Tornano i sondaggi del Tg La7 (quelli che molti chiamano, per consuetudine, i “sondaggi Mentana”) e la prima rilevazione del 2026 firmata SWG offre una fotografia chiara: Fratelli d’Italia resta primo partito, ma registra un piccolo arretramento. Nel frattempo il Partito Democratico risale, così come Forza Italia e Lega, mentre Movimento 5 Stelle rimane stabile. Sul fronte delle forze minori, calano Azione e +Europa, cresce la voce “Altre liste”. E si riduce di un punto la quota di chi non si esprime.
Di seguito, numeri e lettura politica del sondaggio aggiornato al 12 gennaio 2026 (con confronto rispetto alla precedente stima del 22 dicembre 2025).
I principali partiti: FdI scende, PD risale. FI e Lega in lieve crescita
Nella classifica dei partiti maggiori, la gerarchia non cambia: FdI davanti a tutti, PD secondo, M5S terzo. Ma i movimenti – piccoli, però significativi – mostrano un quadro meno “fermo” di quanto sembri.
Orientamenti di voto (12 gennaio 2026)
Fratelli d’Italia: 30,9% (dal 31,3) -0,4
Partito Democratico: 22,3% (dal 22,1) +0,2
Movimento 5 Stelle: 12,7% (invariato) =
Lega: 8,3% (dall’8,2) +0,1
Forza Italia: 8,3% (dall’8,1) +0,2
Verdi e Sinistra: 6,5% (dal 6,8) -0,3
Il dato politicamente più “rumoroso” è la combinazione: FdI cala, mentre i due alleati di governo (Lega e FI) crescono. Non è un ribaltamento, ma è un segnale: una parte dell’elettorato del centrodestra sembra redistribuirsi dentro l’area, più che uscire dal campo.
Dall’altra parte, il PD guadagna terreno, anche se in modo contenuto, mentre Verdi e Sinistra arretra: la somma “progressista” non esplode, ma si riorganizza.
La distanza tra primo e secondo partito resta ampia
Anche dopo il -0,4, FdI resta sopra il 30%, con un vantaggio netto sul PD:
FdI 30,9 vs PD 22,3 → distanza 8,6 punti
È un margine che, nel linguaggio dei sondaggi, significa leadership ancora solida. Però il segnale del giorno è che il primo partito non cresce: è un dato di stabilizzazione, o di piccola erosione, a seconda di come evolverà nelle prossime settimane.
Centrodestra: “somma” molto alta, ma con pesi interni che cambiano
Se si guarda all’area di governo includendo anche Noi Moderati, i numeri complessivi restano robusti:
FdI (30,9) + Lega (8,3) + FI (8,3) + Noi Moderati (1,0) = 48,5%
Quasi metà del quadro elettorale “espresso” è un risultato che, in questo momento, descrive un centrodestra ancora ampiamente competitivo. Ma il dettaglio è cruciale: FdI arretra, FI sale e Lega sale. Tradotto: la coalizione, nel complesso, tiene; però i rapporti di forza interni possono muoversi.
E quando i rapporti si muovono, spesso cambiano anche linguaggi, priorità, e livelli di pressione reciproca tra alleati.
L’area progressista: PD su, Verdi/Sinistra giù. E il nodo “perimetro” resta aperto
Sul versante opposto, i numeri mostrano:
PD in crescita (+0,2)
Verdi e Sinistra in calo (-0,3)
Se si sommano soltanto questi due, si ottiene:
PD (22,3) + Verdi/Sinistra (6,5) = 28,8%
È un dato utile per capire la “base” progressista, ma non basta a definire un fronte elettorale: perché poi ci sono i partiti del centro (Azione, Italia Viva, +Europa), e soprattutto il Movimento 5 Stelle, che resta stabile al 12,7% e continua a essere l’ago che sposta gli equilibri di qualunque costruzione alternativa al governo.
In altre parole: il sondaggio conferma che il tema non è solo “quanto vale il PD”, ma come si costruisce (o non si costruisce) un perimetro politico credibile.
I partiti minori: calano Azione e +Europa, “Altre liste” in crescita
Nella tabella dedicata ai partiti minori, i movimenti sono questi:
Azione: 2,9% (dal 3,1) -0,2
Italia Viva: 2,2% (stabile) =
+Europa: 1,3% (dall’1,4) -0,1
Noi Moderati: 1,0% (stabile) =
Altre Liste: 3,6% (dal 3,1) +0,5
Qui il segnale interessante è Altre Liste +0,5: spesso questa voce cattura micro-consensi, movimenti locali, indecisi “in uscita” dai partiti o elettori in fase di ricerca. Non dice da sola “chi sale davvero”, ma indica che una quota dell’elettorato potrebbe essere più mobile, o più frammentata, di quanto i soli grandi partiti facciano pensare.
Cala chi non si esprime: -1 punto
Un altro dato non secondario è la riduzione di chi resta fuori risposta:
Non si esprime: 32% (dal 33%) -1%
Quando scende il “non si esprime”, in genere significa che una parte di elettori sta tornando a collocarsi, anche solo provvisoriamente. Non è automaticamente un vantaggio per qualcuno (dipende da dove vanno a finire), ma è un segnale di maggiore definizione del quadro.
Come è stato fatto il sondaggio: campione e margine d’errore
Il sondaggio è realizzato da SWG per il Tg La7 con metodologia CATI-CAMI-CAWI su un campione di 1.200 persone maggiorenni residenti in Italia, intervistate tra 7 e 12 gennaio 2026. Il margine d’errore dichiarato è ±2,8% al livello di confidenza del 95%.
Questo punto è importante: gli spostamenti di pochi decimali vanno letti come tendenze più che come “sentenze”. Però, quando la direzione si ripete (FdI giù, PD su, FI su), allora il segnale diventa più interessante.
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La fotografia politica del 12 gennaio: equilibrio stabile, ma con micro-crepe e micro-ripartenze
Il messaggio complessivo del primo sondaggio 2026 è semplice:
1. FdI resta largamente primo, ma apre l’anno con un piccolo arretramento.
2. PD risale e consolida la seconda posizione.
3. FI e Lega crescono: il centrodestra tiene, ma si riequilibra al suo interno.
4. M5S immobile al 12,7: terzo polo stabile, ancora decisivo negli scenari futuri.
5. Nel “centrino” Azione e +Europa calano, Italia Viva ferma, mentre Altre Liste cresce.
6. Diminuisce la quota di chi non si esprime: la platea elettorale sembra un po’ meno congelata.



















