La vicenda dell’immobile occupato da CasaPound in via Napoleone III torna con forza al centro del dibattito politico. A rilanciarla è Virginia Raggi, ex sindaca di Roma e oggi consigliera capitolina del Movimento 5 Stelle, che in una nota durissima ha chiesto di procedere senza ulteriori rinvii:
«Uno Stato di diritto non può tollerare zone franche: a Roma si proceda immediatamente con lo sgombero dell’immobile occupato da CasaPound. Come già accertato dalla Guardia di Finanza, nello stabile risiedono per la maggior parte persone che hanno un lavoro fisso, molti dei quali addirittura dipendenti pubblici. È un insulto alla concezione stessa di bene comune».
Raggi ha quindi chiesto che l’edificio venga restituito al Demanio e concesso a Roma Capitale per diventare alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), destinati a famiglie realmente in difficoltà.
CasaPound: vent’anni di occupazione tollerata
Il palazzo di via Napoleone III, nel cuore dell’Esquilino, è occupato dal 2003 ed è diventato la sede nazionale del movimento neofascista CasaPound. Nel tempo, vari governi hanno annunciato l’intenzione di sgomberare lo stabile, ma nessun intervento è stato mai realizzato.
Le inchieste della Guardia di Finanza hanno certificato che molti degli occupanti hanno un lavoro stabile e non si trovano in condizioni di fragilità economica. Nonostante questo, l’occupazione continua indisturbata da oltre vent’anni, simbolo di una zona franca tollerata dalla politica.
Il caso Milano: sgomberato il Leoncavallo
Il confronto con quanto accaduto a Milano è inevitabile. Pochi giorni fa, infatti, è stato sgomberato il centro sociale Leoncavallo, uno degli spazi autogestiti più noti e longevi d’Italia, nato negli anni ’70 e punto di riferimento culturale per più generazioni.
Il governo e il Comune hanno giustificato l’operazione con il principio della legalità: non si potevano più tollerare occupazioni abusive, anche di spazi a forte valenza politica e culturale.
L’intervento a Milano ha scatenato polemiche, proteste e manifestazioni, ma ha segnato un segnale chiaro: per i centri sociali di sinistra non ci sono deroghe.
Due pesi e due misure?
Ed è qui che si inserisce la denuncia di Raggi. Perché, si chiede l’ex sindaca, a Milano si interviene con decisione per sgomberare un centro sociale storico, mentre a Roma da oltre vent’anni resta intoccato l’immobile di CasaPound, occupato da persone che non rientrano nei criteri dell’emergenza abitativa?
«Quegli spazi devono tornare al Demanio ed essere concessi a chi aspetta da anni un alloggio popolare», ha ribadito la consigliera M5S, sottolineando l’ingiustizia di un sistema che sembra usare la legalità a geometria variabile.
La questione politica
Il tema diventa inevitabilmente politico. Lo sgombero del Leoncavallo è stato rivendicato con orgoglio dal centrodestra come un atto di legalità, mentre il caso CasaPound continua a essere un tabù. Molti osservatori denunciano un evidente doppiopesismo: la linea dura vale solo per i centri sociali di sinistra, mentre gli spazi occupati dall’estrema destra rimangono immuni.
La presa di posizione di Raggi ha il merito di riportare il tema al centro dell’agenda: non si tratta solo di una questione amministrativa, ma di coerenza dello Stato di diritto.
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Conclusione
Il confronto tra lo sgombero del Leoncavallo e la permanenza indisturbata di CasaPound evidenzia una contraddizione profonda. Da un lato, la legalità invocata a Milano per chiudere un’esperienza storica della sinistra sociale; dall’altro, il silenzio che da vent’anni avvolge l’occupazione neofascista di via Napoleone III.
Le parole di Virginia Raggi suonano come un richiamo forte: lo Stato non può permettersi due pesi e due misure. Se davvero la legalità è un principio non negoziabile, deve valere per tutti, senza distinzioni ideologiche.



















