Tuffa Covid? La Ministra Santanché si affida al Parlamento per salvarsi dall’accussa? – L’INEDITO

Santanchè e il caso Visibilia: la strategia immunitaria scuote il Parlamento

Il rinvio a giudizio per truffa Covid

La ministra del Turismo e senatrice Daniela Santanchè è al centro di un’inchiesta per truffa aggravata ai danni dell’INPS, relativa alla presunta erogazione illecita della cassa integrazione Covid per 13 dipendenti impiegati “a zero ore” nelle società Visibilia Editore e Concessionaria. L’importo contestato è di circa 126.000 euro. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio, che è stato confermato nel gennaio 2025 dalla Cassazione, che ha anche stabilito la competenza territoriale a Milano.

La nuova difesa: immunità parlamentare al centro del contendere

In vista dell’udienza preliminare fissata al 17 ottobre 2025, la difesa di Santanchè ha sollevato un’eccezione formale: le chat, le registrazioni audio e le mail utilizzate dai pubblici ministeri sarebbero inutilizzabili, in quanto acquisite violando l’immunità parlamentare prevista dall’articolo 68 della Costituzione. Secondo i suoi legali, queste fonti costituirebbero atti compresi nella sfera parlamentare ed esenti da utilizzo processuale. In sostanza, si cerca di bloccare o indebolire le prove centrali dell’accusa prima che il procedimento entri nel vivo.

Per bloccare l’uso delle prove che la coinvolgono — tra cui chat, registrazioni ambientali e mail — Santanchè ha richiesto alla Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari di valutare un conflitto di attribuzione con la Procura. Come riportato da fonti quali Repubblica e Italia Mondo, la ministra sostiene che:

  • Le registrazioni sarebbero state raccolte senza l’autorizzazione del Parlamento, violando l’articolo 68 della Costituzione;

  • Pertanto, chat e audio dovrebbero considerarsi inutilizzabili nel processo.

La mossa presenta come obiettivo quello di rallentare il procedimento, oltre a depotenziare le prove principali.

Il contesto giudiziario e istituzionale

L’udienza preliminare è stata più volte rinviata, anche a causa del cambio di avvocato che Santanchè ha effettuato a marzo 2025. Un nuovo slittamento è stato fissato al 17 ottobre, data in cui la ministra dovrebbe comparire davanti al giudice Tiziana Gueli.

Nel frattempo, il suo compagno Dimitri Kunz ha negato ogni coinvolgimento nei casi contestati, puntando il dito su un collaboratore esterno (Paolo Concordia) che avrebbe deciso autonomamente l’attivazione della cassa integrazione a zero ore 

L’impatto politico: tra prudenza istituzionale e sfida legale

La strategia di invocare l’intervento della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari ha riscosso attenzione istituzionale: si tratta di una procedura rara, che collega una vicenda giudiziaria a meccanismi costituzionali. Al Senato, Giunta simili hanno già valutato situazioni analoghe per Gasparri, Corrado e Renzi  ma qui il caso è particolarmente delicato perché coinvolge una ministra in carica.

Il voto della Giunta determinerà la legittimità o meno dell’utilizzo delle prove raccolte, e potrebbe influenzare sia l’avanzamento del processo sia la percezione pubblica dell’uso dell’immunità come scudo personale.

La scelta di affidarsi alla Giunta delle immunità parlamentari scuote l’equilibrio tra tutela costituzionale e diritto alla giustizia. Da un lato, c’è un procedimento serio, basato su accuse precise; dall’altro, una strategia difensiva istituzionale che può compromettere l’efficacia probatoria e prolungare i tempi.

Per Santanchè e per il governo, l’impasse rappresenta un vero banco di prova: sia sul piano politico, nel rapporto con la maggioranza e l’opinione pubblica, sia su quello giudiziario, dove la strada verso il processo rimane incerta e complessa 

Mentre l’udienza preliminare resta sospesa tra cavilli costituzionali e rinvii, il paese osserva: il rischio è che via via le istituzioni diventino uno strumento per guadagnare tempo e legittimazione, trasformando il Parlamento in una protezione politica.

Iter a rilento, ma il tempo corre: rischio prescrizione

Il processo, non ancora iniziato, ha già accumulato rinvii. A luglio 2025 l’udienza è stata aggiornata al 16 settembre, con i giudici impegnati a decidere sull’ammissibilità delle parti civili. Secondo la Procura, l’eccessiva dilatazione dei tempi rischia di favorire la prescrizione, impedendo di fatto il giudizio.

Le Parole di Giuseppe Conte: 
“Siamo alle solite: rischio prescrizione, ricerca di salvacondotti politici nella distrazione generale dell’estate, ricorso al Parlamento per salvarsi dopo aver mentito all’Aula.

Parliamo della Ministra Santanchè, che Meloni avrebbe dovuto accompagnare in due minuti fuori dal Governo già due anni fa di fronte a fatti e denunce pesanti e circostanziate relative a una truffa sui fondi Covid. Erano dei leoni quando si trattava di puntare il dito contro i poveri, di dare dei falliti e dei divantisti a dei padri di famiglia in diretta tv. Poi quando devono rispondere in trasparenza davanti alle leggi, alla giustizia e al Paese è sempre la stessa storia.”

Il giornalista Andrea Scanzi dice la sua: 

“La Santanchè tenta la carta dell’impunita, chiedendo al parlamento di bloccare gli audio che la inchioderebbero relativamente all’accusa di truffa aggravata ai danni dell’Inps per i fondi Covid.
La solita storia. Fanno sempre così. E vedrete che la salveranno (e si salverà) anche stavolta.
* parlamento è volutamente minuscolo.
– Condividete il post e commentate con garbo. Grazie.”

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Una prova di trasparenza per la politica italiana

Il caso Santanchè si impone come un vero stress test per la credibilità delle istituzioni italiane. Al centro non c’è solo una presunta truffa ai danni dello Stato, ma il delicato equilibrio tra i doveri di chi ricopre incarichi pubblici e i diritti di ogni cittadino di fronte alla legge.

La scelta di ricorrere all’immunità parlamentare, pur legittima sul piano costituzionale, solleva una questione politica profonda: è accettabile che chi governa utilizzi strumenti di tutela per evitare un regolare processo? O, al contrario, chi siede in Parlamento dovrebbe dare il buon esempio e affrontare la giustizia senza scorciatoie?

La risposta a queste domande non riguarda solo Daniela Santanchè, ma tocca l’intero assetto democratico del Paese. Se davvero la politica vuole riavvicinarsi ai cittadini, allora deve dimostrare che l’immunità non diventa mai impunità. Perché la legalità, se non è uguale per tutti, smette di essere giustizia.

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