Tajani sotto accusa: pioggia di fondi della Farnesina verso… Beccato in pieno a…

Da progetto culturale per valorizzare i borghi italiani a distributore di fondi concentrati in aree strategiche per Forza Italia. È questo il sospetto — pesantissimo — che attraversa Parlamento, opposizioni e parte della stessa maggioranza dopo le ultime rivelazioni su come il ministero degli Esteri guidato da Antonio Tajani stia distribuendo oltre 200 milioni di euro del programma “Turismo delle radici”.

Una pioggia di denaro pubblico che, a leggere gli atti, colpisce quasi sempre gli stessi punti cardinali: regioni che andranno al voto e territori politicamente legati a Forza Italia, oltre a progetti riconducibili a consulenti vicini al leader azzurro.

Il progetto che doveva rilanciare i borghi… ma finisce ai campi da tennis

Il caso più clamoroso emerge dall’inchiesta di Domani.

Ben 20 milioni di euro — parte dei 55 previsti dal progetto — sono destinati a Sport e Salute per la riqualificazione e il completamento del Centrale del tennis al Foro Italico.
Un impianto sportivo di altissimo livello, prestigioso, ma che con i borghi, le aree interne e la valorizzazione delle radici familiari degli italiani all’estero non ha alcun collegamento.

La domanda nasce spontanea:
Cosa c’entra il Foro Italico con i paesi rurali da salvare dallo spopolamento?

Secondo l’inchiesta, tutto: perché quel finanziamento sarebbe stato inserito “ad arte” grazie ai rapporti diretti tra dirigenti di Sport e Salute e ambienti vicini proprio al ministro Tajani.

200 milioni sparati in due regioni al voto: un tempismo perfetto

A preoccupare non è solo la destinazione dei fondi, ma anche la geografia elettorale.
Come rilevato dal Fatto Quotidiano, la Farnesina ha assegnato la fetta più consistente delle risorse proprio a due regioni che nei prossimi mesi saranno chiamate alle urne.

Una coincidenza?
Per l’opposizione, tutt’altro.

I progetti finanziati ricadono in aree in cui Forza Italia è fortemente radicata o dove Tajani ha storici rapporti personali e politici.
Il sospetto è che il “Turismo delle radici” — un programma nato per costruire ponti fra emigrati e territori d’origine — sia stato trasformato in una gigantesca mancia elettorale, usata per sostenere gli uomini del ministro e blindare il consenso.

Le reti parallele dei consulenti “di area”

Non si tratta solo di geografia: c’è anche un fitto intreccio di consulenti, professionisti e associazioni legati a Forza Italia che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, avrebbero ottenuto ruoli chiave nella selezione e nella gestione dei progetti.

Dalla Puglia all’Irpinia, passando per il Lazio, compaiono figure note negli ambienti azzurri, che avrebbero beneficiato di finanziamenti importanti attraverso progetti formalmente culturali ma, nella sostanza, assai lontani dallo spirito originario del programma.

Un piano da 300 milioni che diventa un campo minato politico

Il “Turismo delle radici” è un programma che vale complessivamente 300 milioni di euro.
Un investimento enorme, pensato dal governo Draghi per sostenere il rientro in patria degli italiani all’estero e rilanciare i territori più fragili del Paese.

L’uso che oggi ne fa la Farnesina ha però sollevato perplessità anche tra addetti ai lavori e governi regionali esclusi dai fondi.

La domanda che circola in queste ore è semplice e devastante:

Quei soldi stanno davvero servendo ai borghi, o a Forza Italia?

Opposizioni sul piede di guerra: “Clientelismo di Stato”

Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra parlano apertamente di “fondi usati come leve elettorali”, chiedendo che il ministro venga convocato in Parlamento per spiegare nel dettaglio criteri, beneficiari, relazioni e tempistiche.

Ciò che preoccupa è il precedente: se un ministero può ridisegnare un progetto culturale da centinaia di milioni per favorire aree politicamente utili, allora ogni piano nazionale rischia di diventare una moneta di scambio elettorale.

La Farnesina respinge le accuse: “Progetti regolari”

Le fonti del ministero si difendono: «Tutto è avvenuto con procedure trasparenti e tramite bandi pubblici».
Una linea che, però, non risponde alla domanda centrale: perché finanziare il Centrale del tennis con fondi per lo sviluppo dei borghi?

Leggi anche

Un caso destinato a esplodere

Le prossime settimane saranno cruciali.
La Corte dei Conti potrebbe aprire un fascicolo, mentre le opposizioni si preparano a chiedere una interrogazione parlamentare urgente.

Quel che è certo è che lo scandalo non si spegnerà presto:
perché qui non si parla solo di milioni, ma del principio cardine di ogni democrazia — la corretta gestione delle risorse pubbliche.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini