Travaglio prende gli applausi e umilia Crosetto davanti al pubblico meloniano – IL VIDEO

Un confronto acceso, pieno di frizioni politiche e domande che non lasciano vie di fuga. Alla festa dei giovani di Fratelli d’Italia, Atreju, Marco Travaglio intervista il ministro della Difesa Guido Crosetto e trasforma il faccia a faccia in un duello su due fronti: il rapporto Nato-Russia e la guerra in Ucraina, e la guerra a Gaza con il nodo delle responsabilità politiche dell’Occidente e del governo italiano.

Il clima non è quello dell’intervista accomodante. Travaglio imposta la conversazione con una tesi chiara – “la Nato ha provocato la Russia per 20 anni” – e da lì costruisce un botta e risposta che ruota attorno a una domanda implicita: chi ha davvero contribuito a rendere più instabile il quadro internazionale? E soprattutto: il governo italiano, davanti a Gaza, ha fatto abbastanza?

“La Nato ha provocato la Russia per 20 anni”: la cornice di Travaglio su Ucraina e allargamento a Est

Travaglio parte da una ricostruzione netta: secondo lui, l’allargamento a Est avrebbe “provocato” Mosca, trascinando in un gioco geopolitico il popolo ucraino, “che non c’entra niente”. È una lettura che sposta subito la discussione dal piano delle responsabilità immediate dell’invasione al tema delle dinamiche pregresse, delle scelte strategiche e dei “patti” evocati come violati.

È l’incipit che obbliga Crosetto a rispondere su un punto chiave: cos’è oggi la Nato e quale natura politica e militare rivendica.

Crosetto: “Alleanza unicamente difensiva”. L’esempio Svezia e il confronto con i tempi della guerra

La replica del ministro prova a riportare il dibattito dentro un frame istituzionale: Crosetto spiega “come funziona l’ingresso nella Nato” e usa un esempio concreto, quello della Svezia, per sostenere che l’Alleanza non sarebbe un meccanismo aggressivo o di accerchiamento.

Il ragionamento è costruito sul confronto dei tempi: la Svezia, sottolinea Crosetto, avrebbe impiegato due anni e mezzo a entrare nella Nato, mentre la Russia avrebbe impiegato “un giorno” a invadere l’Ucraina. Da qui la conclusione politica:

la Nato sarebbe “unicamente difensiva”

e i Paesi democratici che vi aderiscono “non stanno accerchiando nessuno”.


È una risposta impostata per neutralizzare l’accusa di “provocazione” e per trasformare l’allargamento in una conseguenza della paura, non in una causa del conflitto.

La stoccata di Travaglio: “Difensiva? E allora Serbia, Iraq e Libia cos’erano?”

È qui che scatta il “battibecco” più duro. Travaglio non accetta il frame della “sola difesa” e ribatte con un elenco che mira a mettere Crosetto davanti a una contraddizione politica:

“Potrei farle notare che l’alleanza difensiva ha aggredito la Serbia, miglior alleato della Russia in Europa, l’Iraq, miglior alleato della Russia nel Golfo, e la Libia, miglior alleato della Russia in Nordafrica”.

La tecnica è chiara: se la Nato si definisce “solo difensiva”, allora come si collocano interventi militari che Travaglio definisce “aggressioni”? E soprattutto: perché quegli interventi avrebbero colpito, secondo lui, Paesi presentati come “migliori alleati” di Mosca in aree strategiche?

In pochi secondi, la discussione passa da “come funziona l’ingresso” alla questione più pesante: la coerenza tra la narrazione ufficiale della Nato e la storia delle sue azioni.

Dal fronte ucraino al Medio Oriente: Travaglio parla di “sterminio” e riceve applausi

Il secondo blocco dell’intervista si sposta su Gaza e qui il tono si fa ancora più radicale. Travaglio definisce ciò che è accaduto dopo il 7 ottobre come qualcosa di “30 volte peggio”, perché commesso da un governo – “nostro alleato” – di un Paese democratico. Nel suo intervento usa la parola più esplosiva: “sterminio”.

Il dato che cita è durissimo: parla di 70mila persone uccise, e aggiunge che, “per lo stesso esercito israeliano”, sarebbero composte per l’83% da civili. Durante questa analisi, viene riportato che Travaglio riceve più volte l’applauso del pubblico.

Il passaggio è politicamente significativo proprio per il contesto: non è un comizio in una piazza ostile alla destra, ma un palco dentro Atreju, davanti a una platea di un evento di Fratelli d’Italia. L’applauso, in quel quadro, diventa un elemento narrativo: segnala che il discorso “buca” la sala e non viene respinto in blocco come provocazione esterna.

“Avete fatto abbastanza?”: la domanda a Crosetto e il paragone sulle sanzioni

Il cuore del confronto su Gaza è una domanda che Travaglio rivolge direttamente al ministro e, per estensione, al governo italiano:

“Il governo italiano ha fatto abbastanza? Siete sicuri di aver detto e fatto il possibile?”

Poi arriva il paragone che punta dritto al tema della doppia misura:

dopo l’invasione dell’Ucraina, dice Travaglio, la Russia avrebbe ricevuto 22 pacchetti di sanzioni

mentre Israele avrebbe ricevuto zero.


Ed è qui che Travaglio costruisce la sua accusa più potente, facendo “parlare” idealmente un cittadino palestinese o arabo:

“Ma quanti miei concittadini devono morire prima che qualcuno si indigni?”

Non è solo una critica diplomatica: è un attacco al criterio morale e politico con cui l’Occidente e i governi europei decidono quando indignarsi, quando sanzionare, quando isolare.

Due linee di pressione: Nato “difensiva” e Occidente “selettivo”

Mettendo insieme i due segmenti, l’intervista appare costruita su un filo unico: contestare l’idea che l’Occidente agisca sempre e comunque come blocco coerente di diritto e democrazia.

Sul fronte Nato-Russia, Travaglio attacca la definizione “difensiva” ricordando interventi militari e suggerendo che l’Alleanza abbia avuto un ruolo attivo e non neutro nella storia recente.

Sul fronte Gaza, Travaglio attacca la selettività delle reazioni: molte sanzioni a Mosca, nessuna a Israele, pur a fronte di numeri e qualificazioni che lui definisce incompatibili con l’idea di “alleato democratico”.


È un’impostazione che mette Crosetto nella posizione più scomoda possibile: difendere la cornice geopolitica occidentale (Nato, alleanze, sostegno all’Ucraina, rapporti con Israele) senza far passare l’immagine di un doppio standard.

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Il faccia a faccia Travaglio–Crosetto ad Atreju non si esaurisce in una polemica da festival politico: assume la forma di un test sulla tenuta delle narrazioni dominanti.

Da un lato, Crosetto rivendica il profilo della Nato come alleanza “unicamente difensiva” e prova a sottrarre l’Occidente all’accusa di accerchiamento e provocazione. Dall’altro, Travaglio smonta la formula con una domanda che resta sospesa nell’aria: se è solo difesa, allora Serbia, Iraq e Libia come si chiamano?

E quando il discorso scivola su Gaza, la domanda diventa ancora più bruciante, perché non riguarda strategie militari ma la percezione di giustizia: avete fatto abbastanza? E se la risposta non convince, allora il confronto sulle sanzioni – 22 a zero – diventa la sintesi più tagliente dell’accusa: l’Occidente non è neutrale, e neppure uniforme nei suoi principi.

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