ROMA – Con uno dei suoi monologhi più taglienti, Marco Travaglio ha fatto chiarezza su una notizia che, in pochi giorni, ha riempito le pagine di giornali e siti: la presunta “assoluzione post mortem” di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri dai rapporti con la mafia, attribuita alla Corte di Cassazione.
Ma secondo il direttore del Fatto Quotidiano, quella notizia è una colossale falsificazione: “La Cassazione non ha scritto una riga su Berlusconi, e la sentenza nemmeno esiste ancora”.
Travaglio, intervenuto nella rubrica pubblicata da Luca Sommi su YouTube (“Tutta la verità su Berlusconi”), ha ricostruito punto per punto la vicenda, accusando larga parte della stampa di aver rilanciato una bufala pur di riscrivere la storia giudiziaria dell’ex premier.
“Berlusconi è morto da indagato. Dell’Utri lo è ancora”
“L’altro giorno — esordisce Travaglio — stavo leggendo i giornali, convinto che dopo la manifestazione di solidarietà a Ranucci e al giornalismo d’inchiesta qualcuno avrebbe ripreso lo scoop di Marco Lillo, che raccontava come Berlusconi, al momento della sua morte, fosse ancora indagato per la strage di via D’Amelio, e come Dell’Utri lo sia tuttora.
Invece niente. Ma mi è quasi caduta la sedia leggendo Il Foglio.”
Secondo il quotidiano diretto da Claudio Cerasa, la Cassazione avrebbe escluso ogni legame tra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra.
“Una notizia sensazionale — continua Travaglio — se non fosse che è falsa.
La Cassazione non ha mai scritto niente del genere, perché la sentenza non è nemmeno uscita.
C’è solo un dispositivo di poche righe che dichiara inammissibile un ricorso della Procura generale di Palermo, e non parla minimamente né di Berlusconi né dei rapporti con la mafia.”
“La Cassazione non ha assolto nessuno. E i morti non si scagionano”
Travaglio sottolinea l’assurdità della tesi del Foglio:
“È strano, perché la stessa Cassazione, anni fa, aveva condannato Dell’Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, proprio per aver mediato i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra.
Ma soprattutto: i morti non si processano, quindi non si condannano, ma non si assolvono nemmeno.
È impossibile che la Cassazione abbia ‘scagionato Berlusconi morto’. È un’invenzione.”
Il direttore del Fatto ricorda poi che Berlusconi era ancora formalmente indagato non solo a Caltanissetta, per la strage di via D’Amelio, ma anche a Firenze, per le stragi del 1993-1994:
“Dunque no, non è mai stato scagionato da nulla. È morto da indagato, e Dell’Utri lo è ancora, anche se probabilmente verrà chiesta l’archiviazione. Questa è la verità.”
Cosa aveva postato Antonio Tajani leader (Forza Italia):
Il vero oggetto del processo: misure di prevenzione, non mafia
Il nodo centrale, spiega Travaglio, riguarda il malinteso di fondo diffuso da Il Foglio e ripreso da gran parte dei media italiani.
L’articolo citava “citazioni della Cassazione”, ma le frasi erano in realtà tratte da precedenti decisioni del Tribunale e della Corte d’Appello di Palermo, relative non a un processo penale, ma a misure di prevenzione.
“Non si trattava di un nuovo processo per mafia.
La Procura di Palermo aveva chiesto due misure: la sorveglianza speciale per Dell’Utri e il sequestro dei beni, sostenendo che Berlusconi avesse versato soldi all’amico per comprarne il silenzio sui rapporti con la mafia e sul riciclaggio di denaro mafioso nelle sue aziende.
Il Tribunale e la Corte d’Appello hanno respinto la richiesta: secondo loro, non c’erano prove che quei soldi fossero di provenienza illecita, né che Dell’Utri fosse ancora socialmente pericoloso.”
La Procura generale ha fatto ricorso in Cassazione, ma anche qui il ricorso è stato dichiarato inammissibile, non per ragioni di merito, bensì per una questione procedurale:
“La Cassazione non ha valutato né escluso rapporti mafiosi, semplicemente ha detto che quel ricorso non poteva essere presentato. Stop. Niente di più.”
“Il Foglio parla di una sentenza che non esiste. E tutti la rilanciano”
Travaglio prosegue con tono tagliente:
“I nostri cronisti hanno scoperto che Il Foglio parlava di una sentenza che non esiste, virgolettando frasi della Corte d’Appello e del Tribunale come se fossero della Cassazione.
Il 90% della stampa italiana non controlla, prende per oro colato il titolo del Foglio e costruisce sopra un carnevale di Rio per festeggiare l’assoluzione post mortem del Cavaliere.”
Il direttore cita i titoli che hanno fatto il giro delle redazioni:
Il Tempo: “La Cassazione scagiona Berlusconi e Dell’Utri”
Libero: “Cassazione smonta le bufale sui rapporti tra Berlusconi e la mafia”
La Verità: “Fine delle menzogne su Berlusconi mafioso”
Repubblica: “Cassazione esclude legami tra Berlusconi e la mafia”
“Persino Repubblica!”, commenta amaramente Travaglio. “Titoli inventati, perché la sentenza non è ancora depositata. Le motivazioni arriveranno tra due o tre mesi.”
“Vergogna: un colonino per trent’anni di storia giudiziaria”
Nel finale, Travaglio allarga il discorso alla responsabilità dei media:
“È assurdo: trent’anni di storia giudiziaria, di sentenze, di testimonianze, vengono liquidati in un colonino di Foglio.
Tutta la nostra memoria civile, tutto il rigore morale di questo Paese, archiviato in poche righe, per compiacere un racconto comodo.”
Il direttore cita anche la reazione di Barbara Berlusconi, che ha parlato di “persecuzione giudiziaria e politica fondata sul nulla”:
“Ovviamente dimentica la condanna definitiva per frode fiscale. Quella, evidentemente, non conta.”
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In chiusura, Travaglio ribadisce la gravità del caso:
“Questa non è solo disinformazione, è manipolazione della memoria.
Berlusconi è morto da indagato, Dell’Utri resta condannato per mafia, e la Cassazione non ha mai scritto nulla di diverso.
Chi titola il contrario, tradisce il giornalismo.”
Con lucidità e sarcasmo, Travaglio ha così demolito la narrazione costruita in poche ore da gran parte della stampa italiana, ricordando che la verità giudiziaria non si cambia con un titolo a nove colonne.



















