Travaglio epico: Sbugiarda Meloni ed elogia Sanchez. L’Italia ora dovrà pagare… – VIDEO

Nella puntata del 25 giugno di Otto e Mezzo, Marco Travaglio affonda il colpo. Al centro del dibattito, il nuovo patto siglato al vertice NATO dell’Aia: portare le spese militari dei Paesi membri fino al 5% del PIL entro il 2035. Una cifra colossale, che per l’Italia significherebbe quasi triplicare l’attuale spesa, passando da circa 30 miliardi annui a oltre 100 miliardi.

Un impegno che, secondo il direttore del Fatto Quotidiano, non ha nulla a che vedere con la sicurezza, ma è il risultato della pressione statunitense – in particolare di Donald Trump – a cui l’Europa ha ceduto “senza nemmeno combattere”. A fare eccezione, e a guadagnarsi l’elogio pubblico di Travaglio, è il premier spagnolo Pedro Sánchez, unico tra i leader europei a sfilarsi dal piano dichiarando che “per la Spagna, il 2,1% del PIL è più che sufficiente”.

“Un’Europa che obbedisce e si inginocchia”

Travaglio è netto: “Questa non è la vittoria dell’Europa, è la vittoria di Trump. E non perché ci abbia invaso: ci ha semplicemente ordinato cosa fare. E noi abbiamo obbedito, in silenzio, senza condizioni. A parte Sánchez – e forse il premier slovacco Fico – tutti gli altri si sono inginocchiati senza neppure provare a discutere.”

Secondo il giornalista, il vertice NATO rappresenta la prova definitiva del fallimento dell’Unione Europea come attore autonomo. “Non siamo nemmeno riusciti a opporci. Nemmeno a dire: restiamo fermi al 2%, come da vecchio impegno. Nemmeno a trattare. Ci siamo autoimposti un piano che devasterà i nostri bilanci per un decennio.”

E aggiunge: “L’Europa ormai dice no solo quando dovrebbe dire sì, e sì quando dovrebbe dire no. Questa è la logica di un continente senza spina dorsale.”

 

Travaglio sottolinea come sia paradossale che Trump fosse molto più criticato “quando apriva tavoli negoziali su Ucraina e Medio Oriente”, rispetto a ora che partecipa all’escalation militare in corso.

“Non è tra 10 anni: è da subito” Soldi tolti a Scuola, sanità e Comuni

Uno degli argomenti più ricorrenti per minimizzare l’impatto dell’accordo è che si tratta di un impegno diluito in dieci anni. Travaglio lo smonta senza esitazioni: “Non è che tra dieci anni ci sveglieremo e magicamente spenderemo 100 miliardi l’anno. Per arrivarci, dobbiamo cominciare subito a stanziare 40 miliardi in più ogni anno. Il conto totale? 400 miliardi. Non li possiamo tirare fuori dai fondi per le merendine. Verranno tolti da servizi fondamentali.”

E per sottolineare la sproporzione tra ciò che si promette per le armi e ciò che si nega ai cittadini, Travaglio cita un caso emblematico: “Ieri il governo ha detto di non avere i soldi per versare 71 milioni ai Comuni italiani. Una cifra che, al confronto, è una mancia. Ma per il riarmo troviamo decine di miliardi.”

Il cuore dell’intervento di Travaglio è la sostenibilità economica dell’accordo. “Non stiamo parlando di un impegno vago, per chissà quale futuro remoto. Per arrivare al 5% nel 2035, dobbiamo cominciare da subito a stanziare circa 40 miliardi in più ogni anno. Per dieci anni. Totale: 400 miliardi di euro. Dove li troviamo?”

Per rafforzare il concetto, Travaglio cita Carlo Cottarelli, non certo una voce radicale, e il rapporto Milex, che ha stimato l’impatto economico dell’accordo. “Questi non sono sogni o paure ideologiche: sono numeri, e sono drammatici.”

Poi arriva l’esempio concreto: “Il governo ieri ha detto che non ci sono 71 milioni di euro per i Comuni, destinati ai servizi di base per i cittadini. E noi ci impegnamo a spendere mille volte tanto per le armi?”

“Abbiamo distrutto l’Ucraina per poi archiviare tutto”

Un altro passaggio chiave del ragionamento di Travaglio riguarda il contesto geopolitico. “Abbiamo rotto con la Russia sull’impegno ‘inderogabile’ a far entrare l’Ucraina nella NATO. Una posizione che ha contribuito all’escalation bellica. Ora, all’improvviso, l’ingresso dell’Ucraina non è più sul tavolo. E quindi? Ci siamo fatti distruggere mezza Ucraina per un obiettivo che ora abbandoniamo senza battere ciglio?”

Questa, per Travaglio, è la dimostrazione di un Occidente schizofrenico: pronto a tutto per affermare principi, ma incapace di coerenza quando si tratta di pagarne le conseguenze. “E nel frattempo, spendiamo 400 miliardi per prepararci a una guerra che, con la diplomazia e il disarmo, potremmo evitare.”

Sánchez, modello di coraggio politico

Il contrasto con Pedro Sánchez è centrale nel ragionamento di Travaglio. “Il premier spagnolo ha detto no. Ha spiegato che il 2,1% del PIL basta per garantire la difesa del suo Paese. Ha usato i dati tecnici delle forze armate spagnole per argomentare la sua posizione. Non ha sbraitato, non ha fatto propaganda. Ha semplicemente esercitato la sovranità nazionale. Cosa che il nostro governo non ha nemmeno provato a fare.”

E sottolinea: “Questa è la vera leadership europea. Non urlare ‘sovranismo’ mentre si obbedisce a ordini stranieri, ma difendere i propri cittadini, i propri conti pubblici, il proprio modello di società.”

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Nel suo intervento a Otto e Mezzo, Marco Travaglio ha disegnato con chiarezza una frattura ormai insanabile tra chi si piega acriticamente e chi prova a resistere. L’Italia – con Giorgia Meloni – ha scelto la via della sudditanza: firmare oggi un assegno da 400 miliardi, togliendo risorse vitali alla sanità, alla scuola, al welfare. Una scelta compiuta senza confronto pubblico, senza mandato elettorale, senza nemmeno una discussione parlamentare aperta.

Ma il gesto di Sánchez dimostra che un’alternativa è possibile. Che si può stare nella NATO senza rinunciare alla sovranità, senza compromettere i diritti sociali, senza trasformare i bilanci pubblici in arsenali.

E mentre l’Italia si avvia a spendere miliardi in armi per i prossimi decenni, la domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi è semplice:
Se abbiamo soldi per riempire gli hangar, perché non li troviamo per riempire le corsie d’ospedale, le aule scolastiche, le case popolari?

In un mondo che accelera verso la guerra, la vera forza è dire no. E la vera politica è quella che sceglie la pace, non quella che la sacrifica in silenzio.

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