ROMA, 29 luglio 2025 – Tra le riforme più discusse della stagione politica inaugurata dal governo Meloni, l’abolizione del reato di abuso d’ufficio resta una delle più controverse. Una scelta difesa con convinzione dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma duramente contestata da larga parte della magistratura, da giuristi e da associazioni che si occupano di legalità. E che, oggi, torna d’attualità anche alla luce delle inchieste che coinvolgono esponenti del centrosinistra, come i sindaci Beppe Sala e Matteo Ricci.
A rilanciare il dibattito è stato ieri sera il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, nel corso della trasmissione Otto e Mezzo su La7, condotta da Lilli Gruber. Con il suo consueto stile tagliente, Travaglio ha messo in luce le responsabilità trasversali dietro la riforma Nordio, sostenendo che l’abolizione del reato abbia goduto del consenso silenzioso – ma determinante – di ampie fette del Partito Democratico.
La norma Nordio: fine dell’abuso d’ufficio
L’articolo 323 del codice penale, che disciplinava l’abuso d’ufficio, è stato abrogato ufficialmente nel 2024. La motivazione, spiegava il ministro Nordio, risiedeva nella sua “ambiguità interpretativa” e nell’“effetto paralizzante” che avrebbe avuto sull’attività amministrativa, in particolare a livello locale. Secondo l’ex magistrato, sindaci e funzionari pubblici vivevano “nella paura costante di finire indagati per ogni firma o atto adottato”, spesso per comportamenti al limite ma non realmente criminosi.
Il reato, secondo il Guardasigilli, produceva un “eccesso di cautela” nella pubblica amministrazione, bloccando decisioni, ritardando appalti e scoraggiando la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Nordio ha quindi proposto una depenalizzazione totale, approvata con il sostegno della maggioranza di centrodestra, ma anche con il silenzio o l’avallo indiretto di esponenti dell’opposizione.
Le critiche dell’ANM: “Un favore ai corrotti”
Durissima, sin da subito, la reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati. Per l’ANM, l’abolizione dell’abuso d’ufficio rappresenta un arretramento sul piano della legalità e della lotta alla corruzione. Secondo i giudici, nonostante le difficoltà interpretative, il reato aveva una funzione di presidio contro l’uso arbitrario del potere pubblico.
Il presidente dell’ANM, Giuseppe Santalucia, ha dichiarato:
“In un contesto in cui il confine tra legalità e interessi privati si fa sempre più sottile, togliere strumenti di controllo sull’operato della pubblica amministrazione è un segnale pericoloso. Il rischio è che si allarghi la zona grigia dell’impunità, proprio laddove dovrebbe esserci trasparenza.”
Anche la Corte dei Conti, in un parere reso alla Commissione Giustizia, aveva espresso forti perplessità, temendo che la depenalizzazione potesse indebolire la lotta agli illeciti nella gestione delle risorse pubbliche.
Travaglio a Otto e Mezzo: “Il PD ha spinto per l’abolizione, ora ringrazi Nordio”
Ma a riaccendere i riflettori sulla questione è stato Marco Travaglio. Ospite di Otto e Mezzo, il direttore del Fatto ha evidenziato una “convergenza poco raccontata” tra il centrodestra e parte del Partito Democratico.
“L’abuso d’ufficio è stato abolito dal centrodestra, ma su richiesta anche di molti sindaci del PD, tra i quali Ricci e Sala,” ha ricordato Travaglio, “e le inchieste di questi giorni segnalano dei comportamenti molto compatibili con quel tipo di reato. Ma oggi non sono più punibili.”
Il riferimento è alle indagini in corso su alcuni sindaci di centrosinistra, accusati – tra l’altro – di scarsa trasparenza nella gestione di fondi pubblici, affidamenti diretti, e conflitti d’interesse. Secondo Travaglio, senza l’abolizione del reato, quei comportamenti sarebbero probabilmente finiti sotto l’ombrello dell’abuso d’ufficio.
“Nordio non manca occasione per chiedere a questi signori di ringraziarlo,” ha concluso con sarcasmo, “visto che le sue riforme, a cominciare da questa, li hanno messi al riparo.”
Una norma che guarda al passato… ma parla al presente
Quella dell’abuso d’ufficio è una delle riforme che meglio sintetizza l’ambiguità dell’attuale fase politica. Presentata come una misura “liberale” per snellire la burocrazia e dare respiro agli amministratori, si è rivelata – secondo molti – un salvacondotto per pratiche opache, e un segnale che indebolisce il principio della responsabilità pubblica.
D’altra parte, proprio mentre la politica celebra il “coraggio” della riforma, le cronache giudiziarie raccontano di sindaci che assegnano incarichi a progettisti amici, affidano eventi a associazioni vicine, e gestiscono denaro pubblico senza gare. Comportamenti che, fino al 2024, sarebbero finiti sul tavolo di un pm per sospetto abuso d’ufficio. Oggi no.
VIDEO e Conclusione: un reato in meno, una zona grigia in più
L’abolizione dell’abuso d’ufficio ha aperto una frattura tra politica e magistratura, ma anche tra ciò che è legale e ciò che è giusto. Lungi dall’essere una semplice semplificazione normativa, la scelta voluta da Nordio – e accolta con favore da pezzi trasversali del sistema – rischia di generare un vuoto di controllo che potrebbe avere costi alti sul piano della trasparenza e della fiducia dei cittadini.
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Come ha sottolineato Travaglio, il tema non è solo giuridico ma profondamente politico: chi ha chiesto questa riforma, oggi, è anche tra coloro che ne traggono beneficio. In un Paese dove la corruzione amministrativa continua a sottrarre risorse ai servizi pubblici e alla collettività, il confine tra l’errore e l’arbitrio, tra la leggerezza e l’abuso, rischia di essere sempre più sottile. O peggio: cancellato.



















