Superbonus, Bignami “smentito” in diretta: la denuncia M5S e la frase di Gomez che lo inchioda – VIDEO

In studio da Bruno Vespa la scena sembra quella classica del talk politico: toni alti ma controllati, grafici, cifre, responsabilità che rimbalzano tra governo e opposizione. Fino a quando il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, pronuncia una frase destinata a diventare virale: «Non volevamo il Superbonus».

Un tentativo di marcare le distanze dalla misura simbolo dei governi Conte, trasformata negli ultimi mesi in bersaglio polemico della maggioranza. Ma questa volta la narrazione non fila liscia come nelle conferenze stampa.

Accanto a lui c’è Peter Gomez, direttore del Fatto.it, che non lascia correre. Lo ascolta, prende la parola e lo riporta bruscamente alla realtà dei fatti. «L’hanno votato tutti la proroga» ricorda, davanti alle telecamere. E aggiunge, con una precisione che spiazza Bignami: «In campagna elettorale tutti i partiti, compresi quelli di governo, dicevano “bene, bravi, bis”. Quindi se esiste una responsabilità, è una responsabilità collettiva».

È il momento in cui il frame costruito dal centrodestra sul Superbonus – “misura folle imposta dai 5 Stelle” – si incrina in diretta.

Il video del M5S che smonta la versione di Bignami

Quasi in contemporanea, sui social esplode un altro fronte. Il Movimento 5 Stelle pubblica un video di montaggio in cui scorrono, uno dopo l’altro, i volti e le dichiarazioni degli stessi leader che oggi prendono le distanze dal Superbonus. Il messaggio è semplice: non solo la misura non fu osteggiata, ma fu apertamente sostenuta, prorogata, rivendicata.

Nel filmato si vedono Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, ma anche Foti, Gasparri, Fitto, Ciriani, Lollobrigida. Ci sono comizi, interviste, interventi TV. Meloni assicura che “i diritti del Superbonus” vanno tutelati e che le agevolazioni edilizie vanno migliorate. Salvini lo definisce «fondamentale» e invita a non bloccare tutto «per alcune truffe». Tajani parla di proroga ed estensione come strumento per rilanciare l’economia e creare lavoro. Gasparri chiede di estendere tutti i bonus per l’edilizia, dal 110% alle facciate. Lollobrigida esulta per l’idea di portare il Superbonus anche nelle strutture ricettive, definendola «una vittoria di Fratelli d’Italia».

Il montaggio è serrato e ha un solo obiettivo: rendere evidente la contraddizione fra il “noi non lo volevamo” pronunciato da Bignami nello studio di Vespa e le posizioni espresse negli anni dagli alleati di governo.

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Gomez e la “responsabilità collettiva”

La frase di Peter Gomez, inserita in questo contesto, assume un peso politico preciso. Quando dice: «L’hanno votato tutti la proroga», non fa un commento generico, ma richiama una sequenza di atti parlamentari e di prese di posizione pubbliche.

Il punto centrale è proprio quello che il direttore sottolinea nella seconda parte del suo intervento: «In campagna elettorale tutti i partiti, compresi quelli di governo, dicevano bene bravi bis». Tradotto: il Superbonus non è stato un incidente di percorso imposto a colpi di maggioranza, ma una misura che, nei fatti, ha goduto di un consenso trasversale, soprattutto quando portava consensi sul territorio e muoveva cantieri e voti.

Da qui la conclusione di Gomez, che chiude il ragionamento come una lama: «Se esiste una responsabilità, è una responsabilità collettiva». È esattamente su questo punto che Bignami sembra trovarsi più in difficoltà. Perché il suo “non lo volevamo” non regge davanti alla memoria – televisiva, parlamentare e social – di ciò che è stato detto e votato negli anni in cui il Superbonus veniva prorogato e ampliato.

La contro–narrazione del governo

Il governo Meloni da mesi ha scelto una linea molto netta: il Superbonus è descritto come una misura esplosiva per i conti pubblici, un “buco” nei bilanci dello Stato, un errore di impostazione di cui oggi si pagano le conseguenze. Bignami si inserisce in questa narrazione, cercando di marcare una distanza storica e politica dal provvedimento.

Ma la realtà che gli viene contestata in diretta è che quella distanza non esisteva quando il Superbonus era popolare, quando i cantieri aprivano e gli slogan elettorali lo rivendicavano. Esiste oggi, a posteriori, quando la misura è diventata oggetto di polemica e di scontro politico, e soprattutto quando l’Europa e il Ministero dell’Economia mettono i numeri nero su bianco.

È questo scarto tra passato e presente che trasforma un confronto televisivo in un caso politico. Non si discute più soltanto della bontà o meno del bonus edilizio, ma della credibilità di chi, dopo averlo difeso, oggi pretende di essere percepito come il suo più convinto oppositore.

La strategia del M5S: archivi contro slogan

Per il Movimento 5 Stelle, la partita è doppiamente simbolica. Il Superbonus è una delle misure-bandiera del governo Conte e rappresenta, nella narrazione pentastellata, un grande intervento di politica industriale e di transizione energetica. Vedere quella stessa misura additata come causa di tutti i mali, e attribuita in modo esclusivo ai 5 Stelle, è percepito come un tentativo di capovolgere la storia.

Da qui la scelta di rispondere non solo con dichiarazioni, ma con archivi: video, frasi, date. Il montaggio che accompagna la frase di Bignami – “non volevamo il Superbonus” – funziona proprio perché non chiede di fidarsi di un’opinione, ma rimanda a ciò che è stato registrato, pubblicato, mandato in onda.

In questo senso, l’intervento di Gomez e il lavoro di archivio del M5S vanno nella stessa direzione: riportare il dibattito sul terreno dei fatti, costringendo chi governa ad assumersi la propria parte di responsabilità, invece di costruire un racconto in cui tutto il peso ricade sull’avversario di ieri.

Una ferita aperta nella credibilità della politica

Il caso Bignami non si esaurisce nella tempesta di commenti sotto il video o nei like di una serata. Tocca un nervo scoperto: la percezione diffusa che le posizioni politiche cambino non per convinzione, ma per convenienza del momento, e che la memoria degli elettori possa essere trattata come un dettaglio.

Quando un capogruppo di maggioranza sostiene, in prima serata, di non aver mai voluto una misura che i suoi stessi alleati esaltavano in comizi, manifesti e interviste, il problema non riguarda più solo il Superbonus. Riguarda la fiducia nella parola della politica.

La frase di Gomez – «se esiste una responsabilità, è una responsabilità collettiva» – restituisce almeno un frammento di onestà intellettuale: riconoscere che il Superbonus è stato il frutto di una stagione in cui quasi tutti, per ragioni diverse, hanno scelto di salirci sopra. Oggi quella stessa stagione viene processata. Ma farlo fingendo di non averne fatto parte rischia di essere la più pesante delle accuse, non a un singolo partito, ma alla credibilità dell’intero sistema.

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In definitiva, lo scontro in studio sul Superbonus va oltre la polemica del giorno e mette a nudo il cortocircuito tra propaganda e realtà. Da una parte un governo che oggi scarica sull’avversario una misura che ieri quasi tutti rivendicavano; dall’altra, archivi e memoria che riportano alla luce voti, dichiarazioni, slogan entusiastici. Il “non lo volevamo” di Bignami cozza con i fatti e apre una crepa nella narrazione del centrodestra, mentre la frase di Gomez sulla “responsabilità collettiva” restituisce la fotografia più onesta di quella stagione: il Superbonus non è stato solo un azzardo del M5S, ma una scelta condivisa da gran parte del sistema politico. È da qui che bisognerebbe ripartire, se davvero si vuole discutere seriamente di conti pubblici, politiche industriali e fiducia dei cittadini, senza continuare a riscrivere la storia a seconda della convenienza del momento.

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