questo significa due cose importanti:

1. il dato va letto come indicazione di tendenza, non come classifica scolpita nella pietra;


2. essendo una domanda di “preferenza”, misura soprattutto percezioni, leadership percepita e “spendibilità”, più che intenzioni di voto dirette.

Detto in modo semplice: non è un’elezione interna, ma un termometro su chi, oggi, appare più “capace” di rappresentare l’opposizione agli occhi del pubblico.

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