«Non so se Trump abbia cercato di influenzare il conclave. Ma, se lo ha fatto, direi che gli è andata male.» Con questa battuta amara Marco Travaglio commenta l’elezione del nuovo Papa, Leone X, primo pontefice statunitense della storia, un evento che inevitabilmente scuote sia il Vaticano che gli equilibri internazionali. Intervenuto durante una trasmissione televisiva, il direttore del Fatto Quotidiano ha analizzato con la consueta ironia e lucidità le prime ore del pontificato e le reazioni – tra tutte quella di Donald Trump – che ne sono seguite.
La dichiarazione di Trump, che si è affrettato a congratularsi con il nuovo Papa e a dire che “non vede l’ora di incontrarlo”, non ha sorpreso Travaglio: «È una delle sue uscite più innocue. Tra tutte le esternazioni, questa è forse la più istituzionale che gli abbiamo sentito fare negli ultimi anni.»
Eppure, l’ombra dell’ex presidente americano aleggia sul conclave. Non ci sono prove di pressioni dirette, ma è noto che i rapporti tra la Casa Bianca e la Chiesa Cattolica siano sempre stati oggetto di attenzioni politiche. Travaglio, però, taglia corto: «Non credo che Prevost – ora Leone X – sia un “trampiano”. Al contrario, l’unica uscita pubblica che ricordiamo è stata una correzione, molto pastorale, al vicepresidente Mike Pence, che aveva stilato una sorta di classifica dell’amore cristiano. Il cardinale gli spiegò che non esistono graduatorie per dispensare l’amore di Cristo.»
La scelta di un agostiniano, prudente e lontano dalle derive ideologiche, segna quindi una discontinuità rispetto alle attese di alcuni ambienti politici americani. «Ha la doppia cittadinanza, è anche peruviano, ha vissuto la missione, ha conosciuto la povertà, la guerriglia, il narcotraffico. Questo Papa – sottolinea Travaglio – ha una visione globale. Ma resta comunque il primo pontefice nato negli Stati Uniti. È naturale che Washington cerchi un rapporto privilegiato.»
Eppure, i segnali lanciati da Leone X sembrano andare in tutt’altra direzione. La sua prima uscita pubblica dalla Loggia delle Benedizioni è stata un omaggio alla pace, ripetuta cinque volte, accompagnata da due aggettivi che evocano continuità con Papa Francesco: disarmata e disarmante. «È già un manifesto – afferma Travaglio –. Le cancellerie europee, oggi ossessionate dal riarmo, dovrebbero preoccuparsi. Ma anche il Cremlino ha ricevuto il messaggio.»
Il nome scelto, Leone, rievoca il Papa della Rerum Novarum, documento fondamentale della dottrina sociale cattolica. Una scelta che, secondo Travaglio, «mette al centro i diritti dei lavoratori, l’attenzione ai poveri, ma anche la condanna del socialismo. Una tradizione complessa, che si intreccia con la biografia sudamericana del nuovo pontefice.»
Per questo, secondo il giornalista, è difficile fare previsioni. «Ogni Papa ci ha sorpreso. Roncalli era visto come un Papa di transizione, e ha fatto il Concilio. Ratzinger era considerato un reazionario, e ha fatto un gesto rivoluzionario dimettendosi. Francesco era dato per conservatore, e ha rivoluzionato la comunicazione ecclesiastica.»
Eppure, c’è una speranza concreta che Travaglio si concede: «Mi auguro che confermi il cardinale Zuppi come delegato per i negoziati di pace tra Russia e Ucraina. In questo momento, l’unico che sta provando a mediare è Trump, con esiti incerti. Serve un’azione diplomatica forte anche dalla Chiesa.»
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La prima messa del nuovo Papa è prevista domani, nella Cappella Sistina, con i cardinali. I telefoni dei porporati verranno restituiti, e con loro, forse, emergeranno i dettagli sul voto. «Appena ridanno i telefonini, sapremo tutto», scherza Travaglio. «Chi ha votato per chi, come si sono divise le correnti. È già un miracolo che il segreto sia durato più di un’ora.»
Per ora, ci resta un Papa nuovo, un mondo inquieto e l’attesa. Con una cert
ezza: da Leone X ci si aspettano parole forti. E forse, fatti ancora più forti.
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