La fotografia arriva a fine maggio e racconta un quadro politico in movimento, con segnali importanti tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione. Il nuovo sondaggio YouTrend per Sky TG24, sulle intenzioni di voto al 29 maggio 2026, registra un rafforzamento di Fratelli d’Italia, una flessione del Partito Democratico e un dato particolarmente significativo sul fronte del centrodestra: la Lega continua a perdere terreno e viene superata da Alleanza Verdi Sinistra.
Il dato più evidente riguarda il partito della premier Giorgia Meloni, che si conferma nettamente la prima forza politica italiana. Fratelli d’Italia viene rilevato al 27,7%, in crescita di 1,1 punti rispetto al 30 aprile. Un avanzamento che rafforza la centralità del partito meloniano dentro la coalizione di governo e conferma, almeno secondo questa rilevazione, una capacità di tenuta superiore rispetto agli alleati.
Sul fronte opposto, il Partito Democratico arretra al 21,7%, perdendo un punto percentuale. Il calo del Pd è uno degli elementi più rilevanti del sondaggio, perché arriva in una fase in cui il centrosinistra prova a costruire un’alternativa credibile alla maggioranza. La distanza da Fratelli d’Italia torna così ad allargarsi: tra il primo partito del centrodestra e il principale partito di opposizione ci sono ora sei punti percentuali.
Fratelli d’Italia primo partito al 27,7%
Il dato di Fratelli d’Italia è il più forte della rilevazione. Il partito guidato da Giorgia Meloni sale al 27,7%, con un incremento di 1,1 punti in un mese. È una crescita che assume un significato politico preciso: nonostante le tensioni interne alla maggioranza, le difficoltà economiche, le polemiche sui dossier internazionali e il logoramento fisiologico dell’azione di governo, FdI continua a restare saldamente sopra la soglia del 27%.
Questo conferma una tendenza ormai consolidata: l’elettorato di destra continua a riconoscere in Fratelli d’Italia il principale punto di riferimento politico. Gli alleati di governo, al contrario, appaiono più esposti a oscillazioni e difficoltà.
Il successo di FdI, però, non va letto soltanto come un dato di partito. È anche un segnale interno alla coalizione. Più Fratelli d’Italia cresce, più si rafforza il peso politico della premier rispetto a Forza Italia e Lega. In altri termini, il sondaggio non dice solo che il centrodestra resta competitivo: dice soprattutto che dentro il centrodestra l’equilibrio continua a essere sbilanciato a favore di Meloni.
Il Partito Democratico scende al 21,7%
Il Partito Democratico viene rilevato al 21,7%, in calo di un punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione. È un arretramento che pesa, perché il Pd resta la principale forza di opposizione e il primo interlocutore in ogni possibile costruzione alternativa al centrodestra.
Il dato non cancella il ruolo centrale del partito, ma segnala una difficoltà. Il Pd resta sopra il 20%, mantiene una base elettorale ampia, ma non riesce a ridurre la distanza da Fratelli d’Italia. Anzi, in questa fotografia, il divario si allarga.
Per Elly Schlein il problema non è solo numerico, ma politico. Il Partito Democratico deve dimostrare di poter parlare a un elettorato più largo, intercettando sia la sinistra sociale sia il voto moderato e riformista. Il calo registrato da YouTrend segnala che questa operazione resta complessa.
Il centrosinistra, inoltre, continua a fare i conti con un campo largo ancora fragile. Il Pd da solo non basta a contendere la leadership al centrodestra; ha bisogno del Movimento 5 Stelle, di Alleanza Verdi Sinistra e di altre forze minori. Ma la somma dei numeri non equivale automaticamente a una coalizione politica solida.
Movimento 5 Stelle stabile: Conte al 13,5%
Il Movimento 5 Stelle si attesta al 13,5%, con una variazione minima positiva di 0,1 punti. È un dato di sostanziale stabilità. Il partito guidato da Giuseppe Conte non sfonda, ma nemmeno arretra. Resta saldamente la terza forza politica del Paese e continua a rappresentare un pezzo fondamentale del fronte di opposizione.
La stabilità del M5S può essere letta in due modi. Da una parte, il Movimento non riesce a intercettare in modo massiccio il malcontento verso il governo. Dall’altra, mantiene una base consistente, nonostante la forte concorrenza del Pd e la difficoltà storica di trasformare il consenso nazionale in radicamento territoriale.
Il dato del 13,5% conferma che senza il Movimento 5 Stelle non esiste una vera alternativa numerica al centrodestra. Tuttavia, conferma anche che il M5S non è in una fase espansiva. Conte mantiene il suo spazio, ma non appare in grado, almeno in questa rilevazione, di avvicinarsi al Partito Democratico.
Forza Italia in calo, ma ancora sopra la Lega
Forza Italia viene rilevata al 7,8%, in calo di 0,4 punti. Nonostante la flessione, il partito resta il secondo pilastro della maggioranza dopo Fratelli d’Italia e conserva un vantaggio netto sulla Lega.
Il dato è importante perché conferma il nuovo equilibrio interno al centrodestra. Forza Italia, dopo la morte di Silvio Berlusconi, ha vissuto una fase di riorganizzazione e molti osservatori si chiedevano se sarebbe riuscita a mantenere un ruolo significativo. Il sondaggio mostra che il partito resta sopra la soglia del 7%, pur con un arretramento.
Antonio Tajani continua quindi a presidiare l’area moderata, europeista e liberale della coalizione. Ma la flessione segnala che anche Forza Italia non è immune dalle difficoltà del governo e dalla concorrenza interna alla maggioranza.
La Lega scende al 5,9% e viene superata da Avs
Il dato più delicato per il centrodestra riguarda la Lega. Il partito di Matteo Salvini scende al 5,9%, perdendo 0,9 punti in un mese. Non solo: viene superato da Alleanza Verdi Sinistra, che sale al 6,4%.
È un passaggio politicamente molto significativo. La Lega, che per anni è stata il motore elettorale del centrodestra, oggi appare ridimensionata. Il confronto con il passato è netto: il partito che aveva raggiunto percentuali altissime nella stagione salviniana ora fatica a mantenere una posizione di forza dentro la coalizione.
Il calo al 5,9% apre anche un problema di leadership. Salvini si trova stretto tra la forza dominante di Giorgia Meloni, la tenuta di Forza Italia nell’area moderata e la crescita di nuove formazioni alla sua destra o in competizione con il suo stesso bacino elettorale.
Il sorpasso di Alleanza Verdi Sinistra è simbolicamente pesante. Avs non è solo davanti alla Lega: cresce, seppur di poco, mentre il Carroccio arretra in maniera visibile.
Alleanza Verdi Sinistra al 6,4%
Alleanza Verdi Sinistra sale al 6,4%, con un incremento di 0,1 punti. Una crescita minima, ma sufficiente a portare la lista sopra la Lega. Il dato conferma il consolidamento di Avs come soggetto politico stabile all’interno del campo progressista.
La forza guidata da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni continua a occupare uno spazio riconoscibile: ambiente, diritti, lavoro, critica alle politiche del governo e posizionamento netto sui temi sociali. Il risultato al 6,4% indica che questa proposta mantiene una sua attrattività.
Per il centrosinistra, Avs rappresenta un alleato rilevante ma anche un elemento di complessità. Il suo peso crescente può rafforzare l’area progressista, ma rende più difficile una sintesi con i settori più moderati e centristi.
Futuro Nazionale cresce e si avvicina alla Lega
Uno dei dati più interessanti della rilevazione è quello di Futuro Nazionale, il partito legato a Roberto Vannacci, rilevato al 4,4% con una crescita di 0,9 punti. È un balzo significativo, soprattutto perché avvicina questa forza politica alla Lega, ferma al 5,9%.
Il dato va osservato con attenzione. Futuro Nazionale intercetta una parte dell’elettorato di destra più identitaria, radicale e critica verso gli equilibri tradizionali della coalizione. Se questa crescita dovesse consolidarsi, potrebbe diventare un problema soprattutto per Salvini.
La Lega, infatti, rischia di subire una concorrenza diretta sul terreno che per anni è stato il suo: sicurezza, sovranismo, identità nazionale, critica all’establishment e comunicazione muscolare. Se Vannacci cresce mentre Salvini scende, il segnale politico è evidente.
Il centro resta frammentato
Sotto le principali forze politiche, il sondaggio fotografa un centro ancora diviso. Azione viene rilevata al 3,2%, in calo di 0,3 punti. Italia Viva è al 2,2%, con una leggera flessione di 0,1 punti. +Europa e Partito Liberaldemocratico sono entrambi all’1,2%, entrambi in calo di 0,1 punti.
Sono numeri che confermano la difficoltà dell’area centrista e liberal-riformista. Nessuna di queste forze, presa singolarmente, appare in grado di incidere in modo decisivo. Il consenso è frammentato, disperso tra sigle diverse e spesso politicamente concorrenti.
La soglia psicologica del 4% resta lontana per quasi tutti, con l’eccezione di Azione che però arretra al 3,2%. Il centro, insomma, continua a essere evocato come spazio decisivo, ma nei numeri appare debole e diviso.
Ora! entra per la prima volta all’1,1%
Tra le forze minori compare per la prima volta Ora!, rilevata all’1,1%. Il dato è basso, ma significativo perché segnala l’ingresso di un nuovo soggetto nel panorama delle intenzioni di voto.
Ora! si colloca poco sotto +Europa e il Partito Liberaldemocratico, entrambi all’1,2%, e leggermente sopra Noi Moderati, fermo all’1,0%. È ancora presto per capire se si tratti di una presenza episodica o dell’inizio di un percorso politico più stabile.
In ogni caso, la comparsa di nuove sigle conferma la fluidità dell’area minore del sistema politico italiano, dove piccoli movimenti e nuove liste provano a ritagliarsi uno spazio in vista delle prossime scadenze elettorali.
Noi Moderati all’1%, gli indecisi al 33%
Noi Moderati scende all’1,0%, perdendo 0,2 punti. È il dato più basso tra le forze della maggioranza. Il partito resta marginale dal punto di vista elettorale, pur continuando a far parte dell’assetto politico del centrodestra.
Molto rilevante, invece, il dato sugli indecisi e sugli astenuti, indicati al 33%. Un elettore su tre, secondo questa rilevazione, non esprime una scelta definita. È un numero enorme, che suggerisce cautela nell’interpretazione del sondaggio.
Le intenzioni di voto fotografano gli orientamenti del momento, ma il bacino degli indecisi può modificare gli equilibri reali in campagna elettorale. Il 33% rappresenta una zona di incertezza ampia, dentro cui possono nascondersi tanto disaffezione quanto possibilità di recupero per partiti oggi in difficoltà.
Il centrodestra resta avanti, ma con equilibri interni fragili
Sommando le principali forze della maggioranza, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati arrivano complessivamente intorno al 42,4%. È un dato ancora competitivo, ma costruito su equilibri molto sbilanciati.
FdI pesa da sola più di Lega, Forza Italia e Noi Moderati messi insieme. Questo rafforza Giorgia Meloni, ma al tempo stesso rende la coalizione dipendente dalla sua leadership. Gli alleati appaiono più deboli e in alcuni casi in difficoltà evidente.
La Lega è il punto più fragile. Il calo al 5,9% e la crescita di Futuro Nazionale aprono un problema politico per Salvini. Se il partito non riuscirà a invertire la tendenza, il suo potere negoziale dentro la maggioranza potrebbe ridursi ulteriormente.
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Conclusione: il sondaggio che ridisegna le tensioni politiche
Il sondaggio YouTrend per Sky TG24 racconta un’Italia politica attraversata da movimenti significativi. Fratelli d’Italia cresce e rafforza la leadership di Giorgia Meloni. Il Partito Democratico arretra. Il Movimento 5 Stelle resta stabile. Alleanza Verdi Sinistra supera la Lega. Futuro Nazionale avanza e si avvicina al partito di Salvini.
Il quadro che emerge è quello di un centrodestra ancora avanti, ma sempre più sbilanciato su Fratelli d’Italia e attraversato da tensioni interne. La Lega appare in difficoltà, Forza Italia cala leggermente, mentre la crescita di Vannacci può aprire nuovi problemi nell’area della destra.
Le opposizioni, invece, restano competitive nei numeri ma ancora fragili nella costruzione politica. Il Pd non riesce ad avvicinare FdI, il M5S non sfonda e Avs consolida il proprio ruolo.
A pesare su tutto resta il dato degli indecisi e degli astenuti: 33%. Una quota enorme, che ricorda come una parte consistente del Paese continui a restare lontana da una scelta politica definita.
Per questo il sondaggio non è soltanto una classifica dei partiti. È una fotografia delle tensioni profonde del sistema politico italiano: una premier forte nel suo partito, un governo giudicato negativamente dalla maggioranza degli intervistati, un’opposizione divisa e un elettorato ancora molto mobile. La partita, insomma, resta aperta.



















