Travaglio travolge in diretta Severgnini – Lo scontro shock da Gruber – IL VIDEO EPICO

Il direttore del Fatto e la firma del Corriere si affrontano sulla guerra in Ucraina. Travaglio: “Ue e Usa hanno scelto il suicidio assistito di Kiev”. Severgnini: “C’è un aggredito e un aggressore, non capovolgiamo la realtà”

È stato un confronto acceso, dai toni tesi e dalle parole affilate, quello andato in onda su La7 nella puntata di Otto e Mezzo del 24 ottobre.
Protagonisti, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, e Beppe Severgnini, editorialista del Corriere della Sera.
Un duello televisivo che ha riacceso uno dei dibattiti più profondi e divisivi degli ultimi anni: il ruolo dell’Occidente nella guerra tra Russia e Ucraina.

Severgnini: “Putin voleva prendersi tutto, l’Ucraina si è difesa”

La miccia dello scontro parte da un precedente intervento di Travaglio, nel quale il giornalista aveva parlato di “suicidio assistito dell’Ucraina” da parte di Ue e Stati Uniti.
Parole che Severgnini non lascia passare:

“Ricordo a Marco, e alle molte persone che la pensano come lui, che se non fosse stato per l’Unione Europea, per gli Stati Uniti e per l’eroismo degli ucraini, oggi la situazione sarebbe completamente diversa. Putin puntava su Kiev, voleva prendersi tutto, e dopo tre anni è ancora lì, con tre milioni e mezzo di soldati sotto le armi e oltre un milione di morti. Non mi pare sia una vittoria russa”.

Per l’editorialista del Corriere, l’intervento occidentale ha impedito un collasso immediato dell’Ucraina: “Gli ucraini si sono difesi da soli all’inizio, e l’Europa ha fatto tutto il possibile. Dire che è stato inutile è falso”.

Travaglio: “Altro che aiuto, l’abbiamo condannata a morte”

La replica di Travaglio è immediata e feroce:

“Non è vero che abbiamo aiutato l’Ucraina a migliorare la sua situazione. L’avremmo salvata se l’avessimo aiutata a negoziare a Istanbul, quando Putin non chiedeva un centimetro quadrato di terra ma solo il rispetto degli accordi di Minsk: autonomia per il Donbass, rinuncia alla Nato e parziale demilitarizzazione”.

 

Per il direttore del Fatto, l’Occidente ha scelto deliberatamente l’escalation:

“Abbiamo condannato l’Ucraina a morte. Quello che hanno fatto Europa e Stati Uniti fino all’arrivo di Trump è stato il suicidio assistito di un popolo e di un Paese. Qualcuno dovrà risponderne, e non certo Trump con le sue follie”.

“Hai studiato la storia su Topolino?”

Il confronto si accende quando Severgnini ribadisce che “l’Ucraina si è difesa da sola”:

“Da sola? Ma lo sai che l’esercito gliel’ha messo in piedi la Nato dal 2014? Cosa dici? Hai studiato la storia su Topolino?”, attacca Travaglio, visibilmente irritato.

 

L’editorialista del Corriere prova a riportare il dibattito su un piano di principio:

“L’Ucraina è la nostra linea di difesa europea. Non possiamo dimenticare che nel 1994 ha rinunciato a tutte le armi nucleari in cambio della sicurezza”.

Ma Travaglio ribatte:

“Sì, in cambio della neutralità. E quell’accordo è stato tradito. Gli Stati Uniti e l’Europa avevano promesso che i Paesi ex sovietici sarebbero rimasti neutrali. Invece li abbiamo fatti entrare tutti nella Nato, e ne mancavano solo due. È così che siamo arrivati a questa guerra”.

“C’è un aggredito e un aggressore”

Il duello si fa più acceso quando Severgnini mette un punto fermo sulla questione morale:

“Putin si è rimangiato la parola e ha attaccato un Paese sovrano. C’è un aggredito e un aggressore, e questo non può essere messo in discussione. È inutile girare la frittata. Prima o poi Putin smetterà, ma non possiamo dire che la resistenza ucraina sia stata inutile”.

Una linea che rappresenta la posizione prevalente nell’opinione pubblica europea e che difende la scelta di sostenere Kiev come difesa dei valori democratici.

Travaglio: “Se non avessimo annunciato la Nato nel 2008, questa guerra non ci sarebbe stata”

Il direttore del Fatto ribatte con un’analisi geopolitica di lungo periodo:

“Gli accordi prevedevano la neutralità dell’Ucraina. Noi abbiamo promesso che i Paesi ex sovietici sarebbero rimasti neutrali. Poi li abbiamo fatti entrare tutti nella Nato, uno dopo l’altro, e ne mancavano solo due. Ora nessuno parla più dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato, ma se nel 2008 non avessimo annunciato quell’intenzione, questa guerra non ci sarebbe mai stata”.

Per Travaglio, la responsabilità è condivisa: non nel gesto dell’invasione, ma nelle scelte strategiche che hanno alimentato la tensione e reso il conflitto inevitabile.

 

Due visioni opposte dell’Europa

Il confronto tra i due giornalisti ha messo in luce due visioni inconciliabili del ruolo europeo.
Da una parte, Severgnini difende l’idea di un’Europa solidale con Kiev e parte del fronte democratico occidentale; dall’altra, Travaglio denuncia un’Europa subalterna agli Stati Uniti, incapace di difendere i propri interessi e di aprire una via diplomatica autonoma.

Una discussione che, pur nata in studio, fotografa una frattura culturale e politica ormai radicata anche nell’opinione pubblica italiana.

 

Il dibattito che divide l’Italia

Il battibecco tra Travaglio e Severgnini non è solo un episodio televisivo: è lo specchio di un Paese spaccato tra chi vede la guerra come battaglia per la libertà e chi la considera una catastrofe geopolitica prevedibile e mal gestita.
Sul web e sui social, la clip del confronto è già virale: centinaia di commenti, da chi applaude la fermezza di Severgnini a chi elogia il coraggio di Travaglio nel “dire ciò che gli altri tacciono”.

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VIDEO:
Il dibattito di Otto e Mezzo ha ricordato, ancora una volta, che la guerra in Ucraina non è solo un conflitto militare, ma una frattura culturale profonda.
Una linea di demarcazione che attraversa giornali, governi e opinioni pubbliche.
Tra chi pensa che “l’Ucraina è la nostra linea di difesa” e chi teme che “l’Europa stia suicidandosi per una guerra che non può vincere”.

E come spesso accade quando la realtà supera la diplomazia, Otto e Mezzo è diventato il palcoscenico di una verità scomoda: non esiste più una narrazione comune, ma solo due visioni inconciliabili del mondo che viene.

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