Tutti contro Conte: ecco cosa vogliono fare contro il leader M5S

In questi giorni l'informazione sta dando addosso a Giuseppe Conte, ma ecco come stanno davvero le cose. Il punto de La Notizia.

Oggi il direttore de La Notizia Gaetano Pedullà fa il punto della situazione su ciò che sta accadendo in questi giorni contro il M5S ed in particolare contro il suo leader Giuseppe Conte. Pedullà, nel suo editoriale, scrive che la proposta avanzata dalla politica italiana riguardante una par condicio anche tra i giornalisti potrebbe, a ben pensarci, non essere così irragionevole. In tal modo, si renderebbe ufficiale il fatto che è la politica a determinare chi può e chi non può diffondere informazioni, e a quale fazione appartengono i sostenitori che dominano i media televisivi. Questa regola, tuttavia, colpisce pesantemente le poche voci indipendenti, come dimostra l’esclusione quasi totale de “La Notizia” da parte di Rai e Mediaset.

Tutti contro il M5S

D’altra parte, se ci fosse anche solo un minimo di pluralismo, non sarebbe così semplice demonizzare qualcuno come stiamo assistendo negli ultimi giorni sui principali canali televisivi, soprattutto dopo che il Movimento 5 Stelle ha deciso di dissociarsi dalle primarie di coalizione con il Partito Democratico a Bari. Per i media di orientamento politico di destra, questo è un segno dell’inaffidabilità di Conte, dipinto come sciacallo, giustizialista e sleale verso l’alleato, mentre per le firme più autorevoli dell’area di sinistra, Conte è considerato un traditore, disposto a collaborare con il PD solo se è lui a dettare le regole. Questo assalto mediatico, spesso supportato dai conduttori dei programmi, avviene senza spazio per il contraddittorio e si riempie di sciocchezze e insinuazioni maliziose.

Eppure, nessuno sembra essere riuscito a superare la retorica di Schlein, secondo cui l’opposizione dei 5 Stelle alle primarie nel capoluogo pugliese favorisce le destre, poiché le elezioni amministrative prevedono un doppio turno e quindi l’unità o la divisione non influiscono. Ma la gara a chi critica di più Conte è stata sfrenata. E ciò nonostante il fatto che il problema delle indagini coinvolge esponenti del PD, che i membri corrotti nella giunta Decaro sono stati eletti dalla destra, e che è evidente come un potere consolidato da trent’anni generi situazioni di corruzione radicate sul territorio.

Invece, il Movimento 5 Stelle, pur adottando restrizioni anche verso i suoi migliori amministratori dopo due mandati, viene bersagliato, mentre coloro che difendono figure politiche sotto inchiesta o coloro che sono coinvolti in brogli elettorali vengono raffigurati come figure morali e immacolate. Una stampa veramente libera dovrebbe indignarsi, non tanto per Conte che si allontana giustamente da tale manipolazione, né tanto meno per i politici tradizionali con le loro abitudini corrotte, ma piuttosto per quei lacchè del potere che, con una prosopopea e una disonestà intellettuale che sfida ogni descrizione, dimostrano di non meritare più alcuna considerazione. E neanche le più gentili delle parole.

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