Roma, 6 ottobre 2025 – Momento di forte imbarazzo televisivo per il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, protagonista di una dichiarazione che ha scatenato immediate reazioni e una netta correzione in diretta da parte di Enrico Mentana.
La polemica innescata da In Onda
Tutto nasce dalla puntata di In Onda su La7, durante la quale la relatrice speciale dell’ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha lasciato lo studio in seguito a uno scontro con Francesco Giubilei. Quest’ultimo, citando le parole di Liliana Segre, ha criticato l’uso del termine “genocidio” riferito alle azioni israeliane a Gaza. La decisione di Albanese di abbandonare il dibattito ha immediatamente acceso lo scontro politico.
Le parole di Tajani
Intervenendo il giorno successivo, Tajani ha commentato con toni molto duri l’episodio:
“Alzarsi quando si parla di Liliana Segre non sta né in cielo né in terra. Una vittima della Shoah non può essere considerata una terrorista o una complice di chissà quale tragedia”.
Parole che hanno immediatamente sollevato polemiche, perché nessuno dei presenti in trasmissione aveva mai paragonato la senatrice a vita a un terrorista.
La replica di Mentana: “Non l’ha detto nessuno”
Durante la stessa diretta, Enrico Mentana ha preso la parola per precisare con fermezza:
“Questo non l’ha detto nessuno. È stato un atto sgradevole, ma non c’è stata alcuna correlazione con l’immagine di Liliana Segre come terrorista”.
Una puntualizzazione che ha di fatto smentito le affermazioni di Tajani, evidenziando una distorsione del dibattito e generando un certo imbarazzo politico e mediatico.
Una figuraccia che pesa
Il botta e risposta ha immediatamente rimbalzato sui social e sui principali quotidiani online, dove molti utenti hanno parlato di “figuraccia assoluta” per il ministro degli Esteri. Sui canali social sono apparsi centinaia di commenti critici, con accuse di scarsa attenzione alle parole e richieste di maggiore responsabilità da parte di chi ricopre incarichi istituzionali così delicati.
Il contesto politico
L’episodio si inserisce in un clima già molto teso attorno alla questione mediorientale e al ruolo dell’Italia nel conflitto israelo-palestinese. Francesca Albanese continua a sostenere che le operazioni israeliane a Gaza configurino un “genocidio”, mentre il governo italiano respinge categoricamente questa definizione e ribadisce il pieno sostegno a Tel Aviv.
La vicenda dimostra quanto il tema sia politicamente esplosivo e come, in un contesto mediatico e istituzionale tanto delicato, ogni parola pesi enormemente. Tajani, nel tentativo di difendere la memoria e l’autorevolezza di Liliana Segre, ha finito per attribuire ad Albanese e agli altri ospiti affermazioni mai pronunciate. La correzione immediata di Mentana ha reso ancora più evidente la scivolata, trasformandola in un caso politico-mediatico destinato a far discutere.
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VIDEO:
Il caso Tajani–Albanese–Mentana mostra quanto il dibattito su Gaza sia un terreno scivoloso dove la forzatura di una frase può diventare miccia politica. Nel tentativo di blindare l’autorevolezza di Liliana Segre, Tajani ha attribuito altrui parole mai dette, venendo smentito in diretta: risultato, una scivolata che sposta l’attenzione dal merito (diritto internazionale e termini usati) alla polemica sulle dichiarazioni. La lezione è semplice e impegnativa: su temi così sensibili, chi ricopre ruoli istituzionali deve pesare ogni parola più di chiunque altro, perché una distorsione non solo inquina il confronto pubblico, ma finisce per indebolire le stesse ragioni che intende difendere.



















