– Scoppia il caso politico attorno alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo le dure accuse lanciate dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, durante la trasmissione Otto e mezzo su La7. Travaglio sostiene infatti che la premier avrebbe violato la legge cosiddetta “bavaglio”, una norma voluta e difesa dal suo stesso governo.
La denuncia di Travaglio: «Meloni ha violato la legge che ha voluto»
Il nodo della vicenda riguarda un tweet pubblicato l’11 febbraio da Giorgia Meloni, in cui la premier celebrava l’arresto di 180 persone nell’ambito di una maxi operazione antimafia a Palermo, citando espressamente – con il virgolettato – una frase contenuta in un’intercettazione telefonica tratta dall’ordinanza cautelare.
Travaglio ha definito il gesto un vero e proprio «reato», in quanto contrario alla legge sulla pubblicazione delle intercettazioni, nota come “legge bavaglio”, voluta proprio dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e approvata dal governo Meloni.
«La legge Nordio vieta la pubblicazione testuale di intercettazioni, anche per le testate giornalistiche. Si possono riportare i contenuti solo in forma non letterale, senza virgolette», ha spiegato Travaglio. «Ieri Giorgia Meloni ha violato quella legge, pubblicando sui social un virgolettato tratto da un’intercettazione. È un reato comune, procedibile d’ufficio, e la Procura di Roma è tenuta ad aprire un fascicolo».
Obbligo di azione penale: «La legge vale per tutti»
Travaglio ha sottolineato che, trattandosi di un reato comune e non di un reato ministeriale, non esistono scappatoie istituzionali.
«C’è l’obbligatorietà dell’azione penale: Meloni o paga l’oblazione, cioè una multa, o viene indagata, o si fa processare. Oppure, in alternativa, dovrebbe abolire quella legge che il suo stesso governo ha voluto e difeso fino a poche settimane fa», ha dichiarato il giornalista, sottolineando l’ironia della situazione.
«È la stessa legge che, quando la violiamo noi giornalisti per dovere di cronaca, porta il centrodestra ad accusarci di voler mettere alla gogna i presunti innocenti. E ora la viola la presidente del Consiglio in persona, su Twitter», ha incalzato.
Il paradosso politico: «Una legge che colpisce anche chi l’ha voluta»
Il direttore del Fatto Quotidiano ha puntato il dito contro quella che ha definito una «ipocrisia» del governo e della maggioranza.
«Quando si tratta di mafia, la presunzione d’innocenza vale sempre, anche per chi è accusato di crimini gravissimi. Quelli arrestati ieri non sono ‘mafiosi’ ma presunti innocenti, secondo la legge. Dunque, se il centrodestra difende la presunzione d’innocenza quando fa comodo, allora dovrebbe rispettarla sempre, anche quando si tratta di esponenti di altri schieramenti», ha detto Travaglio.
Nel suo ragionamento, il giornalista ha ricordato come il centrodestra abbia più volte definito l’uso delle intercettazioni come un abuso, un attentato alla privacy e una «barbarie», salvo poi fare ricorso agli stessi strumenti mediatici quando fa comodo alla propaganda politica.
«Questa roba o vale per tutti, o non vale per nessuno», ha commentato.
Il caso politico si allarga: obbligo per la Procura di intervenire
Travaglio ha poi chiarito che, secondo la normativa in vigore, la Procura di Roma sarebbe obbligata ad aprire un’indagine.
«Non vorrei essere nei panni del procuratore Francesco Lo Voi», ha commentato ironicamente il giornalista Lirio Abbate, ospite in studio, riferendosi al procuratore capo della Capitale che si troverebbe nella posizione di dover valutare un’eventuale iscrizione della premier nel registro degli indagati.
«La Costituzione lo obbliga ad agire», ha ribadito Travaglio, spiegando che, se la legge venisse ignorata per ragioni politiche, si creerebbe un gravissimo precedente di impunità su misura.
La domanda finale di Travaglio: «Con quale faccia chiede il rispetto delle leggi?»
L’intervento di Travaglio si è chiuso con una domanda provocatoria, che ha già scatenato ampie reazioni nel mondo politico e sui social: «Chi fa le leggi dovrebbe essere il primo a rispettarle. Altrimenti, con quale faccia chiede a noi cittadini di farlo?».
L’accusa, rilanciata dai canali del Fatto Quotidiano, sta facendo rapidamente il giro della rete, con commenti divisi tra chi denuncia l’ennesima prova di doppio standard e chi, dall’area di centrodestra, difende la premier sostenendo che la sua fosse solo un’espressione di “legittima comunicazione istituzionale”.
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Al momento non sono arrivate repliche ufficiali da Palazzo Chigi né da esponenti di Fratelli d’Italia, ma il caso si preannuncia come un possibile terremoto politico-giudiziario. La questione non riguarda solo la violazione di una legge controversa, ma anche la credibilità di chi, proprio quella legge, l’ha voluta, difesa e fatta approvare.
La Procura di Roma sarà ora chiamata a decidere come procedere, mentre il dibattito politico si infiamma e la polemica promette di tenere banco nei prossimi giorni.



















